17 Marzo Mar 2019 0700 17 marzo 2019

Tav ma non solo: le madamin si raccontano

L'impegno a favore dell'alta velocità Torino-Lione, ma anche la vita professionale e l'importanza di essere donne: l'intervista con Simonetta, Roberta, Patrizia, Giovanna e Adele.

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Madamin Sì Tav Toirno

Sono donne che lavorano le madamin Sì Tav. Le signore che hanno fondato il comitato Sì, Torino va avanti per sostenere le grandi infrastrutture, prima fra tutte la linea ferroviaria ad alta velocità, arrivano da vari punti della città con grandi borse eleganti. «Di solito uso lo zaino, ma oggi volevo tirarmela un po’», dice Giovanna Giordano. Da quando lei, Simonetta Carbone, Roberta Castellina, Patrizia Ghiazza e Adele Olivero hanno deciso di impegnarsi per la propria città in prima persona, ai rispettivi lavori di ufficio stampa, architetto, cacciatrice di teste, informatica e avvocato aggiungono l'organizzazione di flashmob e manifestazioni in piazza. La prima aveva portato il 10 novembre in piazza Castello 30 mila persone, numeri replicati il 12 gennaio. E mentre la Torino-Lione continua a far discutere il governo, loro tirano dritto con gli appuntamenti: il primo è domenica 17 marzo in piazza San Carlo per distribuire le bandiere europee da esporre ai balconi. La chiamata generale in piazza Castello, invece, è stata rimandata al 6 aprile. Per LetteraDonna hanno incastrato gli impegni di tutte e il risultato è un’intervista a cinque voci.

NESSUNA DISCRIMINAZIONE SUL LAVORO, «MA PERCHÉ ERAVAMO BRAVISSIME»

Professioniste affermate e ora leader della cittadinanza attiva, le signore torinesi diventate famose come le madamin arancioni, si sono date appuntamento in Galleria San Federico. I primi saluti sono per complimentarsi dei rispettivi abbigliamenti: «Un momento frivolo ogni tanto ci vuole», esclama Giordano. Informatica, si muove in un mondo che sta tornando a essere prevalentemente maschile: «Sono abituata a essere l’unica donna seduta a un tavolo con trenta uomini e non mi è mai importato», afferma. Tutte sono concordi nel dire che non hanno mai subito discriminazioni sul lavoro, «ma perché eravamo bravissime. Se fossimo state da 6,5 probabilmente sarebbe successo, ma siccome eravamo da 10+ nessuno ci poteva dire niente», sostiene Giordano. Un punto su cui anche tutte le altre sembrano concordare: «È 40 anni che lavoro di avvocato e quando ho iniziato le donne avvocato – avvocata è una parola che proprio non mi piace – erano molte meno», racconta Olivero, «ma c'è stata un'evoluzione. Ora sono in prevalenza e non si sente la differenza».

La madamin Roberta Castellina. Il 9 marzo era in piazza Carignano per il flashmob a sostegno della Torino-Lione.

Diversa appare la situazione nel mondo dell'architettura: «Nella mia professione (di architetto, nda) invece la differenza si sente, soprattutto quando hai a che fare con le maestranze: se non dimostri una capacità tecnica e una preparazione d’alto livello non ti ascoltano», spiega Roberta Castellina. Che aggiunge: «Il rispetto non è mai mancato, ma non è stato un percorso facile. Quando andavo in cantiere non potevo dimenticarmi qualcosa perché a me, in quanto donna, non sarebbe stato perdonato nulla. E purtroppo è ancora così». E anche Giordano ammette: «Vedo le ragazze che si occupano della parte di assistenza, loro hanno dovuto conquistarsi il rispetto dei clienti. Una di loro per farlo apriva le scatole delle piastre col cacciavite».

«LA TAV È SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG»

Impegnate in ambiti diversi, per loro l'occasione di incontrarsi è stata il consiglio comunale del 29 ottobre 2018, dove era stata presentata la mozione per dichiarare Torino 'città No Tav'. «Mozione promossa dalla sindaca che peraltro non era presente e dall’azione nulla, ma con un significato ideologico importante», puntualizza Giordano, che racconta «Adele (Olivero, nda) e io ci eravamo date appuntamento perché condividiamo la passione civile e volevamo vedere cosa stesse succedendo». Alcune sono già amiche fra loro, tramite una si conosce un'altra, e alla fine in sette decidono di fondare il comitato Sì, Torino va avanti. «Quella mozione era l’ennesimo 'no' a una città che se n’è sentiti dire tanti negli ultimi due anni», dice Roberta Castellina per spiegare l'attuale interesse per un progetto, il completamento della linea Torino-Lione, di cui si discute da quasi 30 anni. «Nessuno si era preoccupato prima perché era una legge e a parte le scaramucce dei No Tav sembrava sicuro che si sarebbe andato avanti». «La decisione del Comune di Torino di dirsi No Tav è stata la punta di un iceberg di una serie di 'no'», ribadisce Olivero, e fra gli esempi citati c'è quello della candidatura alle Olimpiadi invernali 2026, prima annunciata e poi ritirata dalla sindaca Chiara Appendino.

IN PIAZZA CON LORO LEGA, PD E FORZA ITALIA

Con Appendino le posizioni sono su fronti opposti. La prima cittadina, esponente del Movimento 5 stelle, è sempre stata apertamente contraria alla Tav, ma «noi non abbiamo un problema con la sindaca perché, come diceva Giovanna (Giordano, nda) noi siamo un comitato che nasce sul 'sì'», sostiene Patrizia Ghiazza, che aggiunge: «La nostra è la voce di più di 36 mila persone che desiderano una serie di cose per la città di Torino. Il primo punto è la Tav, ma poi ce ne sono molto altri. La sindaca porta avanti il suo percorso, com'è giusto, e noi il nostro». Nessuna critica esplicita alla linea grillina - «però mi raccomando, noi siamo un comitato e non un movimento» puntualizzano -, perché un aspetto fondamentale del comitato è l'essere apartitico. E a sostenerlo ci sono sia Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, sia Sergio Chiamparino, esponente del Partito Democratico. «I nostri temi sono trasversali ai partiti, l’infrastruttura non è di destra o di sinistra», afferma Giordano. Tutte unanimi anche su Chiamparino: «Per noi è un’istituzione in quanto presidente della Regione». «Ma il 12 gennaio in piazza c’erano anche Giovanni Toti (governatore leghista della Liguria, nda) e Mariastella Gelmini (deputata di Forza Italia ed ex ministro dell'Istruzione, nda)», ribatte Olivero.

«IN VALSUSA CHI È 'SÌ TAV' SPESSO VIVE NELLA PAURA»

Le madamin sono andate tutte a vedere il cantiere in Val Susa: «Ci siamo messe il caschetto!», ride Giordano. «Io due volte», afferma Castellina, che dice di non comprendere le ragioni ambientaliste dei No Tav: «Loro fanno una battaglia a stretto termine perché si preoccupano soprattutto del cantiere, ma quelle sono movimentazioni normali e non tossiche». E conclude Castellina: «Una grande opera ha tempi dilatati e ci sono dei disagi, ma temporanei. E i lavori sono sottoposti a controlli tali che non c’è pericolo per nessuno, in primis per i lavoratori». Alla manifestazione del 12 gennaio organizzata dalle signore in arancione c'erano anche gli abitanti della Val Susa favorevoli alla Tav. «Demonizzati», secondo le madamin. «Abbiamo raccolto le loro testimonianze e chi vive a Chiomonte vicino al cantiere non può esternare più di tanto la sua posizione», sostiene Olivero, mentre Ghiazza rilancia: «I valsusini non sono tutti No Tav anche perché per loro significa sviluppo. Ma chi è a favore ora vive blindato perché ha paura».

I DIBATTITI CON I NO TAV

«Ci siamo accorte che in 30 anni i No Tav avevano fatto una grande campagna di comunicazione, mentre chi come noi era favorevole all’opera è rimasto silenzioso. Era talmente scontato», sostiene Giordano. Con i No Tav si confrontano nei dibattiti organizzati nelle scuole: «Di solito andiamo due favorevoli e due contrari all'opera proprio per dare agli studenti un quadro completo. E sono incontri molto civili perché la cosa importante è trasmettere agli studenti prima di tutto un modo di dialogare», continua Giordano. Ma chi la pensa diversamente non è riuscito a farle dubitare delle loro posizioni: «Assolutamente no. Così come noi non abbiamo fatto cambiare idea a loro!», esclamano in coro.

Una delle sostenitrici del comitato 'Sì, Torino va avanti' di cui l'arancione è il simbolo.

«LA MINI TAV? È COME PARLARE DI MINI ITALIA»

Le madamin sono concordi anche sull'opporsi alla Mini Tav. «Ci ricorda l’Italia in miniatura, sa quella di vicino Bergamo? Mini Tav, mini Piemonte. Parliamo d’altro per favore», dice Ghiazza. «Questo è forse l’unico caso in cui diciamo 'No' a un’iniziativa», ribadisce Castellina. Ed è negativo anche il parere sulle manifestazioni di interesse per i bandi pubblici pubblicate da Telt, la società al 50% francese e al 50% italiana incaricata di gestire la costruzione dell'opera. «Solo un modo per ritardare ulteriormente l’opera e non era il caso di perdere altro tempo», afferma Castellina. Mentre è Ghiazza stessa a liquidare in fretta l'accenno alla registrazione del logo. Una decisione che non era stata approvata dalle altre madamin che escludono anche in maniera categorica ogni eventualità di partecipazione alle elezioni europee di maggio. «Non è mai stata considerata. Noi lavoriamo e ci manteniamo e il vero tema è che questa cittadinanza attiva è tutta volontariato», sottolinea Ghiazza.

«GLI UOMINI SI CHIEDONO COSA SI POTREBBE FARE, LE DONNE LO FANNO»

Per alcune, riunioni e comitati erano abituali, per altre invece sono una novità assoluta. «Giovanna e io», dice Ghiazza, «facevamo vita associativa, non di partito, ma in ambito industriale. Tu (Adele Olivero, nda) non facevi gli scout?». «Bè sì ma quando avevo 12 anni. Dopo non ho più fatto nulla», risponde Olivero. Per due di loro, Cinzano e Dri, conciliare l'impegno cittadino con il lavoro era troppo e hanno deciso di lasciare il comitato. Come si fa quindi a mantenere lavoro e passione civile? «Ci organizziamo e lavoriamo un po’ di più. Le 10 ore quotidiane diventano 14/15, sabati e domenica compresi. Ma quando devi fare qualcosa in cui credi il tempo si trova», afferma Ghiazza, e tutte confermano. «Io per fortuna ho i figli grandi e almeno di loro non devo occuparmi più», sorride Giordano, che insieme a Olivero si occuopa di gestire la pagina Facebook. Dicono che sia un caso che siano tutte donne. Poi ci ripensano e forse no. Si sono prese loro quest'impegno perché «di solito gli uomini chiedono cosa si potrebbe fare, le donne lo fanno», afferma Giordano. «Ha presente quando aprono il frigo dicendo "Che cosa si fa per cena?" e noi abbiamo già preparato? Ecco è così». Accelerano le frasi, altri impegni chiamano. Chi di loro doveva pranzare ormai punta direttamente al caffé. E se la Tav venisse definitivamente sbloccata? «Scenderemmo in piazza per fare una festa bellissima e poi andremmo avanti sugli altri punti. Sono tanti i temi della città su cui vogliamo lavorare».

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