Femminicidio

Femminicidio

2 Marzo Mar 2019 1259 02 marzo 2019 Aggiornato il 04 marzo 2019

Uccise la fidanzata in una «tempesta emotiva»: pena dimezzata

Stavano insieme da un mese, lui la strangolò perché geloso: ora la Corte di appello ha ridotto la condanna da 30 a 16 anni. Ma la Procura generale di Bologna ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro la sentenza.

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Michele Castaldo Olga Matei

Una «tempesta emotiva» determinata dalla gelosia può attenuare la responsabilità di chi uccide. Anche sulla base di questo ragionamento la Corte di appello di Bologna ha quasi dimezzato la pena a Michele Castaldo, 57 anni, omicida reo confesso di Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da un mese e che strangolò a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione (Rimini). In primo grado era stato condannato a 30 anni dal Gup di Rimini, per omicidio aggravato dai motivi abietti e futili. Davanti alla Corte di assise di appello di Bologna il pg Paolo Giovagnoli, nell'udienza del 16 novembre, aveva chiesto la conferma della sentenza. Ma i giudici, pur riconoscendo l'aggravante, hanno ridotto la pena a 16 anni, concedendo le attenuanti generiche. Il 4 marzo la Procura generale di Bologna ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro la sentenza: l'ufficio giudiziario guidato dal pg Ignazio De Francisci chiederà, apprende l'Ansa, alla Suprema Corte di valutare la correttezza dei principi espressi.

LA VALUTAZIONE POSITIVA DELLA CONFESSIONE

Nella sentenza in questione si spiega che la decisione deriva in primo luogo dalla valutazione positiva della confessione. Inoltre, si legge nell'atto, sebbene la gelosia provata dall'imputato fosse un sentimento «certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione», tuttavia essa determinò in lui, «a causa delle sue poco felici esperienze di vita» quella che il perito psichiatrico che lo analizzò definì una «soverchiante tempesta emotiva e passionale», che «si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio». Una condizione, questa, «idonea a influire sulla misura della responsabilità penale». E così la condanna (ergastolo, ridotto a 30 anni per il rito abbreviato) è passata a 16 anni (24 anni, ridotti di un terzo sempre per il rito) per un brutale omicidio che avvenne dopo una lite tra due persone che si frequentavano da poco.

«LEI DOVEVA ESSERE MIA E DI NESSUN ALTRO»

Olga, di fronte a un uomo che le manifestava insicurezza e paura di essere tradito, gli mostrò indifferenza e gli chiese di andarsene. «Ho perso la testa perché lei non voleva più stare con me. Le ho detto che lei doveva essere mia e di nessun altro. L'ho stretta al collo e l'ho strangolata», raccontò Castaldo. Una volta tornato a casa bevve del vino con farmaci, provando a uccidersi. «Cambia lavoro, l'ho uccisa e mi sto togliendo la vita, non indovini un c.», scrisse lui in un messaggio a una cartomante, che frequentava da un po' di tempo.

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