26 Febbraio Feb 2019 1119 26 febbraio 2019

Mattarella ha dato la grazia a due uomini che uccisero le mogli

Erano anziani (88 e 89 anni), le loro consorti malate di Alzheimer e sofferenti. Ma non è un messaggio pericoloso in un Paese dove si registra un femminicidio ogni tre giorni?

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Femminicidio In Italia Presidente Mattarella Grazia

Due uomini che uccisero le proprie mogli e un altro che uccise il figlio non sconteranno nessuna pena. Lo ha deciso il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firmando a metà febbraio, ai sensi di quanto previsto dall'art. 87 comma 11 della Costituzione, tre Decreti di concessione della grazia in favore, rispettivamente, di Franco Antonio Dri, di Giancarlo Vergelli, e di Vitangelo Bini nati rispettivamente nel 1941, 1931 e 1930). Gli atti di clemenza individuale hanno riguardato il residuo della pena della reclusione ancora da espiare (circa tre anni e sei mesi per Dri, cinque anni e sei mesi per Vergelli e cinque anni e otto mesi per Bini). Nel valutare le domande di grazia, in ordine alle quali il ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria ha formulato avviso non ostativo, il presidente della Repubblica ha tenuto conto dell'età avanzata dei condannati e delle precarie condizioni di salute dei medesimi, dei pareri favorevoli espressi dalle autorità giudiziarie nonché delle eccezionali circostanze in cui sono maturati i delitti, evidenziate nelle sentenze di condanna. Si legge tutto in un comunicato del Quirinale. Quello che fa pensare è che in un Paese in cui una donna viene uccisa ogni tre giorni per mano maschile, far passare il messaggio che due autori di questi crimini siano stati graziati non migliorerà la percezione della gravità di questi atti. La 27esima ora ha ricordato che negli ultimi dieci anni i casi di donne che hanno ucciso i mariti malati sono cinque (ognuna di questa poi ha tentato il suicidio ma non tutte ci sono riuscite), mentre le ultra 70enni uccise in Italia negli ultimi dieci anni dai loro compagni di vita sono oltre 100. Dodici solo nel 2018 e già tre nel 2019.

I DUE ANZIANI CHE UCCISERO LE MOGLI MALATE DI ALZHEIMER

Giancarlo Vergelli, di 88 anni, era stato condannato in 22 febbraio 2016 dalla corte d'Appello di Firenze a sette anni e otto mesi per aver ucciso la moglie 88enne malata di Alzheimer. Omicidio avvenuto a Firenze, nella casa di borgo Pinti, il 22 marzo 2014. Vergelli strangolò la moglie con una sciarpa e rimase accanto al cadavere circa un'ora, poi andò a costituirsi dalla polizia dicendo agli agenti «Non ce la faccio più» e spiegando di non reggere a un repentino aggravamento della malattia della moglie. Storia analoga quella di Vitangelo Bini, 89 anni, che doveva scontare una condanna, confermata in Cassazione, a sei anni e sei mesi per l'omicidio della moglie, anche lei malata di Alzheimer e lui diceva di non volerla vedere più soffire. L'omicidio risale all'1 dicembre 2007. Bini, per 35 anni vigile urbano a Firenze, fino a quel tempo aveva assistito in casa la moglie Mara Tani malata da 12 anni. Ma poi diventò necessario ricoverarla in una struttura sanitaria, a Prato. L'uomo, quando apprese del peggioramento delle condizioni della moglie e della sua ulteriore sofferenza nell'ospedale, prese una pistola dalla sua collezione di armi e la raggiunse nel reparto di degenza uccidendola con tre colpi.

L'UOMO CHE SPARÒ AL FIGLIO TOSSICODIPENDENTE

La grazia di Mattarella ha messo fine anche alla vicenda giudiziaria di Franco Drì, iniziata nel 2015 quando l'uomo sparò al figlio Federico, di 47 anni, tossicodipendente, al culmine dell'ennesima lite, un colpo di pistola al petto, uccidendolo. I fatti si erano svolti a Fiume Veneto (Pordenone). L'anziano, non in perfetto stato di salute, era stato condannato in Appello a una pena di oltre sei anni, che ha già in parte scontato. I cittadini di Fiume Veneto avevano avviato una petizione per sostenere la richiesta di grazia al Presidente, raccogliendo oltre mille firme. Anche la moglie e l'altro figlio di Drì avevano chiesto in una lettera che fosse concessa la grazia.

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