5 Marzo Mar 2019 0800 05 marzo 2019

Flying High, la mostra che celebra l'Art Brut al femminile

A Vienna, fino al 23 giugno 2019, la prima esposizione che raccoglie le opere delle donne del movimento. Personalità geniali il cui estro creativo nacque da disturbi mentali.

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Flying High Mostra Art Brut Vienna

Si chiama Flying High la prima mostra che celebra le opere di Art Brut al femminile. Ospitata nelle sale del Kunstforum Wien, nella capitale austriaca, l’esposizione raccoglie 316 lavori di 93 artiste provenienti da 21 diversi Paesi. Lo scopo è quello di rendere omaggio ad un movimento considerato a lungo marginale, restituendo visibilità alle donne che ne hanno fatto parte e ponendo al centro dell'attenzione la questione della parità di genere, a lungo dibattuta nel mondo dell’arte. Il percorso visivo si apre con i lavori degli psichiatri Walter Morgenthaler e Hans Prinzhorn che all’inizio del XX secolo sostennero il talento proveniente dalle istituzioni psichiatriche e furono autori di importanti testi sulla questione. Mentre la sezione maggiore è dedicata alla collezione di Jann Dubuffet creata tra il 1945 e il 1976.

JANN DUBUFFET, MADRE DELL’ART BRUT E LE ALTRE PROTAGONISTE

A coniare la definizione di questo filone artistico fu Jean Dubuffet che si servì del termine Art Brut per indicare una produzione creativa fuori dal circuito dell’arte ufficiale e legata piuttosto ad autori «outsider» senza una specifica formazione. Personalità spesso affette da disturbi mentali che creavano per dare forma alle loro emozioni e non per finalità estetiche. E le protagoniste della mostra sono tutte donne la cui creatività emerse da una malattia o da una disabilità, spesso cause di emarginazione. A testimoniare questa emancipazione di genere ci sono dinosauri volanti, piccoli spiriti femminili rappresentati senza mani e uomini dalla testa schiacciata. Le curatrici, Ingried Brugger e Hannah Rieger hanno scelto di non pubblicare le biografie delle autrici accanto alle loro rappresentazioni nel rispetto delle loro vite spesso tragiche e ridotte all' isolamento. La rassegna non guarda solo all’arte europea ma include anche esponenti internazionali della corrente come le americane Mary T. Smith e Judith Scott o la brasiliana Marilena Pelosi.

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