4 Marzo Mar 2019 1637 04 marzo 2019

Il documentario sui presunti abusi sessuali di Micheal Jackson

Wade Robson e James Safechuck, che all'epoca avevano sette e dieci anni, sono protagonisti di Leaving Neverland. Accuse, le loro, che acquistano una nuova luce nell'era #MeToo.

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Michael Jackson Leaving Neverland

Era il re del pop, il performer migliore di sempre. Ma anche da morto, le ombre sulla vita di Micheal Jackson sono imponenti. A raccontarle, scatenando un dibattito annunciato, è il documentario Leaving Neverland (lungo ben 233 minuti) presentato il 25 gennaio al Sundance Film Festival e in onda il 3 e il 4 marzo sulla rete HBO. Diretto dal regista Dan Reed, getta luce sui presunti abusi sessuali che la popstar avrebbe perpretato su due bambini di sette e dieci anni, Wade Robson e James Safechuck, appunto a Neverland, il suo regno della perdizione. Accuse pesantissime, che non erano riuscite a scalfire il mito di Jackson in vita, ma potrebbero avere un riscontro più duro nell'era #MeToo.

NEVERLAND, UN'ESCA PER ATTIRARARE BAMBINI E GENITORI?

Gli eredi Jackson (madre, i tre figli e varie organizzazioni per l'infanzia) hanno dichiarato guerra facendo causa per danni da cento milioni di dollari. «C'è sempre stata questa ombra sulla figura di Michael», ha detto al New York Times Charles Koppelman, un ex consigliere finanziario del cantante: «Il documentario sarà visto da milioni e milioni di persone. Inevitabile l'effetto negativo sulla sua fortuna finanziaria». Nel film di Reed, promosso da Oprah Winfrey, parlano due uomini oggi adulti, Wade Robson e James Safechuck, che accusano Jackson di avere avuto ripetuti rapporti sessuali con loro quando avevano rispettivamente sette e dieci anni e lui era all'apice della sua carriera. La tesi del documentario è che Michael era un «uomo-bambino» per cui le lussuose suite di hotel, i jet privati, il ranch di Neverland non erano piaceri fine a se stessi, ma esche per attirare bambini e i loro genitori.

LE ACCUSE ACQUISTANO UNA NUOVA LUCE DOPO I CASI WEINSTEIN E COSBY

Le accuse di Leaving Neverland non sono certo nuove, ma acquistano nuova luce nell'era del #MeToo in cui potenti uomini dell'entertainment come Bill Cosby e Harvey Weinstein sono finiti o rischiano il carcere per atti sessuali non consenzienti. E intanto la famiglia Jackson ha ridotto del 70% il prezzo del ranch teatro degli abusi: 31 milioni di dollari dai 100 del 2015. Jackson morì sul lastrico il 25 gennaio 2009, la sua reputazione apparentemente distrutta per sempre, nonostante l'assoluzione, dall'ultimo processo del 2005, dopo il quale il cantante lasciò gli Usa per il Barhein. Rientrato negli Usa il cantante tentò il grande ritorno con una tournée. Morì ancor prima di cominciare per overdose di sonniferi forniti dal medico personale poi condannato per omicidio colposo.

MORÌ INDEBITATO, MA PER GLI EREDI GLI SHOW POSTUMI FURONO UNA FORTUNA

La morte di Jackson segnò la rinascita della fortuna: gli eredi conclusero quasi subito lucrosi accordi per film, nuovi album e show teatrali, uno dei quali con il Cirque du Soleil è fisso a Las Vegas dal 2013. C'è anche un musical in arrivo a Broadway nel 2020: Don't Stop 'Til You Get Enough, prodotto dagli eredi e Sony Pictures - copione della due volte premio Pulitzer Lynn Nottage e coreografie del luminare del balletto Christopher Wheeldon - potrebbe esser il primo vero test dell'impatto di Leaving Neverland.

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