Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

9 Gennaio Gen 2019 1728 09 gennaio 2019

L'inaccettabile sentenza di Torino che giustifica la violenza se non è seriale

Un uomo di è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti perché sono stati fatti «episodici». E, incredibile da credere, lo ha deciso una donna. Volete ancora chiedervi perché l'85% di noi non denuncia?

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Violenza Sentenza Torino 2

Una sentenza che fa cadere le braccia. Una di quelle che tu guardi lo schermo del pc e ti dici «questa non può essere vera». Invece no, nessuna fake news: la notizia è autentica. A Torino un uomo di 41 anni è stato assolto dall’accusa di violenza e maltrattamenti, perché sono stati fatti «episodici».

Se come me vi siete abbandonati allo schienale della sedia dallo sconforto, preparatevi al colpo di grazia: a decidere è stata una donna. La giudice della quinta sezione penale del tribunale di Torino pare proprio non avere avuto dubbi: i certificati medici per documentare le aggressioni dell’uomo nei confronti della compagna, vittima secondo il pubblico ministero di «continue aggressioni fisiche e umiliazioni morali» che le avrebbero procurato «uno stato di prostrazione fisico e morale», non sono altro che qualche aggressione occasionale. Su signora, aggiungo io, non facciamone una tragedia.

Sto provando a fare dell’ironia, ma in un caso come questo, le parole che vengono in mente sanno solo di rabbia, incredulità e sconforto. Leggendo le notizie riportate sulla vicenda, tutte queste sensazioni aumentano: la giudice proprio non ha rilevato collegamenti tra i NOVE referti del Pronto Soccorso cui la donna ha dovuto ricorrere in otto anni e sostiene nelle motivazioni della sua decisione: «Dall’esame della persona offesa e dei testi non è emersa una situazione tale da cagionare un disagio continuo e incompatibile con le normali condizioni di vita». E mi fa rabbrividire sentire che sempre la Giudice scriva ancora: «...La teste ha ricollegato genericamente a una lite, ma non è stata in grado di fornire, a parte per l’ultimo, una descrizione dettagliata».

Quindi, la mia sensazione è che ancora una volta oltre ad essere massacrate di botte, perché siano credute le donne devono imparare a mantenere sempre una lucidità adamantina, possibilmente la capigliatura perfetta e se questo non disturba, anche uno smalto impeccabile. Oppure, per citare altre sentenze: non portare i jeans, urlare come pazze, non farsi attanagliare dalla paura, conservare reperti biologici, non portare perizioma, non bere più del dovuto ecc. ecc... Sembra una descrizione folle la mia, invece è la realtà. È quello davanti a cui ci troviamo noi donne quando subiamo violenza. Tornando alla donna di Torino che aveva denunciato, delle due l’una: o al Pronto Soccorso ci è andata perché qualcuno la pestava (naso rotto e costole incrinate tra le diagnosi rilevate) oppure perché vittima di autolesionismo nonché di false accuse. Di questo però nella sentenza pare non ci sia traccia…

Non ho letto tutte le carte del processo, è vero, e mi riprometto di farlo. La mia fonte sono i virgolettati che numerose testate hanno riportato. Lascio quindi ancora un po’ di dubbio su questa vicenda, sperando ci sia modo di approfondirla con legali ed esperti. Una cosa però la posso dire: quando non vi spiegate perché l’85% delle donne NON denuncia i reati di violenza maschile subìti, non sforzatevi di capire quale sia il problema. Immaginatevi solo per un attimo in un luogo dove dovreste essere voi la persona da difendere, quelle che merita giustizia, immaginatevi voi vittima di un mostro senza scrupoli che ti ride in faccia dicendoti «tanto non ti crederanno mai» oppure «tanto ti faccio togliere i figli dicendo che non vuoi che io faccia il genitore». E poi chiedetevi se andreste a denunciare. Aggiungo che l’uomo è stato condannato a sei mesi, con sospensione condizionale della pena per altri due reati minori di cui era imputato: l’abbandono della casa familiare e il mancato contributo al mantenimento dei figli minorenni. Avevate dubbi?

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