4 Febbraio Feb 2019 1224 04 febbraio 2019

In Nepal una ragazza è morta soffocata in un 'capanno delle mestruazioni'

Aveva acceso un fuoco per scaldarsi. L'antica usanza che considera le donne con il ciclo «impure» si chiama chhaupadi, e dal 2017 è considerata un reato. Ma nelle aree rurali si muore ancora.

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Il tabù del ciclo mestruale uccide ancora, anche nel 2019. L'ultimo caso è avvenuto in Nepal, dove una donna, nel distretto di Doti, è morta soffocata dopo avere acceso un fuoco per scaldarsi in un 'capanno delle mestruazioni' senza finestre, un alloggio fuori dell'abitazione dove, secondo un'antica usanza, le donne vengono rinchiuse durante il ciclo mensile. Lo riferisce il Kathmandu Post. La ragazza, 21 anni, si chiamava Parvati Boghtati ed è stata trovata morta dalla suocera che era andata a portarle del cibo e controllare le sue condizioni il giorno prima dello scadere del periodo di isolamento prescritto.

UNA PRATICA BANDITA, MA CHE UCCIDE ANCORA

Poche settimane prima un'altra donna e i suoi due figli piccoli erano morti in analoghe circostanze, una tragedia che aveva indotto la popolazione locale a demolire i 'capanni delle mestruazioni' del villaggio. Secondo una antica usanza, chiamata chhaupadi, le donne con il ciclo e le puerpere sono considerate impure e foriere di cattiva sorte. Per questo vengono costrette a dormire fuori casa, in capanni o stalle, ed è loro proibito di toccare alcuni cibi, oggetti di culto, e uomini. Questa condizione le espone spesso al freddo e alla morte per soffocamento nel tentativo di riscaldarsi. E si ha notizia di almeno un'adolescente morta per il morso di un serpente. Il Nepal ha bandito questa pratica dal 2005, dal 2017 è considerata un reato e punita con tre mesi di prigione e l'equivalente di 26 euro di multa, ma ciononostante è ancora radicata nelle aree rurali.

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