4 Marzo Mar 2019 0803 04 marzo 2019

A Jinwar è nato un villaggio di donne yazide fuggite all'Isis

Si trova nel Kurdistan siriano e ogni membro partecipa alle attività comuni come cucinare e occuparsi del terreno. Un posto per sentirsi libere dall'oppressione con un destino ancora incerto.

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La comunità yazida, popolazione curda con religione propria, dal 2014 sta vivendo un periodo di terrore a causa delle brutalità inflitte dallo Stato Islamico. Da quel momento iniziò una supremazia spietata da parte dell’Isis pronta a colpire tutta la popolazione. Gli uomini sono stati fucilati e lasciati in fosse comuni, mentre le donne vennero vendute come schiave, spesso costrette a subire abusi fisici e sessuali. La schiavitù e la liberalizzazione dello stupro (rivolto soprattutto alle bambine) hanno fatto del suicidio una pratica comune tra le prigioniere. Sembra infatti impossibile, in questo clima atroce, che a Jinwar, nel Kurdistan siriano, sia stata fondata una comunità femminile dove poter vivere lontano dal potere oppressivo. Il termine, nella loro lingua originaria, significa «il luogo delle donne». Il Guardian ha raccontato come si vive al suo interno.

JINWAR, LA COMUNITÀ DELLE DONNE PER RICOMINCIARE

La comunità, inaugurata nel novembre 2018, è stata creata dalle donne dell’amministrazione locale curda e ha offerto a molte la possibilità di ricominciare. Tra queste ci sono anche Berivan, una bambina che lì ha trovato la “pace” e la madre Darsin, rapite e portate via dalla loro terra d’origine, Sinjar, in Iraq. Ogni membro partecipa costruendo case, occupandosi del bestiame e dei terreni, cucinando e mangiando insieme. E insieme discutono anche delle ordinarie questioni interne, tra cui il cibo o la coltivazione, come ha riportato la giornalista del Guardian in visita. «Abbiamo costruito questo posto da sole, mattone dopo mattone», ha raccontato Barwa Darwish, una madre, il cui marito è stato ucciso, che si è spostata lì con i sette figli dopo che il suo villaggio è stato liberato dall’Isis.

LA RIVOLUZIONE FEMMINILE CONTRO L’ISIS

La comunità di Jinwar è nata dalla stessa ideologia democratica che ha mosso la creazione di Rojava, la regione autonoma governata dai curdi e sorta nel nord-est della Siria quando scoppiò la guerra civile nel 2011. Il ruolo delle donne fu fondamentale, tanto che per contrastare le atrocità dell’Isis avevano formato le proprie unità di combattenti. Ma nonostante molte abbiano reagito alle ingiustizie mettendosi in prima linea, altre, arrivate a Jinwar, ancora fuggivano da matrimoni combinati e violenze domestiche. Ma i progressi sono stati notevoli. Darsin, per esempio, quando arrivò nella comunità era muta a causa del trauma che aveva subito, ma vivendo lì riuscì con il tempo recuperare l'uso della parola. Uno dei volontari internazionali che operano a Jinwar ha dichiarato che «il viaggio è la migliore riabilitazione dalle cose che queste famiglie hanno subito».

LE INIZIATIVE E I PIANI PER IL FUTURO

Le idee da sviluppare sono ancora molte. Giardini da piantare e una biblioteca vuota in attesa di libri. La piscina alle spalle del centro educativo verrà riempita in estate. Tra altre iniziative promosse all’interno di Jinwar, le donne hanno votato per introdurre lezioni di guida e iniziare un’attività di cucito. Nei piani futuri ci sarebbe quello di una seconda comunità a Deir Ezzor, una provincia araba ancora molto colpita dall’Isis, anche se il destino di quello che è stato creato resta incerto. Quando le truppe statunitensi lasceranno l’area, potrebbe riaprirsi il combattimento. «Questo posto è un rifugio pacifico dalla guerra. Come possiamo portare qui le armi se dovessimo difenderci?», ha detto Nujin, augurandosi che questa possibilità possa non avverarsi.

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