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15 Marzo Mar 2019 1900 15 marzo 2019

In Serbia le donne difendono un sindaco accusato di molestie

La segretaria Marija Lukić ha denunciato il capo Milutin Jeličić. Ha avuto coraggio ed è stata licenziata. Nella sua città la solidarietà femminile non è di casa. 

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Molestie Serbia Marija Lukić Milutin Jeličić

Donne che manifestano a favore di un sindaco, sotto accusa per numerosi casi di molestie sessuali. È successo a Brus, cittadina di 18 mila anime nel sud della Serbia, dove la solidarietà femminile non pare essere di casa. Come riferiscono i media, una cinquantina di donne si sono radunate davanti al Municipio per esprimere appoggio a Milutin Jelicic, che ha annunciato l'intenzione di dimettersi dall’incarico ricoperto negli ultimi 19 anni. Alla faccia della solidarietà femminile, verrebbe da dire. Visto che al peggio non c’è limite, c’è un altro ‘dettaglio’ che è bene mettere in risalto: secondo alcuni organi di stampa, la protesta non sarebbe nata spontaneamente, in quanto le manifestanti sarebbero state indotte a sostenere il sindaco dimissionario dai loro datori di lavoro, con la minaccia di licenziamento.

15 MILA MESSAGGI OSCENI INVIATI ALL'EX SEGRETARIA

Abusi e ricatti: non manca niente in questo pasticcio serbo ambientato a Brus, città assurta all’onore (o meglio al disonore) delle cronache a marzo del 2018, quando Marija Lukić, ex segretaria di Jeličić, ha deciso di parlare pubblicamente delle molestie sessuali subite dal suo capo per due anni: come ha spiegato Lukić, l’uomo ha cercato più volte di baciarla e toccarla contro la sua volontà, le ha chiesto un rapporto sessuale in cambio di un avanzamento di carriera e le ha inviato 15 mila sms dal contenuto volgare. Dopo la denuncia, altre sei donne, che avevano avuto a che fare con Jeličić, hanno deciso di parlare, portando alla luce episodi analoghi. Anche se Jutka (questo il soprannome del sindaco) è stato denunciato per molestie sessuali da sette donne, la procura ha sollevato l’accusa contro di lui solo sulla base delle prove fornite da Marija Lukić.

LE PROVE DELLE MOLESTIE PUBBLICATE SU FACEBOOK

In un Paese fortemente patriarcale come la Serbia, all’inizio le richieste di aiuto di Marija Lukić, rivolte a vari membri dell’amministrazione di Brus, erano rimaste inascoltate. A smuovere le coscienze, se così si può dire, è stato Facebook: la donna ha infatti pubblicato sul suo profilo i messaggi volgari ricevuti, per poi consegnare alla procura le prove di molestie e ricatti subiti da Jeličić che, proprio il giorno prima della denuncia, le ha detto che sarebbe stato tutto inutile, in quanto a proteggerlo c’era il presidente della Serbia Aleksandar Vučić: come volevasi dimostrare, Marija è stata licenziata immediatamente. Come riportato dai media locali, alcuni uomini vicini a Jutka hanno in seguito minacciato apertamente Marija e la sua famiglia, mentre l’amministrazione comunale di Brus ha addirittura ordinato la demolizione di un locale di proprietà del marito.

LE DUE FAZIONI CHE SI SCONTRANO SUI SOCIAL

La vicenda, diventata di dominio nazionale, si è poi spostata sui social network, con due fazioni opposte. Da una parte, i cittadini che hanno difeso la donna, lanciando l’hashtag #PravdaZaMarijuLukić (Giustizia per Marija Lukić), dall’altra i sostenitori di Jeličić, che continuano a scrivere minacce sulla pagina Facebook ‘Pravda za Jutku’ (Giustizia per Jutka). Nel frattempo, il processo innescato dalla denuncia è stato più volte rinviato, fino a febbraio del 2019. La percezione è che effettivamente il sindaco di Brus goda di protezione dall’alto: il giudice ha vietato ai giornalisti di assistere alle udienze ed è stata anche respinta la richiesta di Marija Lukić di spostare il processo altrove. Di sicuro c'è che le dimissioni annunciate da Jutka non sono ancora pervenute al protocollo del Comune, e che il presidente serbo Vučić condanna sì la violenza sulle donne, predicando però calma in riferimento a una «questione complicata».

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