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Diritti

8 Marzo Mar 2019 1955 08 marzo 2019

La nazionale femminile di calcio USA ha fatto causa alla federazione

Le campionesse statunitensi hanno agito legalmente per rivendicare il loro diritto all'uguaglianza. L'accusa è discriminazione di genere. Che va ben oltre il gender pay gap. 

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La nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti ha fatto causa alla propria federazione, la United States Soccer Federation, con l’accusa di discriminazione di genere. A pochi mesi dal campionato mondiale di giugno, la squadra ha deciso di rompere il silenzio, denunciando pubblicamente la disparità sessuale del mondo calcistico. La questione non riguarda solo le differenze nelle buste paga, ma anche altri aspetti della vita sportiva delle atlete, dai campi in cui giocano ai trattamenti sanitari.

LE ACCUSE DELLA NAZIONALE FEMMINILE

L'azione legale, presentata presso una corte distrettuale di Los Angeles, parla di «discriminazione di genere istituzionalizzata». L'accusa, come detto, comprende infatti vari punti, che vanno oltre alla differenza di salario: la frequenza con cui giocano le partite, il modo in cui vengono allenate, il trattamento sanitario e medico, inferiore rispetto a quello a cui hanno diritto gli uomini e addirittura peggiori condizioni di viaggio durante le trasferte. Tutto questo nonostante la squadra femminile sia ben più popolare di quella maschile, con l’attaccante Alex Morgan che è una delle atlete più apprezzate e tifate dal pubblico.

UNA POLEMICA INIZIATA NEL 2016

Problemi di questo genere non sono nuovi per la nazionale femminile. Il 31 marzo del 2016 le top player della squadra Megan Rapinoe, Carli Lloyd, Hope Solo, Alex Morgan e Becky Sauerbrunn avevano già avanzato accuse contro la United Soccer Federation procedendo tramite un’azione legale mirata a chiedere retribuzioni più eque. Una battaglia insomma che le giocatrici affrontano già da tempo con l’intento di rivendicare il diritto all’uguaglianza di genere nel mondo dello sport.

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