Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

24 Gennaio Gen 2019 1830 24 gennaio 2019

Il figlio nato da uno stupro può conoscere il padre: bufera a Forum

Durante la trasmissione di Mediaset, la giudice Melita Cavallo ha minimizzato una violenza sessuale da cui è nato un bambino, scatenando le proteste del web.

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Dopo la scivolata sessista in Adrian- la serie evento, Mediaset ci ricasca con Forum, il programma televisivo giuridico non istituzionale, con l'udienza trasmessa il 23 gennaio. Protagonista Carlotta, violentata da un ragazzo di un anno più grande di lei, dopo una festa. Da questo stupro è nato un bambino, Riccardo, che il padre ha voluto riconoscere. A portarla a Forum è proprio la madre di quest'ultimo, nonna di Riccardo, che vorrebbe vedere il nipotino e vorrebbe che anche il padre, attualmente in carcere e reo confesso, possa conoscerlo.

AVEVI BEVUTO? ALLORA È UN PO' COLPA TUA

Una storia drammatica: Carlotta ha raccontato di essersi svegliata, dopo lo stupro, sola, in un campo, senza ricordare i particolari di quanto successo. Ma a colpire e indignare i telespettatori è stato prima un commento della conduttrice Barbara Palombelli, che nel raccontare la causa ha detto che i due ragazzi «si sono lasciati andare»; poi quelli della giudice Melita Cavallo, ex presidente del Tribunale dei minori di Roma, che ha più volte ribadito a Carlotta che lei quella sera aveva bevuto, come se l'alcol diminuisse le responsabilità del suo stupratore: «Risulta dal processo che avevate bevuto, quindi questo è già qualcosa...». Accuse che sono poi continuate in quanto la giovane non vuole assolutamente che suo figlio conosca il padre, proprio sulla base di ciò che le ha fatto, spingendo la giudice a risponderle: «Lei non è stata supportata psicologicamente in maniera adeguata, altrimenti non sarebbe così violenta». Da brividi anche il suo invito a non considerare il violentatore un mostro, perché «aveva 18 anni, non 40».

DOPO LO STUPRO? SI DEVE REAGIRE

Carlotta ha perso la causa, per «il diritto di ogni bambino di sapere chi sia suo padre» ed è stata poi consigliata dalla giudice Cavallo di «guardare la vita con fiducia, perché un bambino deve avere una madre positiva». Insomma, la morale della trasmissione è stata: hai bevuto, il tuo stupratore era quasi un coetaneo, ora devi andare avanti, non è mica una tragedia. Come se ci fossero stupri di serie A e quelli di serie B, dove ancora una volta la vittima ha una parte di responsabilità. Ma il web non l'ha presa bene e sulle pagine social della trasmissione i commenti degli utenti hanno criticato la poca delicatezza con cui è stata trattata la vittima, come se fosse stata proprio lei la colpevole del reato. E c'è chi ha accostato questo caso al famoso Processo per stupro, il film del 1979 che mostrò per la prima volta come le vittime delle violenze carnali fossero accusate di istigazione per i loro comportamenti, per gli abiti che indossavano, per la loro sessualità pronunciata.

LA SEGNALAZIONE AL TELEFONO ROSA

Tra i commenti, sono tanti quelli dove si può leggere che l'episodio andato in onda, seppur basato su una causa finta, è stato segnalato al Telefono Rosa, l'associazione che si occupa di aiutare le donne vittime di violenza domestica, che ha infatti scritto un post su Facebook dichiarando che andrà a fondo della questione, esigendo spiegazioni da Mediaset. Perché quella è stata davvero una pessima pagina di televisione.

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