8 Gennaio Gen 2019 1155 08 gennaio 2019

La storia a lieto fine di Cyntoia Brown

Costretta in un giro di prostituzione, a 16 anni uccise l'uomò che cercò di violentarla. Fu condannata all'ergastolo, ma dopo cinque anni di prigione le è stata concessa la clemenza.

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Cyntoia Brown Clemenza

Cyntoia Brown aveva 16 anni quando uccise l'uomo che stava per violentarla. Era il 2004 e lui si chiamava Johnny Allen. All’epoca del delitto la ragazza veniva costretta a prostituirsi da un uomo che aveva conosciuto dopo essere scappata di casa. Jhonny llen l’aveva incontrata in un parcheggio e l’aveva portata nella sua abitazione: fu lì che Brown gli sparò, secondo la sua versione per legittima difesa. Lei, due anni dopo, era stata condannata all'ergastolo per omicidio. Brown raccontò che, quando era a casa di quell'uomo, si spaventò dopo aver visto un armadietto contenente delle armi. Si rifiutò di fare sesso con lui, e quando lui mise un braccio sotto il letto su cui si trovavano pensò che stesse per prendere una pistola e spararle: allora prese una pistola nella sua borsa e lo uccise. Brown, una madre alcolizzata e data in affidamento quando aveva due anni, è stata condannata all’ergastolo perché secondo l’accusa e la giuria che l’hanno giudicata uccise Johnny Allen non per difendersi da lui ma per derubarlo, dato che dopo avergli sparato lasciò casa sua prendendosi il suo portafogli.

IL LIETO FINE: «L'ERGASTOLO A UNA MINORENNE, UNA PENA TROPPO DURA»

Una storia, quella di Cyntoia, che ha appassionato l'America e che ha avuto un epilogo positivo il 7 gennaio 2019, dopo cinque anni di carcere scontati da Cyntoia, oggi 30enne: il governatore del Tennessee Bill Haslam ha concesso la clemenza alla ragazza, una commutazione completa della pena con la condizionale: la la Brown potrà uscire dal carcere il 7 agosto e resterà in libertà vigilata per dieci anni. «Cyntoia Brown ha commesso, per sua stessa ammissione, un crimine orribile all'età di 16 anni», ha detto Haslam. «Ma imporre l'ergastolo ad una minorenne, che la terrebbe in carcere almeno 51 anni prima di poter chiedere la condizionale, è una pena troppo dura, specialmente alla luce degli straordinari passi che lei ha compiuto per ricostruire la sua vita». In carcere, oltre a essere sempre stata una detenuta modello, Brown si è diplomata e laureata con la Lipscomb University, un college privato di Nashville che le ha permesso di studiare in prigione. La ragazza dovrà partecipare a regolari sessioni di consulenza, svolgere almeno 50 ore di servizio per la comunità e dovrà trovare un lavoro. Dopo la sentenza, ha ringraziato il governatore «per l'atto di clemenza nel darle una seconda possibilità»: «Farò tutto il possibile per giustificare la tua fiducia in me», ha detto. E poi spiegato che «con l'aiuto di Dio è impegnata a vivere il resto della vita aiutando gli altri, specialmente i giovani».

LA SOLIDARIETÀ DELLE STAR

Molte star americane, negli anni scorsi, avevano preso le difese di Cyntoia sui propri profili social, esprimendo solidarietà nei confronti di una ragazzina che era stata prima vittima che carnefice. Tra queste, Rihanna: «Immagina di essere stata costretta alla prostituzione a 16 anni da un pappone soprannominato taglia-gola. Dopo giorni in cui sei stata ripetutamente drogata e stuprata da uomini diversi, vieni acquistata da un predatore sessuale di bambini di 43 anni che ti porta a casa sua per usarti per il sesso. Finisce che trovi abbastanza coraggio per lottare, gli spari e lo uccidi. Vieni arrestata e conseguentemente processata e condannata come una adulta a passare tutta la vita in prigione. Questa è la storia di Cyntoia Brown. Potrà chiedere la libertà condizionale quando avrà 69 anni» (in realtà sarebbero stati 67, ndr), aveva scritto la popstar con l'hashtag #FreeCyntoiaBrown. Oltre a Rihanna, a favore della libertà di Cyntoia si erano esposti l'ereditiera Kim Kardashian, la modella Cara Delevingne e il rapper Snoop Dogg. Della storia di Brown si era discusso molto tra il 2011 e il 2012, dopo l’uscita del documentario sulla sua vita Me Facing Life: Cyntoia’s Story, che aveva convinto un gruppo di avvocati a occuparsi del suo caso e a cercare di far ridurre la sua pena.

I tweet di Kim Kardashian e Reese Witherspoon dopo la sentenza emessa il 7 gennaio.

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