5 Marzo Mar 2019 1135 05 marzo 2019

Cos'ha detto il giudice che ha dimezzato la pena per una «tempesta emotiva»

 «Nessun rischio di tornare al delitto d'onore: la gelosia è stata un'aggravante, non un'attenuante», ha spiegato Gabriele Colonna, parlando di «infelici esperienze» di vita del femminicida.

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Una sentenza che ha indignato l'Italia intera e che ha scatenato la rabbia di tutti, donne ma anche uomini, quella che ha quasi dimezzato da 30 a 16 anni la pena per Michele Castaldo, imputato per il femminicidio di Olga Matei, strangolata il 5 ottobre 2016 a Riccione. Dopo che la Procura generale di Bologna ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di assise di appello, anche il giudice in questione, travolto dalle polemiche negli ultimi giorni, ha parlato delle motivazioni che lo hanno portato a quella assurda sentenza: «Fu una tempesta emotiva». «Nessun rischio di tornare al delitto d'onore. La gelosia è stata in questo caso un'aggravante dei futili motivi, non un'attenuante». Il presidente della Corte d'Appello di Bologna, Gabriele Colonna, ha parlato con Radio 24 della sentenza per femminicidio: «Rientrava in quegli stati emotivi e passionali, che non escludono la punibilità», ha spiegato.

«ELIMINARE IL RITO ABBREVIATO? TEMPI TROPPO LUNGHI PER LA GIUSTIZIA»

Le attenuanti all'imputato sono state concesse soprattutto per «la sua confessione e la disponibilità a risarcire la figlia della vittima», ha aggiunto. Il presidente Colonna ha anche detto di «avere spesso impressione di giudizi assunti senza aver letto le sentenze. L'opinione pubblica è importante, ma un giudice deve decidere secondo coscienza e diritto. Non possiamo essere compulsati dall'opinione pubblica del momento. In questi ultimi tempi, alcuni casi di riduzione di pena hanno portato a reazioni scomposte». Il presidente della Corte d'Appello ha considerato poi «utile un dibattito sull'accesso al rito alternativo per reati di omicidio. È sintomatico che l'abbreviato sia usato soprattutto in casi di omicidi con prove schiaccianti, perché garantisce forte riduzione di pena», ha denunciato. «Ma eliminare l'abbreviato porterebbe ad un aggravio ulteriore sui tempi della Giustizia», ha aggiunto. Il timore de giudice è per il «prossimo appello che coinvolgesse situazioni di questo genere: potrebbe risentire di questo dibattito acceso e questo non fa bene a nessuno», ha avvertito.

«RESPONISABILITÀ CONDIZIONATA DA INFELICI ESPERIENZE DI VITA»

«La misura della responsabilità (sotto il profilo del dolo) era comunque condizionata dalle infelici esperienze di vita, affettiva, pregressa dell'imputato, che in passato avevano comportato anche la necessità di cure psichiatriche, che avevano amplificato il suo timore di abbandono», ha spiegato Giuseppe Colonna, chiarendo i motivi per cui la Corte di assise di appello ha deciso di concedere le attenuanti generiche a Castaldo. «Questo è il dato rilevante al di là della frase, che è comunque tratta testualmente dal perito: 'soverchiante tempesta emotiva e passionale'».

LA MOBILITAZIONE DAVANTI ALLA CORTE D'APPELLO DI BOLOGNA

Intanto è stato organizzato un presidio davanti alla Corte di appello per dire «Basta con raptus e tempeste emotive» per la mattina del 5 marzo in piazza dei tribunali dalla Rete delle Donne di Bologna, per manifestare contro la sentenza. La manifestazione è promossa da varie associazioni, tra cui Arci, Centro delle Donne di Bologna, Casa delle Donne per non subire violenza, Arcigay il Cassero, Towanda Dem, Udi. «Sosteniamo la Procura generale che farà ricorso in Cassazione», spiega un volantino, «e continueremo a mobilitarci fino a quando la Cassazione stessa non cambi il suo indirizzo del 2016 per cui «gli stati emotivi e passionali possono rilevare ai fini dell'applicazione delle circostanze attenuanti generiche».

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