5 Febbraio Feb 2019 1907 05 febbraio 2019

La lottatrice Bec Rawlings ha raccontato la sua storia di violenza domestica

La 29enne australiana campionessa di arti marziali ha rotto il silenzio dopo anni di abusi. «Sono l'emblema della donna forte, ma se è capitato a me può capitare a tutte».

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Bec Rawlings Violenza Domestica

La violenza domestica è una questione che coinvolge migliaia di donne in tutto il mondo, di diversa età e cultura. E spesso, per paura o per false illusioni di un cambiamento, le denunce tardano ad arrivare. Come nel caso di Bec Rawlings, campionessa australiana di Bare knuckle boxing, la disciplina che prevede la lotta senza guantoni, con fasciature su mani e polsi. Vittima di maltrattamenti fisici e psicologici da parte del marito, si è pentita di non aver segnalato subito ciò che stava subendo. In una intervista alla CNN ha raccontato la sua storia, con il desiderio che molte altre possano seguire il suo esempio.

«SONO VIVA, SONO SOPRAVVISSUTA»

Bec è l’emblema della ragazza forte, 29 anni e una carriera avvincente nelle arti marziali. Eppure l’orrore di subire delle violenze è capitato anche a lei. «Mi ha preso a pugni e a calci, mi ha ridotto all’incoscienza soffocandomi con dei cuscini, mi ha minacciato con un coltello dicendo che avrebbe ucciso me e i miei figli». E proprio il suono di queste parole le ha dato la forza di reagire al punto che nel cuore della notte, nel 2013, ha lasciato il marito e la loro casa, portando con se Enson e Zake, i suoi bambini. Se non fosse stato per loro probabilmente sarebbe rimasta incastrata in una relazione immorale.

UNA SITUAZIONE INIZIATA NEL 2010

La Rawlings ha incontrato il futuro marito, Dan Hyatt, nel 2010 e sono bastati tre mesi perché iniziassero i tormenti che neanche la gravidanza ha saputo placare. «Anche lui era un lottatore professionista e anche provando a combattere non avrei mai potuto vincere», ha detto la 29enne, raccontando di essere più volte rimasta senza nulla da indossare, poiché Hyatt incendiava e strappava i suoi vestiti. La paura più grande era quella che la fuga avrebbe scatenato una spietata vendetta, date le minacce di morte verso lei e i suoi figli. Minacce smentite poi dall’uomo in una lettera alla CNN. Dopo una reclusione durata otto mesi, ha definito la relazione con Bec come «tossica», descrivendo il coinvolgimento dei figli «disgustoso».

LA RINASCITA DELLA CAMPIONESSA

Dopo anni di episodi drammatici, l’australiana è riuscita anche a trovare uno spirito positivo per ricominciare. In primis, la nascita del suo secondo figlio. E la scoperta di una professione che sarebbe diventata la sua vita. Era infatti stato il marito ad introdurla all’MMA, sport che oggi l’ha resa la donna forte che è. Ma non solo. Dopo l’accaduto ha imparato ad amarsi e ad avere stima di se stessa. «L’ho sopportato perché pensavo di meritarmelo, non mi volevo bene e credevo a quello che lui mi diceva». Il tempo le ha dato modo di ricredersi e il suo ruolo di protagonista nella lotta a mani nude è rimasto invariato. Alta 1,68 metri, capelli colorati di viola e circa 60 tatuaggi sparsi per il corpo, non c’è nulla che possa ferirla più di quanto non abbia già subito. E sebbene le cicatrici siano scalfite nella memoria, ha aggiustato la sua vita che ora è stabile, tra l’allenamento e la famiglia.

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