13 Febbraio Feb 2019 2105 13 febbraio 2019 Aggiornato il 14 febbraio 2019

Storia di Maria Ressa, la giornalista che rischia il carcere nelle Filippine

La reporter è finita nel mirino del governo di Manila per le sue inchieste sulla «guerra alla droga» del presidente. Fermata per diffamazione, è stata rilasciata su cauzione.

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Maria Ressa Giornalista Filippine

L'evasione fiscale, poi un'altra accusa: la diffamazione. La giornalista filippina Maria Ressa, simbolo della lotta per la libertà di stampa nelle Filippine dell'era Duterte e solo due mesi fa 'persona dell'anno' per la rivista Time, è stata arrestata in relazione a un controverso caso che lei ha definito «senza fondamento», e rilasciata su cauzione il 14 febbraio.

ACCUSA PER UN'INCHIESTA DEL 2012

Un arresto che era stato condannato da tutte le maggiori organizzazioni per i diritti umani, che hanno accusato il leader di Manila di persecuzione politica. Agenti dell'Ufficio nazionale per le indagini (Nbi) si erano presentati il 13 febbraio nella redazione del sito di informazione Rappler, fondato e diretto da Ressa con un mandato di arresto emesso da un tribunale locale di Manila, con l'accusa di una calunnia a mezzo stampa presentata da un uomo d'affari che un'inchiesta di Rappler, pubblicata nel 2012, collegava al contrabbando di droga e al traffico di esseri umani.

AMNESTY: «ASSURDO ATTACCO LEGALE»

L'accusa di diffamazione era stata definita «stupefacente» per la giornalista perché basata sull'applicazione retroattiva di una legge contro la diffamazione online, che fu introdotta quattro mesi dopo la pubblicazione dell'inchiesta nel 2012. Per gli inquirenti, il fatto che l'articolo fosse poi stato aggiornato nel 2014 lo fa rientrare nell'ambito di applicazione del provvedimento. Si tratta di un reato punibile con un massimo di 12 anni di carcere. Per Amnesty International, le accuse contro Rappler sono un «assurdo attacco legale» contro una delle pubblicazioni più critiche della «guerra alla droga» lanciata da Duterte. Ed è solo l'ultima puntata di una serie di procedimenti iniziati oltre un anno fa, a partire dalla revoca della licenza del sito, per essere in parte finanziato da un network che fa capo a un imprenditore americano. Da un anno a Rappler è vietato l'accesso alla sede del governo, e Duterte, che ha anche accusato il sito di essere finanziato dalla Cia, lo chiama abitualmente 'fake news' ispirandosi a Donald Trump.

Maria Ressa sulla copertina del Time.

DODICI GIORNALISTI UCCISI IN DUE ANNO

Le Filippine, collocate al 133simo posto su 180 nella libertà di stampa dall'organizzazione Reporter sans Frontières, sono considerate il Paese più pericoloso per i giornalisti nel Sud-est asiatico. In oltre due anni di presidenza Duterte, che una volta giustificò l'assassinio di giornalisti «se sono corrotti», già 12 reporter sono stati uccisi, e sui social media i critici del presidente sono regolarmente zittiti o minacciati da schiere di troll. Ressa, specie dopo essere stata nominata «persona dell'anno» assieme al saudita Jamal Khasoggi e ai due giornalisti birmani della Reuters in carcere per il loro lavoro sui crimini contro i Rohingya, è sempre di più il simbolo della resistenza contro l'autoritarismo di stampo nazionalista del leader di Manila.

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