31 Gennaio Gen 2019 1951 31 gennaio 2019

Le studentesse di moda che sfidano il no della Cina al #MeToo

Due giovani designer hanno lanciato la collezione Refuse Club per denunciare il conservatorismo e la censura del Paese nei confronti del femminismo e del racconto di abusi sessuali.

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Moda Sfida Rifiuto Cina Al Metoo

Il movimento #MeToo ha raccolto voci da tutto il mondo tanto da diventare una vera questione culturale, soprattutto negli Stati Uniti. Nata da Twitter come protesta contro le violenze sessuali sul posto di lavoro e da subito diventata virale, non ha trovato però espressione in alcuni Paesi più rigidi e conservatori. Ad esempio la Cina dove il governo comunista controlla i media e la divulgazione di notizie. La stessa cosa vale per eventuali contestazioni e petizioni online che spesso vengono censurate sul nascere (come è successo appunto con l'hashtag #MeToo). Cosa che non ha spaventato Puzhen Zhou e Yuner Shao, due studentesse cinesi di design presso la Parsons School negli Usa, che hanno fatto della loro creatività un manifesto di opposizione. Le giovani hanno infatti creato la linea Refuse Club in risposta agli editoriali pubblicati sulla stampa del loro Paese d'origine in cui fondamentalmente si provava a dare la colpa agli abiti indossati dalle vittime di violenza sessuale (fenomeno per altro abbastanza diffuso anche in altre parti del mondo, Italia compresa). «La gente si concentra su questo aspetto. Ma in molti casi le donne vestivano indumenti assolutamente casual e conservatori», ha spiegato Puzhen alla testata The DailyBeast.

CONSERVATORISMO IN PASSERELLA

Ispirata al Salon des Refusés, mostra parigina del 1863 dedicata alle opere rifiutate, perché troppo scandalose, dal Paris Salon (esposizione di pittura e scultura che si svolgeva periodicamente al Louvre tra il XVII e il XIX secolo), la collezione, con pezzi sia maschili che femminili, è stata presentata in anteprima nel Fashion District di New York. A fare da cornice alla sfilata un set piuttosto casalingo con gli ospiti seduti su sedie pieghevoli che cigolavano ad ogni minimo movimento. In passerella soprattutto abiti da cui traspariva tutto il peso del conservatorismo e la polemica contro la censura governativa: grazie alla frase «404 Not Found» scritta all’estremità delle tasche e delle fodere. «Il 404 è una metafora della discrezione imposta alle donne cinesi», hanno spiegato le designer. Tra gli outfit proposti da Refuse Club ci sono creazioni in broccato di seta con motivi floreali e draghi (che chiaramente rimandano al gusto fashion del Paese di origine delle stiliste). Altre più esagerate giocano sul dislivello degli strati, quasi come metafora di protezione per chi li indossa. Ci sono poi proposte più leggere come gli shorts in broccato giallo abbinati a stivali da pioggia. Un ottimismo necessario nella già pesante contestazione sociale.

LA CINA, UN PAESE CHE TACE SUGLI ABUSI SESSUALI

«In Cina le vittime vengono trascurate», ha aggiunto Puzhen che ha ribato l'ostilità del suo Paese nei confronti del femminismo. Paese che, mentre l’Occidente manifesta con marce e red carpet in nero, obbliga le attiviste a nascondersi dietro lo pseudonimo di #RiceBunny, che pronunciato in cinese suona più o meno «mi tu».

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