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Diritto all'aborto

24 Gennaio Gen 2019 1244 24 gennaio 2019

Strasburgo bacchetta l'Italia per la disparità nell'accesso all'aborto

E «non ha dato informazioni sulle misure prese per prevenire atti di molestia morale contro i medici non obiettori di coscienza»: lo dice il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d'Europa.

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Accesso Aborto In Italia Strasburgo

Tra obiettori di coscienza, politici conservatori e pregiudizi, nel nostro Paese il diritto all'aborto ha vita difficile. E a confermarlo ora c'è anche l'Europa. «Nonostante la situazione sembri migliorata, permangono considerevoli disparità d'accesso all'interruzione di gravidanza a livello locale» e «l'Italia non ha dato informazioni sulle misure prese per prevenire atti di molestia morale contro i medici non obiettori di coscienza», ha comunicato il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d'Europa su quanto fatto dall'Italia per rimediare alle violazioni della Carta sociale europea riscontrate nel 2016, dopo il ricorso collettivo della Cgil sull'applicazione della legge 194. Il Comitato, che ha basato la sua valutazione sulle informazioni fornite dal governo precedente, il 16 febbraio 2018, chiede informazioni all'Italia - entro ottobre 2019 - sulle misure introdotte per ridurre le restanti disparità, sia sull'accesso delle donne all'interruzione di gravidanza, che per assicurare una distribuzione più omogenea dei medici non obiettori sull'intero territorio nazionale. Chiede anche informazioni sulle misure preventive e risarcitorie adottate per proteggere il personale medico non obiettore da discriminazioni e molestia morale.

LA DENUNCIA DELL'ASSOCIAZIONE COSCIONI: «SENZA DIRITTI SI RICORRE ALL'ABORTO CLANDESTINO»

Una decina di giorni prima, il 16 gennaio, la parlamentare Emma Bonino aveva depositato un'interrogazione alla ministra della Salute Giulia Grillo perché per la «prima volta dal 2000 non viene presentata al parlamento la relazione del ministro della Salute sullo stato di applicazione della legge 194/78». Mentre la legge prevede che la relazione venga presentata a febbraio e «negli anni, tale indicazione prescrittiva è 'slittata' progressivamente ai mesi successivi, ma mai, fino ad oggi, si era arrivati a disattendere la norma nell'ambito dell'anno» afferma Bonino. E anche l'Associazione Luca Coscioni ha criticato il report uscito con undici mesi di ritardo. «I dati della relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 confermano una tendenza alla riduzione dei tassi di abortività e del numero delle IVG/anno. Questa potrebbe sembrare una buona notizia ma, per gli addetti ai lavori, rappresenta una falsa soddisfazione in quanto la lettura dei dati non è molto convincente: nella relazione si attribuisce tale riduzione ad una serie di fattori, tra cui l’eliminazione dell’obbligo di prescrizione medica dei contraccettivi di emergenza per le maggiorenni e l’aumento dell’uso di contraccettivi: come si spiega dunque la più netta riduzione dei tassi di abortività tra le minorenni, per le quali persiste l’obbligo di prescrizione medica dei contraccettivi di emergenza?», scrive l'associazione in un comunicato stampa. «A supporto di quella tesi non vengono forniti i dati sulle vendite dei contraccettivi. Sembra piuttosto plausibile che tra obiezione di coscienza e chiusura dei consultori, le donne, almeno in certe regioni, non potendo recarsi in strutture di accoglienza e di rispetto del loro diritto all'interruzione di gravidanza, ricorrono all'ABORTO CLANDESTINO, con un aumento delle pratiche al di fuori della legge, anche grazie alla possibilità di accesso ai metodi farmacologici, di cui vi è un fiorente commercio illegale, anche attraverso internet».

La Relazione annuale sull'applicazione della #Legge194 nell'anno 2017, attesa nel febbraio dello scorso anno, non è...

Geplaatst door Associazione Luca Coscioni op Vrijdag 18 januari 2019
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