Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

5 Marzo Mar 2019 1748 05 marzo 2019

In Danimarca c'è una invisibile 'cultura dello stupro'

Ha uno dei più alti tassi d'Europa. Denunciare è estremamente difficile, per pregiudizi nel sistema giudiziario, mancanza di fiducia, paura di non essere credute. Lo rivela uno scioccante report di Amnesty International.

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Danimarca Stupro

Quasi tutti sanno che la Danimarca è il Paese più felice del mondo. Quasi nessuno invece sa che in questo Paese apparentemente idilliaco denunciare uno stupro sia estremamente difficile. A raccontarlo il nuovo report pubblicato da Amnesty International, che ha fatto luce sui pesanti pregiudizi che emergono nel momento in cui una donna sceglie di denunciare chi ha commesso un abuso nei suoi confronti. Il documento afferma che nel 2017, di tutte le donne stuprate in Danimarca - o che hanno subito un tentato stupro - che potrebbero essere da 5.100 a 24 mila, sono 890 di loro si sono rivolte alla polizia. Di 535 denunce, le condanne emesse sono state soltanto 94. Perché dei numeri tanto bassi? Il rapporto ha spiegato che alla base delle motivazioni ci sono pregiudizi profondamente radicati nel sistema giudiziario, la mancanza di fiducia, la paura di non essere credute e il senso di auto-colpevolizzazione. E quello che colpisce è sapere che la Danimarca ha uno dei più alti tassi di stupro di tutta Europa. E le pochissime denunce si traducono, inevitabilmente, nell'«impunità endemica per gli stupratori», spiega Amnesty nel rapporto Dateci rispetto e giustizia! Come superare gli ostacoli alla giustizia per le sopravvissute allo stupro in Danimarca.

LE TESTIMONIANZE

«Nonostante l’immagine della Danimarca come Paese dell’uguaglianza di genere, per le donne la realtà è profondamente differente, dati gli scioccanti elevati livelli di violenza sessuale e la vigenza di leggi antiquate sullo stupro che non rispettano gli standard internazionali», ha dichiarato il segretario generale di Amnesty Kumi Naidoo. E le testimonianze citate nel rapporto - basato sulle interviste a 18 donne dai 15 anni in sui che hanno vissuto il dramma di uno stupro - lo dimostrano. Tra atteggiamenti intimidatori e domande dettagliatissime. Kristine per esempio, fa la giornalista e ha 39 anni. Ha avuto il coraggio di sporgere denuncia per ben quattro volte, ma alla seconda è stata messa in una cella di una stazione di polizia e minacciata di finire in carcere se avesse mentito alla polizia. La donna ha raccontato ad Amnesty di aver provato «ulteriore paura, vergogna e umiliazione. Se avessi avuto 20 anni, non sarei andata oltre il primo tentativo». Un'altra donna ha parlato del clima di intimidazione che ha respirato: «Ero solo una 21enne, di fronte a me c’erano due uomini che mi guardavano e mi chiedevano se fossi davvero sicura di sporgere denuncia. Ero solo una ragazza che ‘dichiarava di essere stata stuprata». E poi accade che in tribunale la situazione peggiore ulteriormente: «Quando ti fanno pressioni è come riprovare tutto una seconda volta. Alla fine ti senti peggio nei confronti di te stessa, pensi che sia stato un tuo errore, che sia stata tu ad aver fatto qualcosa di male». Da tutto questo è emerso che il comportamento degli agenti della polizia ostacola le vittime, ovvero è spesso «al di sotto tanto delle Linee guida nazionali sulla gestione dei casi di stupro, quanto degli standard internazionali».

LA QUESTIONE DEL CONSENSO

Ai sensi della Convenzione di Istanbul lo stupro e altri atti sessuali non consensuali devono essere classificati come «reati penali». Ma il punto è un altro: la legislazione danese non definisce lo stupro sulla base dell’assenza del consenso ma «sulla presenza di violenza fisica, di minacce o coercizione o sull’impossibilità per la vittima di opporre resistenza». Ricorda il rapporto di Amnesty che la presunzione, secondo la legge e la prassi, che una vittima abbia dato il consenso perché non aveva fatto resistenza fisica è profondamente problematica dato che «la paralisi involontaria» o il «raggelamento» sono riconosciuti dagli esperti come una risposta fisica e psicologica assai comune di fronte a un’aggressione sessuale. Per questo, «porre l’attenzione sulla resistenza e sulla violenza anziché sul consenso ha conseguenze non solo sulla denuncia di uno stupro ma anche sulla più ampia consapevolezza della violenza sessuale: in entrambi i casi si tratta di aspetti-chiave nella prevenzione dello stupro e nel contrasto all’impunità». Amnesty ha verificato che sulle leggi sullo stupro in vigore in 31 Stati europei, solo otto sono basate sul consenso. Si tratta di Belgio, Cipro, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Regno Unito e Svezia.

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