12 Marzo Mar 2019 1417 12 marzo 2019

L'attivista iraniana Nasrin Sotoudeh condannata a 33 anni di carcere

E a 148 frustate, dopo due processi gravemente iniqui relativi alla sua attività di avvocata dei diritti umani e delle donne. La sua colpa più grande è aver sfidato l'obbligo del velo. Amnesty insorge.

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Nasrin Sotoudeh News Attivista Iran

Quei cinque anni che doveva scontare ingiustamente da giugno 2018 si sono moltiplicati di oltre sei volte: la nota avvocata e attivista iraniana per i diritti delle donne Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate, dopo due processi gravemente iniqui relativi alla sua attività. La notizia della condanna è stata riportata su Facebook dal marito Reza Khandan e ripresa sul sito e sui canali social di Amnesty International, da mesi a fianco della sua battaglia per ottenere giustizia.

DA SETTE ANNI DI CARCERE A 33

L'agenzia di stampa iraniana Isna aveva riportato la notizia di una condanna totale a sette anni di carcere (cinque anni per cospirazione contro il regime e a due anni per aver insultato la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei) per le accuse di aver organizzato manifestazioni contro la sicurezza nazionale e di aver insultato la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. Ma l'avvocata iraniana, in una breve conversazione con il marito, ha smentito l'entità delle due condanne, spiegandogli di essere stata invece condannata a 38 anni. Le accuse contro di lei, 55 anni, vincitrice del Premio Sakharov per la libertà di pensiero, sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte.

LE PROTESTE CONTRO L'OBBLIGO DEL VELO

Le più recenti accuse contro Nasrin, ricorda Amnesty International, si fondano sul suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, incluso il suo lavoro in difesa delle donne perseguitate nel 2018 per aver protestato pacificamente contro l’obbligo abusivo, degradante e discriminatorio di dover indossare il velo in Iran. Le autorità hanno elencato sette capi di accusa contro di lei, quattro dei quali erano basati sulla sua opposizione all’obbligo del velo: «incitamento alla corruzione e alla prostituzione»; «impegnarsi apertamente in atti peccaminosi… apparire in pubblico senza un hijab»; «irrompere l’ordine pubblico»; e «disturbare l’opinione pubblica». Le altre tre accuse contro l'avvocata, tutte basate sulle due attività pacifiche, sono: «Formazione di un gruppo con lo scopo di interrompere la sicurezza nazionale», «diffusione di propaganda contro il sistema» e «raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale».

IL CARCERE DA GIUGNO E LO SCIOPERO DELLA FAME

Già in carcere da giugno 2018 per scontare un'altra condanna a cinque anni di reclusione per insulti alla Guida suprema, propaganda contro il sistema di governo e spionaggio, l'attivista 55enne aveva ricevuto le nuove accuse dopo aver difeso diverse donne che si erano tolte il velo per strada per protestare contro l'obbligo di indossarlo. La condanna è stata emessa in assenza dell'imputata perché si è rifiutata di essere in aula dopo che non le è stato consentito di scegliersi un legale al di fuori di quelli indicati dai giudici. In precedenza, Sotudeh era già stata detenuta dal 2010 al 2013. Nell’agosto 2018 ha scritto una lettera dal carcere per annunciare l’inizio del suo primo sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione arbitraria e contro le pressioni giudiziarie a cui sono soggetti i suoi amici e la sua famiglia. Lo sciopero era indirizzato in particolare all’arresto del suo amico e difensore dei diritti umani Farhad Meysami. A novembre Nasrin ha iniziato un nuovo sciopero della fame per protestare contro la continuativa detenzione di Farhad Meysami e per l’arresto di suo marito, Reza Khandan, avvenuto il 4 settembre 2018. Entrambi sono stati condannati per «propaganda contro il sistema» e «raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale» e condannati ad un totale di sei anni di carcere in relazione al loro sostegno della campagna contro l’obbligo di indossare il velo (hijab). Secondo Amnesty international, che denuncia la «sentenza sconvolgente e vergognosa avvenuta dopo l'ennesimo processo irregolare», l'ultima condanna inglitta all'attivista iraniana (33 anni e 148 frustate) è la pena più severa comminata ad un difensore dei diritti umani in Iran negli anni più recenti.

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