14 Febbraio Feb 2019 2125 14 febbraio 2019

L'Iran ha punito l'esibizione solista di una cantante

Negin Parsa, la chitarrista della band di di Hamid Askari, si è avvicinata al microfono e i tecnici hanno sospeso la performance. Nel Paese alle donne è vietato esibirsi in pubblico.

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La situazione delle donne in Iran è ancora molto arretrata, nonostante la presidenza di Hassan Rouhani (in carica dal 2013) sembrava dirigersi verso un sistema più «moderato». Le cose invece non sono cambiate, e il problema della disparità di genere è ancora irrisolto. Tra i molti divieti sessisti imposti alla popolazione c’è anche quello di non poter cantare in pubblico. I vari tentativi degli artisti iraniani di guadagnare maggiori libertà non hanno ancora scardinato il rigido tabù della voce femminile. E lo ha dimostrato l’episodio successo a Teheran il 30 gennaio 2018. Durante un concerto del cantante Hamid Askari, la chitarrista Negin Parsa non si è potuta avvicinare al microfono senza che i tecnici tempestivamente glielo staccassero.

LA BAND IRANIANA SFIDA LE AUTORITÀ E SCATTA LA SOSPENSIONE

Dopo la Rivoluzione del 1979, l’ayatollah Ruhollah Khomeini instaurò un rigido regime che bandiva la musica da tutti i mezzi di comunicazione. A 30 anni dalla sua morte (avvenuta nel 1989), i musicisti sono tornati a esibirsi, ma il canto femminile di fronte a un pubblico di uomini è ancora un’infrazione della legge. Negin Parsa è solo una delle molte vittime di discriminazione nella Repubblica islamica. Il suo tentativo di approcciarsi a una performance solista è stato stroncato sul nascere. Ma Askari, tra l’altro estimatore delle doti vocali della donna, sfidando le regole le ha offerto il suo microfono, con tanto di encomio pubblico. Il video, diventato virale, ha scatenato l’indignazione dei conservatori e il gesto non è passato inosservato neanche agli occhi del supervisore del ministero della Cultura che obbligatoriamente partecipa a questi grandi eventi. L’istituzione ha infatti comunicato la temporanea sospensione della band, con data di revoca ancora da destinarsi.

UN EPISODIO CHE CONTA GIÀ DEI PRECEDENTI

La chitarrista, non appena ricevuta la "condanna", ha scritto sul suo profilo Instagram (che conta 100 mila follower) di non sentirsi afflitta da quanto successo, dichiarandosi sicura di un rapido ritorno alla musica. Questa non è però la prima volta che si verifica una situazione del genere. L'8 gennaio Ali Ghamsari, un musicista molto popolare in Iran, è stato bandito dopo che una donna ha cantato durante un suo concerto. E la procedura è stata la stessa: performance sospesa e microfono disattivato. Ghamsari ha in seguito notificato di aver ricevuto preventivi avvertimenti delle autorità che preannunciavano la censura. Tuttavia ha deciso di non tradire i suoi ideali in materia di diritti e libertà di espressione, scegliendo di incorrere nella pena.

ANCHE A TEATRO LE DONNE SFIDANO IL DIVIETO

Per aggirare il dogma culturale le donne avevano già trovato diverse soluzioni in grado di fronteggiarsi con gli improvvisi e possibili controlli. Ed era più facile farlo quando si trattava di spettacoli teatrali, poiché più di nicchia rispetto ai concerti. Le voci delle soliste, in casi di emergenza, venivano coperte da quelle del coro. L’accompagnamento d’insieme, se formale, non è infatti proibito, come già notò il direttore d’orchestra Hadi Rosat nel 2012, considerato da alcuni il primo a inscenare una esibizione femminile singola. Inoltre i giornalisti si impegnavano a non divulgare troppi dettagli delle rappresentazioni viste.

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