Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

26 Febbraio Feb 2019 1239 26 febbraio 2019

Il decalogo che spiega come non parlare di violenza sulle donne

Amore malato, se l'è cercata, era un bravo ragazzo: promosso dall'Ordine dei Giornalisti. un elenco delle espressioni da bollino rosso per trattare in modo appropriato un tema delicatissimo.

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Le parole possono fare molto male. Ancor più se un linguaggio sbagliato e inopportuno viene utilizzato per descrivere la violenza contro le donne e quindi, in un certo senso, a legittimarla. Per aumentare la consapevolezza sul fenomeno, un vero allarme nel nostro Paese, e aiutare i professionisti dell'informazione a trovare sempre le parole giuste, è stato messo a punto un decalogo di stereotipi e luoghi comuni da non usare quando si racconta la violenza di genere.

«AMORE MALATO», «SE L'È CERCATA», «ERA UN BRAVO RAGAZZO»: ESPRESSIONI DA BANDIRE

Nato in occasione della tappa fiorentina del progetto Stop alla violenza di genere. Formare per fermare, promosso dal Gruppo Menarini e accreditato dall'Ordine dei Giornalisti della Toscana presso l'Ordine Nazionale, l'elenco delle parole da bollino rosso è uno strumento pratico per parlare di violenza sulle donne in modo appropriato. E riguarda sia i media che l'opinione pubblica. Nel decalogo contro gli stereotipi diventano da bollino rosso espressioni come amore malato, raptus, follia, lei lo tradiva, se l'è cercata, perchè lei non lo ha lasciato?, era un bravo ragazzo, un padre buono e così via. Poi le informazioni su come la vittima di violenza era vestita, i particolari raccapriccianti, l'indicazione sul tipo di ferite. Dettagli che siamo costretti a leggere sui giornali praticamente ogni giorno.

3100 DONNE UCCISE DAL 2000 A OGGI : 69 SOLO NEL 2018

In Italia nel 2018 sono state uccise 69 donne, 7 milioni quelle che non hanno perso la vita ma sono state picchiate, maltrattate o violentate. Dal 2000 a oggi si è consumata una strage con 3.100 vittime. «Le parole possono far seguire alla violenza fisica, che segna per sempre, una violenza psicologica che non si rimargina», ha osservato Alessandra Kustermann, direttore dell'Uoc del pronto soccorso Ostetrico-ginecologico e del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica del Policlinico di Milano. Che spiega: «Usare le parole giuste fa sì che l'opinione pubblica percepisca il fenomeno per come è davvero. Lo straniero solo raramente è l'aggressore, quando i media sottolineano l'etnia dell'aggressore, invece che la violenza inaccettabile che è stata subita dalla donna, spostano l'attenzione sulla diversità anziché sull'omogeneità dei comportamenti».

I DETTAGLI SCABROSI NON AGGIUNGONO NULLA ALLA CRONACA, MA SPOSTANO L'ATTENZIONE

«Il problema», sottolinea, «non è legato alla cultura del singolo autore di una cronaca, ma a una pericolosa concezione dei rapporti di forza tra uomini e donne: mariti e compagni sono nel 70% dei casi i responsabili della violenza. La violenza di genere ci riguarda ed è trasversale a tutte le culture, le classi sociali, le etnie e le religioni. È una forma di razzismo contro le donne che accomuna e non divide». Sull'argomento interviene anche Vittoria Doretti, direttore Uoc Promozione ed Etica della Salute e Responsabile della Rete Regionale Codice Rosa della Regione Toscana: «La lettura morbosa dei fatti finisce per minimizzare un reato gravissimo. I dettagli scabrosi che non aggiungono nulla alla cronaca, spostano l'attenzione dell'opinione pubblica sulla vittima, anziché sulla ferocia dell'aggressore, sottolinea. Soffermarsi su 'come era vestita la vittima' o descrivere in dettaglio le ferite è come sottoporre le donne a una seconda violenza».

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