Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

28 Gennaio Gen 2019 1600 28 gennaio 2019

Il caso di Napoli e la violenza domestica che ci lascia sempre indifferenti

«La macchina della solidarietà deve partire prima, quando un bambino come Giuseppe può ancora chiedere aiuto e uscire da un inferno che non è un destino, ma il frutto di tanti silenzi».

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Ancora una storia terribile di violenza domestica, da Cardito, in provincia di Napoli. Badre Tony Essobti, 24 anni, ha picchiato fino ad ucciderlo il piccolo Giuseppe, di soli sette, figlio della compagna. Noemi, la sorella di otto anni è finita in ospedale con contusioni multiple al tronco e agli arti e il volto gravemente tumefatto a seguito delle percosse ricevute. Fortunatamente la piccola si sta riprendendo e ha potuto fornire gli elementi necessari all’ incriminazione dell’uomo che inizialmente aveva raccontato che i bimbi erano caduti dalle scale. «Ci picchia sempre con la scopa», ha detto la bimba che ancora non sa che il fratello è morto.

Come al solito i vicini increduli parlano di Essobti come di «un bravo ragazzo», quando invece emerge un quadro di violenza domestica in cui questo figlicidio diviene una delle ennesime morti che si sarebbero potute evitare intervenendo prima, in un paese che i panni sporchi continua a volerli lavare in famiglia.

Sui media è iniziato il delirio della ricerca di possibili motivazioni, come se ci fosse un motivo per massacrare di botte dei bambini. Ho letto che forse quanto accaduto si deve alle maggiori attenzioni che la madre riservava ai due figli più grandi avuti da una precedente relazione, trascurando la figlia biologica della coppia di quattro anni.

Ecco il solito teatrino del negazionismo in cui le colpe degli uomini ricadono sulle donne, in in cui ci si concentra su cosa ha fatto o non ha fatto la vittima per scatenare la violenza, anzichè concentrarsi sull’egoismo di chi picchia, controlla, pretende, impone. I piani si spostano, le responsabilità si capovolgono.

Ecco che il «bravo ragazzo» perde la testa, saranno i problemi di lavoro, sarà un bicchiere di troppo, sarà la droga o la gelosia, in questo caso per l’amore della compagna verso i figli.

D’altronde siamo il Paese dove in tivù si chiede conto dei suoi comportamenti a una ragazza che ha subito uno stupro come accaduto nella vergognosa puntata di Forum. L’indignazione sollevata non ha prodotto alcun effetto sul regolare svolgimento del programma, la conduttrice rimane al suo posto, the show must go on. Colpevolizziamo le vittime e assolviamo i colpevoli.

Di fronte a un uomo che picchia brutalmente due bambini - i medici parlano di condizioni «raccapriccianti» - noi ricerchiamo le responsabilità della madre, anche lei vittima di percosse, che avrà trascurato, che non avrà amato abbastanza, che in quanto donna ha sempre qualcosa di cui chiedere perdono. Il parroco di Cardito, commentando l’accaduto ha detto «Resta il mistero grande del male».

La violenza domestica ha dinamiche ben conosciute, tutt’altro che misteriose. Dinamiche che andrebbero ammesse ed affrontate, dalle istituzioni e da cittadini e cittadine che non si girino dall’altra parte. La macchina della solidarietà deve partire prima, quando le persone sono in vita, quando un bambino come Giuseppe può ancora chiedere aiuto e uscire da un inferno che non è un destino, ma il frutto di tanti silenzi e indifferenze.

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