1 Marzo Mar 2019 2010 01 marzo 2019

Le donne sono le nuove vittime del nonnismo in caserma

Aumentano i casi di violenze e stalking tra la rappresentanza femminile delle forze armate. Spesso oggetto di abusi sessuali. Il procuratore De Paolis: «Va colmata una lacuna normativa».

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Nonnismo Militare Donne

Molestie, stalking e altri gravi episodi. Il nonnismo cambia forma e le nuove vittime sono le donne, che sempre più spesso subiscono, nelle caserme italiane, reati ancora invisibili perché manca una legge che li sanzioni in modo specifico. A lanciare l'allarme sono il procuratore generale militare, Marco De Paolis, e il presidente della Corte militare d'appello, Giuseppe Mazzi, in occasione dell'inaugurazione a Roma dell'anno giudiziario. Resta dunque irrisolta l'annosa questione della riforma dei codici penali militari, così come il problema - di tutt'altra natura - dell'impunità dei criminali di guerra condannati in Italia, ma che non hanno mai scontato un giorno di pena: dal gennaio del 2008 31 mandati di arresto europei emessi dai tribunali militari italiani nei confronti dei responsabili delle peggiori stragi naziste non sono stati eseguiti. E, ormai, i colpevoli sono quasi tutti morti. Per questo la capogruppo al Senato di Anna Maria Bernini (Forza Italia) ha annunciato di voler presentare una proposta di legge sul tema.

CODICE PENALE MILITARE STILATO PRIMA DELL'INGRESSO DELLE DONNE

Tra le questioni più urgenti, c'è sicuramente la necessità di introdurre «nuove norme attinenti ai fatti di violenza o di molestia sessuale» nelle caserme, visto che - spiega il presidente della Corte militare d'appello Mazzi - «l'attuale codice penale militare risale al 1941, epoca in cui la donna non prestava servizio nelle forze armate». A distanza di 78 anni tanto è cambiato nelle forze armate, dove - spiega il pg militare De Paolis - «gli atti di prevaricazione e di violenza che costituiscono il 'nonnismo' spesso si connettono e si associano con una finalità di carattere sessuale» nei confronti delle donne. Episodi nuovi per il diritto penale militare, che scopre una lacuna normativa. «In questi casi» - dice Mazzi - «non potendosi configurare l'ipotesi di violenza sessuale per mancanza della querela, la procedibilità è risultata condizionata all'esercizio o meno del potere di richiesta di procedimento da parte del comandante di Corpo, facendo così prevalere, allo stato attuale della normativa, l'offesa generica alla persona rispetto a quella della sfera sessuale».

LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA MILITARE TARDA AD ARRIVARE

Un altro tema è la riforma della giustizia militare, su cui è intervenuto anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che ha auspicato «che il percorso parlamentare relativo alla riforma della giurisdizione militare venga celermente calendarizzato». Tutto ciò a fronte di un lieve aumento dei reati militari, che segnano un +5% nel 2018 rispetto al 2017: si passa da 1641 reati a 1722. I più ricorrenti sono quelli contro il servizio e la disciplina.

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