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Diritti

25 Gennaio Gen 2019 1920 25 gennaio 2019

Period. End of Sentence e il tabù del ciclo mestruale in India

Tra i documentari in corsa agli Oscar 2019 c'è quello firmato dalla regista Rayka Zehtabchi che racconta l'invenzione di un macchinario per produrre assorbenti, beni di lusso nel Paese. 

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Ciclo Period End Of Sentence Film

La concezione della donna in India, culturalmente e religiosamente parlando, si fonda ancora su ideali tradizionalisti e arcaici, che neanche le nuove leggi sui diritti femminili sono state in grado di dissolvere. Period. End of sentence. è il documentario, candidato all’Oscar per la sua categoria, che attesta la lenta rivincita contro la difficile, se non quasi impossibile, accettazione della società verso le mestruazioni. Un tema controverso che ha già causato numerose proteste da parte delle indiane, stanche di sottostare ai tanti tabù che il Paese impone. 25 minuti per dichiarare vinta una prima battaglia. Protagonista è, infatti, l’invenzione di Arunachalam Muruganantham. Una macchina capace di produrre assorbenti a basso costo, nonché un grande passo avanti per le scarse condizioni igieniche in cui le donne devono vivere. Ambientato nel villaggio rurale di Hapur, subito fuori dalla città di Delhi, deve il suo successo anche a Melissa Berton, professoressa di inglese della Oakwood School di Los Angeles che ha promosso tra le sue studentesse l'iniziativa chiamata «The Pad Project» ( Il progetto degli assorbenti ), una raccolta fondi dedicata alla produzione del film come mezzo per una maggiore sensibilizzazione in merito alla causa.

RAYKA ZEHTABCHI, LA REGISTA

Da segnalare che Period. End of sentence. è l'unico documentario in corsa agli Oscar 2019 diretto da una donna. Dietro la macchina da presa c'è infatti Rayka Zehtabchi. Americana di origine iraniana, si è laureata nel 2016 alla School of Cinematic Arts (USC) e, come ha raccontato lei subito dopo l'annuncio della nomination alla testata Deadline.com, «ci sono voluti due anni per fare questo film». Un progetto lungo che però le ha regalato grandi soddisfazioni. Ma ciò che la rende più orgogliosa è il lavoro che le donne raccontate nel film stanno facendo per cambiare una cultura patriarcale e arcaica.

ARUNACHALAM MURUGANANTHAM, L’INVENTORE DEL MACCHINARIO

Il merito va anche, e soprattutto, all'intuizione di Arunachalam Muruganantham e alla sua invenzione. Tutto iniziò addirittura nel 1998 quando gli bastò vedere la moglie raccogliere vecchi stracci in giro per casa. Stracci che la donna usava al posto degli assorbenti che nel mondo occidentale, nonostante le varie Tampon Tax, sono un bene dato per scontato. In India sono invece estremamente costosi: qualcuno per comprarli dovrebbe rinunciare a cose come il cibo quotidiano. La dedizione, quasi ossessiva, alla riuscita del suo progetto, gli costò anche l’allontanamento momentaneo della moglie e della madre, convinte di una sua improvvisa pazzia. Inizialmente l’idea era quella di produrre assorbenti in cotone per rispondere alle esigenze mensili, ma da solo non riusciva a soddisfare che un numero irrisorio di donne. Questo macchinario invece si avvale della cellulosa del legno di pino per generare una massa bianca che, riposta all’interno di un involucro di stoffa, garantisce l’assorbimento dei liquidi. Una novità che rende le donne autonome e, per fortuna, destinata ad espandersi non solo nelle zone limitrofe. Alcune richieste sono arrivate anche da Paesi dell’Africa, dove la situazione è pressoché analoga.

I TABÙ RADICATI NELLA CULTURA

Come già accennato, sono molti i Paesi in cui vige un sistema patriarcale che riduce la donna ad un mero elemento riproduttivo, attribuendole mansioni domestiche e null’altro in materia di diritti. E l'India ha iniziato a ribellarsi. Tra le 'tradizioni' finite nel mirino delle attiviste c'è per esempio il divieto di accesso per le fedeli in età fertile (e quindi considerate impure) in alcuni luoghi di culto. Fedeli che comunque all'inizio del 2019 hanno ottenuto una prima vittoria varcando le porte del tempio di Sabarimala. Ma la guerra, se così vogliamo chiamarla, è ancora lunga. Perché non è ammissibile dover rinunciare alla propria igiene personale, quindi rischiare infezioni o patologie intime, quando hanno il ciclo. Per non parlare di tutte le ragazze che abbandonano la scuola per il troppo imbarazzo dovuto alle perdite che non possono essere mascherate a causa appunto della mancanza di assorbenti.

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