18 Febbraio Feb 2019 1610 18 febbraio 2019

La storia della morte di Alessandra Madonna

Il suo ex, che l'avrebbe trascinata con l'auto in corsa, è stato condannato a quattro anni e otto mesi. Ma i genitori vogliono giustizia. E la procura ha fatto richiesta di Appello.

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Alessandra Madonna aveva 24 anni quando ha perso la vita a Mugnano, nel Napoletano. Tra i tanti punti oscuri della vicenda, alcune cose le sappiamo per certo: che è morta il 7 settembre 2017 dopo una lite con l'ex fidanzato, con cui aveva un rapporto tossico. Che ha lottato tra la vita e la morte per nove ore, e che il suo corpo aveva otto costole rotte e la testa fracassata. A pagare - in minima parte - per tutto questo il suo ex Giuseppe Varriale, 28 anni, condannato a quattro anni e otto mesi (pena che sconta ai domiciliari) per omicidio stradale: trascinò il corpo della ragazza per diversi metri mentre si trovava alla guida della sua auto. Una storia tragica e dolorosa soprattutto per i genitori di Alessandra, che sono convinti che quell'uomo volesse farle intenzionalmente del male, e sono rimasti indignati dopo la sentenza emessa il 27 novembre 2018: quando ha saputo che avrebbe scontato meno di cinque anni di pena, la madre di Alessandra ha minacciato il suicidio all'interno del palazzo di Giustizia di Napoli (aveva provato a togliersi la vita anche lo stesso giorno della morte di Alessandra). I genitori della ragazza chiedono ancora giustizia, e hanno raccontato a Nina Palmieri delle Iene quello che credono sia davvero successo alla loro unica figlia.

Avevano avuto una relazione burrascosa: in una tragica notte un incidente provocato dall’auto di lui la uccide. Cos’è successo davvero? Giovanna Nina Palmieri ripercorre i fatti 👇

Geplaatst door Le Iene op Zondag 17 februari 2019

NON SOLO UN RAPPORTO TRAVAGLIATO: LUI ERA VIOLENTO

Il servizio andato in onda domenica 17 febbraio ha fatto emergere, anche grazie alle testimonianze delle amiche della vittima, quanto tossico fosse il rapporto tra Alessandra e Giuseppe: un continuo lasciarsi e riprendersi, un litigare per qualsiasi cosa. Dinamiche che accadono in tante coppie, viene da pensare, fin quando il quadro si è fatto ben più grave: il padre di Alessandra ha raccontato che Giuseppe le aveva chiesto di allontanarsi da tutto per stare con lui, compresa la danza che amava tantissimo. Un'amica di lei ha ricordato di quando si presentò a casa sua con un occhio nero, e di quando il ragazzo le scrisse: «Ti auguro la morte più brutta che possa esistere». Una frase registrata nei messaggi vocali di WhatsApp che aveva sconvolto Alessandra. «Non è stata mia figlia a cercarlo. Lui la perseguitava, la seguiva tutte le volte che andava a ballare, si intrometteva ogni volta che frequentava un ragazzo. Credo che quella sera Alessandra volesse dirgli di lasciarla in pace», ha raccontato il padre Vincenzo.

LA SERATA SEPARATI IN UN LOCALE, POI LA TRAGEDIA

Cos'è successo la notte del 7 settembre 2017? Quella sera Alessandra aveva lavorato in un locale, dove era presente anche Giuseppe. I due non stavano più insieme, ma lei si era molto infastidita per aver visto lui flirtare con un'altra davanti ai suoi occhi. A notte inoltrata sia Alessandra che il suo ex erano usciti dal locale praticamente alla stessa ora, e sembra si fossero seguiti con le rispettive auto. Nel frattempo Alessandra gli aveva scritto più di un messaggio. Poi si erano incontrati nel parcheggio della casa di lui, dove la ragazza è morta. Ma su quello che sia effettivamente successo soltanto ipotesi: non esistono né telecamere né testimoni.

LE DUE DIVERSE VERSIONI DEL RAGAZZO

Certo è che i genitori di Alessandra non credono che Giuseppe non si fosse accorto di trascinarla mentre era aggrappata all'auto. E quello che non convince, oltre ai gravi gesti violenti passati del ragazzo, sono le diverse versioni dei fatti raccontate nel tempo. Nel primo racconto di Giuseppe subito dopo la tragedia (che aveva un tasso alcolemico quasi superiore al doppio di quello consentito), aveva detto di essere arrivato davanti al cancello del suo condominio, dove aveva trovato Alessandra. Lei avrebbe cercato un chiarimento, si sarebbe aggrappata al finestrino e poi sarebbe caduta a terra. Ma poi il 28enne ha raccontato un'altra versione, dicendo agli inquirenti che dalla macchina aveva sentito solo il rumore dei tacchi di Alessandra e che successivamente l'aveva trovata Alessandra a terra, senza mai menzionare l'essersi aggrappata all'auto.

LA PROCURA HA FATTO RICHIESTA DI APPELLO

Secondo la versione della sentenza di primo grado, Alessandra si sarebbe aggrappata al finestrino dell’auto del ragazzo, e dopo la brusca accelerazione avrebbe sbattuto contro una macchina parcheggiata, rompendosi otto costole. Poi, cadendo a terra, avrebbe subito il trauma cranico riportato. La procura aveva chiesto 30 anni per omicidio volontario, ma la sentenza ha condannato Varriale e quattro anni e otto mesi per omicidio stradale, e senza l'aggravante di guida in stato di ebbrezza. Le conclusioni del giudic,e però, non hanno considerato le ecchimosi sulla gamba sinistra di Alessandra, che potrebbero invece corrispondere all’urto dell’auto di Giuseppe con la ragazza. Così la procura di Napoli ha deciso a fine gennaio di presentare Appello per la condanna di Varriale.

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