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Ddl Pillon

28 Gennaio Gen 2019 1841 28 gennaio 2019 Aggiornato il 30 gennaio 2019

Abbiamo chiesto in giro per Milano un parere sul ddl Pillon

Abbiamo raccolto delle opinioni femminili sul discusso disegno di legge che metterebbe a repentaglio i figli di padri violenti. C'è chi l'ha chiamato «vergognoso» e chi non trova «sbagliato» il ricorso a una mediazione.

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Critiche Ddl Pillon A Favore

«Il disegno di legge Pillon? Sì, conosco bene i passaggi, ho letto qualcosa proprio di recente. E no, non sono d’accordo praticamente su nulla. Ci farebbe tornare indietro di decenni. Anni di lotte buttati via. È discriminatorio, soprattutto nei confronti delle donne e di chi subisce, o ha subito, violenza», mi dice velocemente una signora sui 50 anni, davanti alla vetrina di un negozio, in pieno centro, a Milano. È insieme a un’amica che, del ddl che porta il nome del senatore della Lega, Simone Pillon, non conosce quasi nulla. Aggiunge anche di essere preoccupata anche dello stato di salute della legge 194, sull’interruzione di gravidanza, «sarà l'inizio della fine, vedrà». Ma in video non vuole apparire: è convinta di ciò che pensa ma non lo vuole ripetere davanti alla telecamera. Ed è la stessa cosa che accade anche nel cortile dell’Università Statale, dove diverse persone, le più preparate sul tema, chiedono di non comparire in video. «Conosco le criticità di quella proposta e non sono d’accordo su quanto espresso in questo ddl ma, onestamente, non voglio esporre la mia persona, anche perché sono una militante», conferma una giovane studentessa di Giurisprudenza, durante la sua pausa sigaretta. Vuole diventare avvocato e ammette che il diritto di famiglia, già oggetto dei suoi studi e dei suoi interessi, presenta già alcune criticità, «e la colpa non è certo tutta del ddl Pillon», spiega prima di commentare.

Ultimanente, grazie al lavoro di attiviste e trasmissioni tv, del ddl Pillon si parla sempre più spesso. È un disegno di...

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Le obiezioni contro questo disegno di legge riguardano, principalmente, i casi di violenza domestica, già oggetto di un richiamo da parte di una commissione specializzata delle Nazioni Unite che, il 22 ottobre, ha inviato al governo italiano anche una lettera, e il tempo equamente diviso tra i due genitori, considerato da molti adulto-centrico. Sul concetto di bi-genitorialità a tutti i costi, infatti, come principio a favore dell'adulto, l'Unione Camere Minorili ha scritto che il Ddl si occupa del minore «come di un “bene” che deve essere diviso esattamente a metà, come un oggetto della casa familiare».

Quello del senatore leghista Pillon è un disegno di legge 'allarmante' e già fortemente contestato, anche grazie agli...

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«Posso dirlo in una parola? La proposta, strutturata in questo modo è vergognosa. Letteralmente», aggiunge, correndo, una mamma che sta accompagnando la figlia, adolescente, a un corso di francese. «È una stronzata, pone le donne e le mogli in una condizione di svantaggio», conclude la figlia mentre si dirigono velocemente verso il tram. «Preferirei non commentare nemmeno», spiega una signora dai capelli bianchi, «questo ricorso 'ossessivo' a una mediazione che, peraltro, si paga, porterebbe tante donne che subiscono violenza domestica in silenzio a tacere, magari per non perdere la custodia dei figli. È tutto sbagliato ed è assurdo non tenere conto delle situazioni più al limite. Ma da un governo così non mi sarei aspettata scelte diverse, mi creda».

I pareri contrari al contenuto del disegno di Legge n°735 superano i pochi che, invece, non lo criticano completamente. Una coppia di ragazzi passeggiano in via Torino. Lei è figlia di un avvocato divorzista e sta studiando Legge. Non trova «sbagliato» il ricorso a una mediazione. «Perché», spiega, «in situazioni ordinarie è normale provare a trovare un accordo senza andare subito in tribunale». Peccato che la mediazione sarebbe obbligatoria non solo in situazioni ordinarie, ma anche in quelle dove per esempio ci sono stati episodi di violenza o in quelle dove siano gli stessi coniugi a ritenerla inutile. Come la ritengono inutile gli stessi avvocati: a dirlo è un questionario elaborato dall’Organismo unitario dell’avvocatura sulla mediazione familiare, che nel 2016 ha coinvolto 80 diversi fori di appartenenza. «Esperienze negative, accordo difficile da raggiungere, mancanza di fiducia nei confronti dei mediatori non avvocati, che rischiano di essere solo un ulteriore orpello burocratico nella risoluzione della lite».

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