5 Dicembre Dic 2018 1340 05 dicembre 2018

Tre ragazze minorenni sarebbero state costrette a prostituirsi a Foggia

Le vittime, di cui una incinta, sarebbero state segregate in un campo rom e obbligate a vendersi. Gli aguzzini volevano vendere il bambino.

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Avrebbero costretto tre ragazze minorenni, di 16 e 17 anni, due delle quali ancora irreperibili, a prostituirsi, nonostante una di loro fosse incinta di sette mesi. E avevano deciso di vendere il nascituro per 28 mila euro. Un orrore portato alla luce dagli agenti della Polizia di Stato, che hanno fermato sei cittadini di etnia rom residenti in un campo nomadi di Foggia, in via San Severo. Tutti appartenenti allo stesso nucleo familiare, ora sono indagati per riduzione e mantenimento in stato di servitù, induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e sequestro di persona. Una «prassi consolidata», hanno spiegato gli inquirenti, «una delle nuove forme di schavitù moderna».

L'ORRORE INVISIBILE

Le vittime del gruppo di aguzzini venivano accompagnate sulla strada e costrette a prostituirsi, senza mai venir lasciate sole, in modo che non scappassero. E se qualcuna provava a ribellarsi, per lei arrivavano botte e minacce. Dettagli che hanno fatto rabbrividire chi si è occupato delle indagini, iniziate lo scorso ottobre. Le ragazzine, cittadine straniere senza una famiglia a cui chiedere aiuto, venivano inizialmente convinte a visitare il campo rom, poi segregate per giorni in baracche chiuse dall'esterno con una catena, finché non diventavano sufficientemente "docili" per obbedire. Una sorveglianza strettissima che aveva privato le giovani vittime anche dei cellulari e dei documenti. A colpire di più gli inquirenti è stata la condotta dei sei indagati che ha evidenziato il loro disprezzo per la vita umana: «Hanno dimostrato una totale indifferenza per le condizioni di particolare fragilità delle vittime e di non possedere il benché minimo sentimento di pietà verso le stesse. È uno spaccato di cui si ignorava l'esistenza nel nostro territorio, un fenomeno tragicamente allarmante e dilagante».

LE DIFESE DEL CAMPO ROM

A gestire il giro di prostituzione il capo famiglia dei sei fermati, che si occupava di intascare e spartire il denaro guadagnato; l'organizzazione logistica era invece affidata alla moglie, ai suoi tre figli - due dei quali minorenni - e alla nuora di 26 anni. Ma la comunità rom li difende. «Sono tutte bugie, loro sono brave persone, non è vero nulla», ha detto all'Ansa un abitante del campo. Anche la vicina di casa, che abita in una baracca poco distante, è di questo parere: «Li conoso bene. Lavorano nella raccolta di asparagi, pomodori e olive. Noi lavoriamo tutto il giorno per guadagnare soldi per il cibo».

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