31 Gennaio Gen 2019 1219 31 gennaio 2019

La campagna di UNCHR per l'istruzione delle bambine rifugiate

Mettiamocelo in testa vuole garantire alle minori la possibilità di frequentare la scuola come mezzo imprenscindibile per un futuro senza violenze. Si può donare fino al 17 febbraio.

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Bambine Rifugiate Istruzione

Il numero di rifugiati nel mondo è sempre più allarmante. Soprattutto se si pensa che molti di loro sono bambini e bambine che vanno incontro a un destino sempre più incerto. Scappati dalle ingiustizie del proprio Paese d’origine, non sempre la garanzia è quella di trovare una vita migliore. E una parentesi va aperta riguardo le condizioni dei minori in queste situazioni. Uno dei grandi problemi è quello dell'istruzione negata. A tale proposito, l'UNCHR ha promosso una campagna chiamata Mettiamocelo in testa per garantire alle minori la possibilità di frequentare la scuola come mezzo imprenscindibile per un futuro più vantaggioso.

L'INIZIATIVA CHE SOTIENE L'ISTRUZIONE

Il progetto è partito il 28 gennaio e resterà in atto fino al 17 febbraio. Carlotta Sami, portavoce dell’ente promotore, ha lanciato un appello per avvicinare le persone alla problematica, ponendo l’accento sulla realistica possibilità che tramite una donazione anche minima le cose possano migliorare per restituire alle bambine il diritto di andare a scuola. I fondi raccolti serviranno per appoggiare il progetto «Educate a child» grazie al quale, dal 2012, in 12 Paesi sono stati comprati libri di testo e materiale didattico e migliaia di bambini, tra cui più di 8000 disabili che hanno ricevuto sostegno. L’obiettivo è quello di costruire nuove strutture con classi sicure, dove le giovani possano sentirsi protette. A supporto della campagna, si può contribuire con un SMS o una chiamata da rete fissa al numero 45588. Uniti per la causa anche molti volti noti dello spettacolo e dello sport tra cui Lino Guanciale, Francesco Pannofino, Carolina Crescentini e Beppe Bergomi.

LA CONDIZIONE CRITICA DELLE BAMBINE RIFUGIATE

Se è vero che il dramma della fuga riguarda tutte le fasce di età di entrambi i sessi, sono le giovanissime ad essere psicologicamente e fisicamente più bersagliate. Spesso vittime di matrimoni precoci a soli dieci anni o prede di sfruttamenti e abusi, sta crescendo a dismisura la cifra di bambine rifugiate che non hanno possibilità di frequentare la scuola. I motivi che le costringono all’emarginazione sono tanti. A partire dalle convenzioni culturali che riconoscono la supremazia maschile anche nell’istruzione. E poi strutture inadatte e di scarso igiene a cui si aggiunge l’aggravante del ciclo mestruale che obbliga le ragazze, segnate dalla vergogna, ad allontanarsi dall'ambiente scolastico. Un fallimento sociale che, nella già grave circostanza, conferma ancora una volta la discriminazione di genere.

I DATI SCONCERTANTI STILATI DALL’UNCHR

Sono più di quattro milioni i minori rifugiati in tutto il mondo cui è negata la possibilità di apprendimento. Il rapporto Turn the Tide, stilato dall’UNHCR evidenzia l’urgenza di agire. Se il 92% dei bambini nel mondo frequenta la scuola primaria, per i rifugiati la percentuale cala al 61%. Una disparità che aumenta passando al grado secondario, cui accede solo il 23% rispetto all’84% su scala mondiale. L’istruzione superiore, non è quasi menzionabile, con un’affluenza che non supera l’1%. Il divario è preoccupante e la mancata formazione porterà a conseguenze sempre peggiori. La scuola potrebbe concretamente essere un’arma vincente per combattere i soprusi. Secondo l’Unesco infatti, i matrimoni prematuri potrebbero diminuire del 14% e la mortalità infantile causata da polmonite o malaria dell’8% se non del 30% nella migliore ipotesi di ultimare la scuola secondaria

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