5 Marzo Mar 2019 1251 05 marzo 2019

La procura di Brescia indaga sui familiari di Sana Cheema

Il padre, lo zio e uno dei fratelli della 24enne sono accusati di omicidio. Mentre a febbraio i giudici pakistani li avevano assolti tutti per mancanza di prove.

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L'obiettivo è quello di scrivere un finale diverso rispetto a quello stabilito dai giudici pakistani, per rendere giustizia a una ragazza innocente uccisa. Per questo motivo il procuratore generale di Brescia Pierluigi Maria Dell'Osso ha avocato a sé l'inchiesta sulla morte di Sana Cheema, la 24enne italo pakistana, cresciuta a Brescia e morta in patria ad aprile 2018 dopo aver rifiutato le nozze combinate. Sana, ha stabilito l'autopsia eseguita in Pakistan dopo che il corpo, seppellito in tutta fretta, venne riesumato, è stata sgozzata a morte.

PADRE, ZIO E FRATELLO INDAGATI

La procura ordinaria di Brescia aveva aperto un fascicolo senza ipotesi di reato e contro ignoti, ma ora il quadro cambia: nel registro degli indagati il procuratore generale ha iscritto il padre, lo zio e il fratello della 24enne. Gli stessi principali imputati che erano finiti a processo davanti al Tribunale di Gujarat, che a febbraio li ha assolti per mancanza di prove. E come loro sono stati scagionati altri otto parenti di Sana, tra cui la madre. Gli inquirenti hanno intenzione di ascoltare gli amici bresciani della giovane, che viveva nel quartiere Fiumicello, dove aveva aperto anche un'agenzia per pratiche automobilistiche. Sarà sentito anche il ragazzo, anche lui italiano di seconda generazione, che aveva una relazione con Sana, che per lui aveva detto no al matrimonio che la famiglia aveva pensato per lei.

I giornali di oggi dedicano molto spazio all’iniziativa della Procura di Brescia dopo la sentenza farsa del tribunale...

Geplaatst door Viviana Beccalossi op Dinsdag 5 maart 2019

«IL CORAGGIO DELLA PROCURA DI BRESCIA CHE CERCA GIUSTIZIA»

«Ogni donna in Italia deve avere giustizia. Quello del pg di Brescia è un segnale forte», ha commentato l'assessore alla sicurezza di Regione Lombardia Riccardo De Corato. «La vicenda di Sana», aggiunge, «apre ancora gli occhi su come viene trattata la donna in alcuni contesti del mondo islamico e come si tentò di giustificare e tollerare questo episodio». Si è detta soddisfatta anche Viviana Beccalossi, consigliera regionale bresciana: «Una notizia positiva. Dopo la sentenza farsa che in Pakistan ha scagionato tutti gli accusati per il barbaro omicidio della povera Sana Cheema, va sottolineato il coraggio della Procura generale di Brescia per cercare di dare giustizia alla memoria di una ragazza la cui unica colpa era di voler vivere una vita da occidentale. Sappiamo bene che sarà difficile ottenere risultati concreti», prosegue Beccalossi, «avendo a che fare con un Paese dove il rifiuto di un matrimonio combinato causa episodi come quello di Sana e dove è stata tollerata una gestione del caso assolutamente inadeguata. Ma il l'iniziativa del procuratore Dell'Osso è comunque il segnale che non vuole lasciare niente di intentato per ottenere giustizia».

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