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Diritto all'aborto

30 Gennaio Gen 2019 1235 30 gennaio 2019

L'Italia degli obiettori punisce un aborto clandestino con una multa da 3 mila euro

È successo a Vicenza, dove una ragazza nigeriana ha rischiato la vita dopo un'emorragia. Ma come può 22enne richiedente asilo disporre di una cifra così alta?

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A Vicenza una ragazza nigeriana di 22 anni è stata sanzionata per un importo di 3.333 euro per essersi procurata un aborto con farmaci illegali di cui non si conosce ancora la provenienza. La giovane, in seguito ad una forte emorragia si è sentita male per strada, è stata soccorsa dal 118 e ricoverata all’Ospedale San Bortolo di Vicenza, che ha sporto denuncia.

Nel febbraio 2016, sotto il governo Renzi, è stato depenalizzato il reato di aborto clandestino ma il massimale della sanzione amministrativa è stato innalzato da 51 a 10 mila euro. Un innalzamento paradossale, se si pensa che chi ricorre all’aborto clandestino, o come nel caso di Vicenza si procura l’aborto autonomamente, lo fa perché non ha la possibilità o i mezzi economici per rivolgersi a una struttura pubblica.

La legge 194 garantisce il diritto alla salute, ma sappiamo che il tasso di obiezione di coscienza nazionale al 70% (in alcuni ospedali del Veneto siamo all’80 e anche al 100%) ne impedisce l’applicazione costringendo le donne a rivolgersi a ginecologi che praticano l’ivg in ambulatorio privato (e volte anche nell’ospedale in cui sono obiettori, dove tutti sanno ma nessuno parla per timor di licenziamento) con costi che possono superare i mille euro.

IN POLITICA MANCA IL CORAGGIO

Nel 2016 sono stata tra le fondatrici del gruppo Obiettiamo la sanzione che contro il decreto ha organizzato tweetstrom e mailbombing, ha scritto una lettera aperta a Laura Boldrini in qualità di presidente dell’Intergruppo della Camera per le Pari opportunità, ma le deputate che lo compongono non ci hanno dato attenzione; la difesa della legge 194 è sempre tiepida, probabilmente in nome di una mediazione con il mondo cattolico a cui anche alcune donne nei partiti di sinistra hanno raramente il coraggio di sottrarsi.

Se l’Italia è stata più volte richiamata dalle istituzioni europee per il non rispetto della legge 194, lo dobbiamo soprattutto all’impegno delle donne della CGIL di Susanna Camusso, che ha sempre sostenuto la lotta in difesa dell’autodeterminazione femminile.

Nel 2016 sono state Marisa Nicchi e Daniela Farina (entrambe Sel) a presentare in Commissione giustizia della Camera un’interrogazione in merito all’innalzamento delle sanzioni e l’allora sottosegretario di Stato Gennaro Migliore nella sua risposta sottolineò come «in riferimento ai criteri che hanno determinato le sanzioni, non sia giunta nessuna osservazione di inadeguatezza» da parte delle Commissioni interessate. Tuttapposto dunque, 10 mila euro sono sembrati congrui.

SOTTO ATTACCO LA LIBERTÀ DELLE DONNE

Oggi la libertà delle donne è fortemente osteggiata dai gruppi cattolici più integralisti, quelli affiancati dai movimenti neo-fascisti e neo nazisti d’Italia e del resto d’Europa e del mondo, agevolati anche da un contesto politico in cui la presenza al ministero della Famiglia di Lorenzo Fontana, dichiaratamente contrario alla legge 194, legittima iniziative volte a spazzare via i diritti delle donne conquistati negli ultimi 50 anni di battaglie, non ultima la proposta di legge del senatore Simone Pillon, che tra le altre cose vorrebbe vietare l’aborto. Ricordo che in molti Paesi, per le donne che ricorrono all’IVG è previsto il carcere, in alcuni anche se quella gravidanza ha origine da uno stupro. «La vita è vita», dicono i catto-integralisti del family day, «l’aborto è peggio dello stupro». Ma siamo tutte e tutti per la vita, come recita il Manifesto della rete Rebel Network.

Le organizzazioni che si pongono a paladine della vita in realtà combattono contro la libertà di scelta femminile, insopportabile per chi vuole restaurare l’Italia del padre padrone. E questo governo ha dato loro uno spazio che non ha precedenti, inserendo nel 'contratto' Lega/Cinquestelle tutti i presupposti per riportare le donne in una condizione di sottomissione. A 40 anni dall’entrata in vigore della legge 194 il nostro Paese sta rischiano un oscurantismo che avanza in modo lento, paziente e subdolo. E per chi si ribella, è prevista la punizione. Non è dunque un caso se a distanza di tre anni dall’introduzione dell'innalzamento della sanzione abbiamo oggi il caso di Vicenza che appare chiaramente inverosimile. Come può una ragazza di 22 anni, richiedente asilo, disporre di una cifra così alta? E questa condanna ha a che fare con il clima di odio verso gli stranieri che con l’ultimo governo sta diminuendo la nostra capacità di porci con empatia verso situazioni di disperazione?

TUTTI ZITTI?

Sono in aumento gli aborti clandestini, o come nel caso della ragazza nigeriana, quelle che si procurano dei farmaci fai da te, facilmente reperibili dal mercato nero o in internet, pratica che potrebbe rappresentare una pericolosa alternativa soprattutto per le ragazze più giovani. Chi ricorre all’aborto clandestino spesso è minorenne o è schiavizzata in prostituzione, oppure si tratta di donne straniere che non parlano italiano e non hanno libertà di movimento, o donne italiane che non possono affrontare spostamenti per trovare un medico in altre province o regioni. Oggi poter o no interrompere una gravidanza in sicurezza dipende dalla fortuna di trovarsi in un ospedale invece che in un altro, dalle disponibilità economiche, dalle conoscenze. Uno stato civile deve garantire la salute delle donne, come prevede la legge.

Deve garantire il personale medico e paramedico non obiettore che risponda alle richieste (richieste che se vengono rifiutate non entrano nelle statistiche del ministero falsando i dati).

Deve garantire l’accesso all’aborto farmacologico con la RU486 o alla cosiddetta pillola del giorno dopo che inibisce la fecondazione dell’ovulo.

Deve investire nella prevenzione, con campagne di informazione sulla contraccezione.

L’Italia degli aborti clandestini, delle mammane, delle ragazze e delle donne morte negli scantinati, non la vogliamo più vedere. E il silenzio mediatico sulla notizia di Vicenza, su una ragazza di 22 anni che rischia di morire per strada di aborto illegale, ci deve preoccupare.

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