5 Dicembre Dic 2018 1659 05 dicembre 2018

La Peta ha detto che le vere femministe non mangiano uova

L'organizzazione no-profit a sostegno dei diritti animali ha pubblicato un controverso articolo destinato a generare animose discussioni tra le donne.

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Peta Femministe Uova

L'organizzazione no-profit a sostegno dei diritti animali Peta (acronimo di People for the Ethical Treatment of Animals) ha pubblicato il 3 dicembre scorso un controverso articolo scritto da Michelle Kretzer e destinato a creare animose discussioni tra le femministe: a detta dell'ente, infatti, le vere femministe sono quelle che non mangiano le uova. O meglio, chi vuole continuare a ritenersi tale dovrebbe immediatamente smettere di mangiarne. Praticamente, per l'organizzazione no-profit, soltanto una donna vegana può essere considerata una vera femminista?

LA TESI DELL'ORGANIZZAZIONE PETA

Le donne che mangiano le uova non sono femministe perché «prendono le uova di un’altra femmina senza pensarci, le pagano prontamente, sapendo che questa è stata imprigionata, il suo ciclo riproduttivo è stato controllato e manipolato all'interno di allevamenti intensivi» ponendo di fatto sullo stesso piano i diritti riproduttivi delle donne, pietra angolare del movimento femminista, con quelli dei volatili. E aggiunge inoltre «alcuni sono pronti a liquidare la sofferenza delle donne di altre specie come non importanti. Ma ricordiamoci che anche le donne sono state liquidate come non importanti, non preziose, non intelligenti o non degne di considerazione. Le giustificazioni che le persone danno per non preoccuparsi della sofferenza delle galline e per negare i loro diritti basilari sono sorprendentemente simili alle giustificazioni fornite per ignorare la sofferenza del genere femminile e negare i loro diritti basilari».

LE CONDIZIONI DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI

A sostegno della sua argomentazione, l'associazione Peta pone l'accento sulla condizione odierna degli allevamenti intensivi di galline. Si stima che negli Stati Uniti sono oltre 300 milioni ad essere sfruttate ogni anno per la produzione di uova. La stragrande maggioranza vive l'intera vita in isolamento, dal momento in cui si schiudono fino al giorno in cui vengono uccise. Gli operai agricoli manipolano il loro sistema riproduttivo, spingendolo oltre i limiti biologici pur di fare guadagni. Questo della tutela del benessere dell'animale sarebbe pure un buon argomento per far desistere le persone dal mangiare uova per il resto dei propri giorni. Ma sostenere che mangiarle renda una donna meno femminista è un'inutile forzatura.

LA RETORICA SUL VALORE STORICO DELLE GALLINE

Nel corso dell'articolo, per dar manforte alla propria posizione, l'autrice tira in causa anche il valore storico delle galline, parlando del loro innato istinto materno e nutritivo: «SOno animali trasformati in macchine per le uova. Ma nelle ere precedenti la gallina incarnava l'essenza della maternità». Kretzer arriva addirittura a scomodare lo storico Plutarco che già sotto l'Impero Romano osservava come questi volatili da cortile fossero un nobile esempio di amore per la loro progenie. Una tesi confermata nel Rinascimento dal naturalista Ulisse Aldrovandi che - come si legge nell'articolo - descriveva le qualità delle galline come le migliori che chiunque possa sperare di possedere: altruismo, generosità, compassione, coraggio e amore incondizionato. A chiosare sul finale del pezzo è quindi la domanda: «Non dovremmo noi, come esseri umani, essere capaci di fare lo stesso?»

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