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2 Gennaio Gen 2019 0957 02 gennaio 2019

Per cosa combattono le sudcoreane di Escape the Corset

Distruggono i trucchi e rivendicano un look acqua e sapone. Ma la battaglia contro canoni estetici ferrei è solo la punta dell'iceberg. 

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Escape The Corset

Dopo decenni di imposizioni estetiche, le sudcoreane hanno cominciato a ribellarsi e a liberarsi. Sempre più sostenitrici del movimento Escape the corset, sorto la scorsa estate, postano su Instagram scatti di cosmetici distrutti, mostrandosi acqua e sapone, con i capelli corti e in abiti comodi. Stop al trucco e alla beauty routine esagerata ed esasperante, dunque. Perché anche un piccolo cambiamento nell’aspetto può innescare una grande protesta. Ma Escape the corset non è solo rivoluzione estetica. È il sintomo di una più ampia reazione femminile ai valori patriarcali di uno dei Paesi più conservatori al mondo. La liberazione dal make up e dagli stereotipi ha portato, negli ultimi tempi, a un numero record di donne scese in piazza per rivendicare maggiore uguaglianza e lottare contro le aggressioni sessuali e i filmati intimi rubati e postati in Rete.

IL MOVIMENTO ANTI-MOLKA

La battaglia del corsetto può essere collegata ai movimenti #MeToo e anti-molka. Per molka s’intende il fenomeno dei video girati da telecamere nascoste che spiano l'intimità delle donne in luoghi privati, mentre dormono o sono alla toilette, e pubblici come camerini dei negozi o palestre. I video vengono poi pubblicati su siti pornografici. Ogni anno sono segnalati più di 6 mila casi.

SEUL CAPITALE MONDIALE DELLA CHIRURGIA PLASTICA

«Born pretty? Impossible». Recita così una delle tante pubblicità sudcoreane. Perché carine non si nasce, ma si può diventare attraverso una routine di bellezza quotidiana estenuante. Gli step della così detta K-Beauty, esportata con successo da qualche anno anche in Occidente, prevedono l’utilizzo di 10 prodotti per la cura della pelle, mattina e sera. Per non parlare del trucco per il quale si richiedono ore. L’obiettivo? Una pelle priva d’imperfezioni. L’incarnato deve essere lunare, le labbra a cuore e rosso ciliegia, i capelli tirati a lucido. Non solo. Il Paese asiatico conta il maggior numero d’interventi di chiurugia plastica al mondo, con quasi 1 milione di operazioni l’anno. Tanto che Seul, è ormai considerata la capitale mondiale del ritocchino.

SE L'IMMAGINE È LA PORTA PER IL SUCCESSO

La società sudcoreana è assolutamente focalizzata sull’immagine: l’aspetto fisico è considerato un bene prezioso e fondamentale nella scalata professionale verso il successo. Secondo i dati di Euromonitor International, il fatturato di prodotti di bellezza della nazione, mecca anche della cosmesi mondiale (i beauty brand presenti sono circa 2 mila), è valutato circa 11,6 miliardi di dollari e potrebbe arrivare a 13 miliardi entro il 2020. Le donne spendono in cosmesi quasi tutto lo stipendio. Gli uomini, che comunque fanno registrare numeri in crescita nel settore cosmetico, non sono sottoposti a regimi altrettanto rigidi. In un articolo apparso su Elle USA, Charlotte Cho, cofondatrice e amministratrice del famoso beauty-shop online Soko Glam, spiegando la routine beauty dichiarò: «Molte culture possono considerare il nostro regime di bellezza estremo, ma per noi è una procedura standard». Era il 2013.

Lim Hyeon-ju, giornalista della Mbc, senza occhiali e con gli occhiali.

LA RIBELLIONE DI GIORNALISTE E BEAUTUBER

A maggio 2018 Lim Hyeon-ju, telegiornalista della Mbc, ha destato scalpore: dopo anni di lenti a contatto, ha indossato, durante una diretta, un paio di occhiali, sfidando la dittatura della bellezza. La beauTuber Lina Bae, famosissima in Corea del Sud per i tutorial di bellezza, si è liberata di ciglia finte e trucco in un video diventato virale. «Un giorno ho osservato con attenzione i commenti al mio canale», ha raccontato al Guardian. «Molte ragazze mi scrivevano che il make up dava loro il coraggio di andare a scuola. Ho pensato che c’era qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo. Ho realizzato allora un video con l’intento di far capire alle ragazze che non è il trucco a rendere accettabile una persona». Il filmato ha attirato molti hater che sono arrivati a minacciare Lina Bae di morte. Oggi la star di YouTube ha scritto un libro, ha i capelli corti e risparmia più di 500 dollari al mese sui cosmetici. Bae fa parte del movimento del corsetto. Proprio com’è successo all’inizio del XX secolo, quando le donne hanno cominciato a liberarsi di quell’accessorio contenitivo e limitante, oggi le sudcoreane vogliono lasciarsi alle spalle ideali di bellezza irraggiungibili e mortificanti.

IL MERCATO STA CAMBIANDO

Escape the Corset è certamente ribellione estetica, ma inserita in una rivendicazione generale di libertà e parità. La strada verso questi obiettivi è ancora lunga, ma uno spiraglio nel muro di perfezione orientale, prima ritenuto incrollabile, si è aperto. Un primo segnale viene dalla stessa industria cosmetica nazionale che sta cominciando a prendere atto del cambiamento in corso. Sul mercato oggi sono sempre più i prodotti 2 in 1, o 3 in 1 (tonico, siero e crema idratante insieme) per cercare di semplificare, quantomeno, la beauty routine quotidiana. Distruggere trucchi e utilizzare meno prodotti può avere delle ricadute economiche sulla ricchissima industria cosmetica del Paese? Può darsi, ma questa è un’altra storia.

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