19 Marzo Mar 2019 1333 19 marzo 2019

Il discusso articolo di Beppe Severgnini sul Revenge Porn

«Certe fotografie non si scattano: punto», ha scritto in un pezzo sul caso Sarti. Dove anziché condannare chi diffonde immagini private senza consenso, ha fatto intendere che chi sceglie di scattarle se la va a cercare.

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Beppe Severgnini Articolo Corriere Revenge Porn

È polemica sull'articolo firmato da Beppe Severgnini per il Corriere della Sera intitolato Caso Sarti, quelle immagini dentro il telefono che commenta la vicenda che ha colpito la deputata M5s, al centro di uno scandalo per delle immagini private diventate di dominio pubblico. Tanto si è parlato in questi giorni di Revenge Porn, anche perché finalmente in Senato è iniziato l'iter che ha come obiettivo una legge che lo punisca. Ma come se ne è parlato? Per molti, il giornalista del Corriere ne lo ha fatto in modo del tutto scorretto: Severgnini nel pezzo ha premesso che la vicenda dell'onorevole Giulia Sarti «appare orribile» e che le foto della pentastellata che hanno circolano tra i cellulari romani non le ha viste e non vuole vederle. Benissimo. Ma conclude in modo piuttosto maldestro: «Certe fotografie non si scattano: punto. Se qualcuno ce lo chiede è incosciente, ingenuo o malintenzionato. Una foto, un filmato condivisi dentro una coppia sono già su due smartphone, due spazi cloud e chissà quanti server. Non è necessaria la malizia, e neppure la volontà: bastano la distrazione, il caso o l’errore perché quelle immagini sfuggano e inizino un percorso che può portarle dovunque». Insomma, una chiara sentenza: il problema non è chi quelle foto le diffonde e il vuoto legislativo sul tema, ma chi queste foto le scatta. Ma la morale non andrebbe fatta a chi diffonde contenuti tanto privati senza il consenso dell'altro, e non a chi sceglie di vivere la sessualità a modo proprio?

LA RESPONSABILITÀ È SEMPRE DELLE VITTIME?

«Sono profondamente delusa dal Suo pezzo», «Quando suggerirà di coprire le gambe del tavolo, che possono turbare?», «Cosa c'è di male a scambiare momenti di intimità con il proprio amante? Dovremmo de-demonizzare questi comportamenti, e invece demonizzare chi condivide e ruba l'intimità ad una coppia», «Forse bisognerebbe insegnare che certe cose non si fanno: ad esempio, il revenge porn. Perché colpevolizzare le vittime non è una soluzione», sono alcuni dei tweet critici nei confronti del pezzo di Servergnini. Anche Selvaggia Lucarelli si è schierata contro la tesi semplicistica del pezzo: «Quindi secondo Beppe Severgnini il problema non è un fidanzato o uno sconosciuto che diffondono le tue foto private. Il problema sei tu o è Giulia Sarti che si fa quelle foto. Un bel modo per appioppare la responsabilità alle vittime, complimenti». E sì, quello che dice Severgnini, forse inconsapevolmente, ma lo dice, è proprio questo: siamo noi che anche in queste circostanze ce la andiamo a cercare. Come al solito. Come quando mettiamo una maglia scollata e ci molestano.

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