12 Dicembre Dic 2018 1552 12 dicembre 2018

La condizioni delle donne in Arabia Saudita a tre anni dal primo voto

È caduto il divieto di guida, ma l'obbligo in pubblico della tunica dell'abaya resta. Come la legge del guardiano che impone un tutore. E molte attiviste sono confinate in un carcere di massima sicurezza.

  • ...
Arabia Saudita Donne Voto

Ricorrono i tre anni dalla prima, storica partecipazione al voto per le saudite. E se, il 12 dicembre 2015, si opinò che le donne potevano votare ma non guidare, presto per la piega che ha preso il regno sotto l'erede al trono Mohammad bin Salman potrebbe diventare vero il contrario. Nel 2015 per effetto di un decreto del vecchio re Abdullah, le donne della monarchia wahhabita (dopo Isis e al Qaeda la corrente dell'Islam più chiusa e anacronistica) poterono esprimersi alle Comunali e anche candidarsi. Fu una piccola rivoluzione, perché è vero che a Riad non esiste un parlamento né di conseguenza si tengono le Legislative: il re è attorniato dal Consiglio della shura dei rappresentati – maschi – dei vari rami della dinastia che ne approvano anche la successione. Ma le donne furono equiparate agli uomini per un diritto politico fondamentale, fu sancito il principio universale dell'uguaglianza per le uniche elezioni possibili nel regno.

IL PERMESSO DI GUIDARE NON FERMA ARRESTI E INTIMIDAZIONI

A parte il Vaticano, l'Arabia Saudita era rimasta l'unico Stato al mondo a impedire il voto esclusivamente alle donne. Da allora MbS, come è chiamato il giovane e autoproclamato principe ereditario che nel regno entusiasma i milioni di coetanei, sta americanizzando a passo forzato il Paese, formalmente guidato dal padre re Salman. Ma non vuole trovare ostacoli, neanche minimi, lungo il suo percorso. Chiunque sollevi critiche, non importa se dall'estero come il giornalista saudita Jamal Khashoggi, viene eliminato anche barbaramente. Le donne, che dall'estate possono guidare, non fanno eccezione, anzi: tra il maggio e il giugno 2018, mentre entrava in vigore il decreto reale del 2017 che abbatteva un altro triste primato dell'Arabia Saudita, diverse attiviste saudite che per anni avevano lottato, anche contro il divieto di guida e per andare alle urne, venivano arrestate dopo intimidazioni e minacce.

L'intellettuale e attivista saudita Hatoon Al Fassi.

LE ATTIVISTE IN UN CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA

Secondo Human Rights e Amnesty international, Hatoon al Fassi, Loujain al Hathloul, Iman al Nafjan, Aisha Almane, Madeha al Ajroush e due galantuomini sauditi impegnati nelle battaglie femministe restano confinati in un carcere di massima sicurezza vicino a Gedda, probabilmente in isolamento, torturati negli interrogatori. Una donna sarebbe stata stuprata, un'altra avrebbe tentato più volte di togliersi la vita. Nessuna di loro ha avuto un processo o ha tutele legali. Sono tutte sposate e madri strappate ai figli. Tra loro la professoressa Hatoon Al Fassi, 50enne e nota intellettuale saudita ha nel curriculum libri ed editoriali, in arabo e in inglese, dove rivendica il diritto di voto delle donne, dalle prime Amministrative del 2004. Dal suo salotto di Riad, aveva anche raggruppato delle candidate, chiesto più opportunità di carriera per le donne e creato i primi centri anti-violenza. Al Hathloul e altre blogger e dissidenti erano state arrestate più volte, sorprese al volante.

GUAI SE LE FEMMINISTE APRONO BOCCA

Poi MbS ha abolito il divieto di guida, ha fatto entrare le donne nell'esercito e in settori pubblici che non fossero solo l'istruzione. Ha dato loro facoltà di aprire aziende e introdotto il reato di abuso sessuale. Ma l'infantile principe della corona vuole tenere tutto per sé il merito del cambiamento, guai se le femministe aprono bocca, come faceva Khashoggi. Per dire magari che si può entrare negli stadi e godersi concerti e spettacoli prima proibiti, ma che l'obbligo in pubblico della tunica dell'abaya (oltre al velo), al contrario delle promesse di MbS, resta. Come, sopra tutto, resta la legge del guardiano che impone ancora alle donne un tutore in diversi ambiti. Non si può neanche far presente che alle saudite è concesso di guidare e di fare impresa, per abbattere i costi dei milioni di autisti e per mettere le mani sui loro patrimoni privati. Preziosi in tempi di penuria delle casse pubbliche di un regno più che mai feudale, nonostante la novità dei cinema dei blockbuster.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso