12 Dicembre Dic 2018 1400 12 dicembre 2018

Illegalità e abusi denunciati dalla cameriera di Donald Trump

Victorina Morales, del Guatemala, ha raccontato di essere vittima di discriminazioni e minacce sul posto di lavoro, dove l'hanno assunta con documenti falsi.

  • ...
cameriera-trump-victorina-morales

Victorina Morales, 47 anni, ha lasciato il Guatemala nel 1999 ed è arrivata negli Stati Uniti con un visto temporaneo destinato ai viaggi turistici. Ma alla sua scadenza, è rimasta illegalmente. Una storia come tante, con una sostanziale differenza: la donna dal 2013 lavora come cameriera in un golf club nel New Jersey. E il proprietario è Donald Trump, l’attuale presidente che ha fatto della lotta all’immigrazione la campagna principale dall’inizio del suo mandato. Ma Morales ha deciso di uscire allo scoperto, pur sapendo che una probabile conseguenza potrebbe essere il suo rimpatrio, per denunciare le condizioni dei tanti lavoratori, maltrattati e sfruttati, alle dipendenze del tycoon.

DOCUMENTI FALSI? TUTTI SAPEVANO

«Il presidente dice che nei luoghi di cui è proprietario non assume lavoratori senza documenti, ma è una bugia», ha spiegato Morales al New York Times. Anche una sua collega, Sandra Diaz, originaria di Costa Rica, ha deciso di raccontare alla stampa la verità che si nasconde nel golf club, dove ha fatto la cameriera fino al 2013. Le due donne si sono presentate al colloquio di lavoro con documenti falsi che attestavano la loro residenza permanente. Ma sono state scoperte dai datori di lavoro che, invece di denunciarle, hanno prima accettato di farle lavorare in nero poi, dopo l’elezione del tycoon, hanno procurato nuovi certificati fasulli. E questa situazione riguarderebbe molti altri dipendenti, che dopo la denuncia delle cameriere si sono fatti avanti per testimoniare in loro favore.

UN AMBIENTE TOSSICO

Una situazione difficile: non essendo in regola, i lavoratori rischiavano di essere licenziati e per evitarlo hanno subito in silenzio abusi e commenti razzisti. Descrizioni di violenze inimmaginabili in un contesto signorile come il golf club di Trump. Dipendenti presi per i capelli, insultati e offesi per la loro nazionalità. Morales ha raccontato che un supervisore l’ha spinta contro un muro varie volte, gridando di smettere di parlare in spagnolo, perché in caso contrario l’avrebbe rispedita a casa. «Ogni mattina mi dicevo: ignora quello che ti urlano. Ho bisogno di questo lavoro. Ci chiamavano asini e cani. E adesso dobbiamo difenderci. Sono stanca di tutto ciò e del modo in cui parla di noi quando sa che lo stiamo aiutando a fare soldi», ha raccontato la donna. «Era un ambiente tossico, basato sulle intimidazioni, che spaventava gli immigrati minacciando la loro sicurezza e quella delle loro famiglie», ha aggiunto l’avvocato delle due cameriere, Anibal Romero, che ha presentato una causa contro l’organizzazione Trump per discriminazione e abusi sul posto di lavoro. Mentre Morales, che ora ha finalmente i documenti in regola, sta cercando un'altra attività che le permetta di restare nel Paese. In Guatemala non vuole tornare: da bambina, ha assistito all’omicidio del padre e anche il suocero è stato ucciso. Un ambiente violento dove, ancora adesso, la sua famiglia è minacciata di morte.

IL PUGNO DURO DI TRUMP

Alla Casa Bianca tutto tace, nessuno ha finora commentato la vicenda. Da sempre il presidente si è distinto per il pugno duro contro l’immigrazione, che ha cercato di limitare in ogni modo, a partire dall’intensificazione del muro che separa gli Stati Uniti dal Messico e dove ogni giorno i marines bloccano i migranti impedendo loro il passaggio. Inoltre, la sua amministrazione ha intensificato i controlli nelle aziende e sugli altri posti di lavoro, alla ricerca di persone senza documenti in regola. È stato incrementato anche E-Verify, un database federale che consente ai datori di lavoro di verificare elettronicamente se le persone sono autorizzate a lavorare negli Stati Uniti. Ma, fra tutte le società che si sono registrate, il golf club del New Jersey è assente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso