5 Febbraio Feb 2019 1333 05 febbraio 2019

A Genova è stata approvata una mozione pro-vita

Impegna la Giunta Toti ad «attuare la parte a tutela della maternità della legge 194 per salvaguardare la vita». A proporla il capogruppo di Fratelli d'Italia Matteo Rosso.

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Mozione Pro Vita Genova

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria.

Dopo il caso di Verona, e i tentativi di imitarla di Roma, Milano e Alessandria, anche la Liguria prende di mira la libertà di scelta delle donne sui propri corpi. Precisamente Genova, dove la mattina del 5 febbraio il consiglio regionale ha approvato una mozione che impegna la Giunta Toti a «attuare la parte a tutela della maternità della legge 194 per salvaguardare la vita». Sono stati 17 i voti favorevoli (centrodestra), sei i contrari (Pd) e cinque gli astenuti (M5S e Rete a Sinistra-LiberaMente Liguria) alla proposta del capogruppo FdI Matteo Rosso mirata a far sì che «vengano attuate tutte le azioni riportate dalla legge 194/78». «La legge 194 è conosciuta e considerata come la legge sull'aborto ma ciò che molto spesso viene disatteso è che la legge è a tutela della maternità e delle donne», ha detto il capogruppo di FdI Matteo Rosso, che ha proposto la mozione pro vita. Le opposizioni hanno replicato che «la legge va applicata in toto. La mozione dimentica il principio di autodeterminazione delle donne e non rafforza la rete dei consultori pubblici». Secondo Matteo Rosso, capogruppo Fdi proponente della mozione, la legge prevede invece «l'istituzione di consultori familiari per assistere le gestanti attraverso un'informazione completa e corretta sui loro diritti, sulle norme che tutelano il lavoro, attuando e proponendo interventi speciali quando la maternità crei problemi particolari. I consultori dovrebbero aiutare a superare le cause che possono indurre la donna a abortire, in particolar modo se queste hanno natura economica, sociale e familiare».

PD E M5S SI OPPONGONO

Ma i rappresentanti delle opposizioni non ci stanno. Per la capogruppo M5s Alice Salvatore «la legge 194 non si esaurisce nel testo deficitario della mozione, che tralascia il principio di autodeterminazione della donna e non garantisce la presenza in tutti i presidi ospedalieri del personale medico non obiettore di coscienza». mentre per il capogruppo Pd Giovanni Lunardon «da parte della Giunta Toti non c'è la volontà di applicare la legge 194 in toto. La mozione non richiama il principio di autodeterminazione della donna, vuol fare strumentalizzazione politica, valorizzare consultori senza dare risorse». Per Giovanni Pastorino, capogruppo Rete a Sinistra-LiberaMente «ogni legge è un unicum, non si può spacchettare. L'ultima riorganizzazione dei consultori liguri ha provocato un disastro tagliando risorse e rimanendo passiva contro le carenze di personale. Bisogna aumentare la capacità di risposta dei consultori pubblici portandoli a uno ogni 20 mila abitanti come previsto dalla legge». È stato approvato un emendamento inizialmente presentato dal Pd poi ripresentato da Liguria Popolare per garantire l'applicazione del principio di autodeterminazione della donna. Respinto invece un emendamento del M5s per potenziare la rete dei consultori pubblici.

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