4 Dicembre Dic 2018 0920 04 dicembre 2018

La violenza economica non è ancora considerata un problema

L'indagine di Procter & Gamble ha evidenziato come le donne non hanno consapevolezza di questo abuso. Che però ne colpisce molte, impedendo loro una nuova vita.

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C'è un abuso sotterraneo e poco conosciuto, così subdolo che spesso nemmeno chi lo subisce sa di esserne vittima. È la violenza economica, diffusa più di quanto si pensi, tanto da essere uno dei problemi principali della differenza di genere. È determinata, infatti, dall'impossibilità della donna di essere autonoma, diventando dipendente da chi amministra il suo denaro.

UN PROBLEMA NASCOSTO

Si inizia con le critiche del partner che diventano sempre più ossessive, sulla spesa e sugli acquisti fatti. Si procede con la spinta ad abbandonare il lavoro per occuparsi della casa e dei figli. E si finisce per essere totalmente dipendenti dal coniuge o dal compagno. Non si ha più modo di avere del denaro da parte e questo, specie se ci sono altri tipi di violenza, impedisce alla donna di lasciare il suo maltrattante, di trasferirsi, di ricominciare una nuova vita. Eppure, è un problema ancora poco conosciuto. E su questo si deve riflettere, come ha cercato di fare l'indagine realizzata dalla multinazionale americana di beni di largo consumo Procter & Gamble.

DATI DA CAMBIARE

L'indagine ha coinvolto 500 over 50, ottenendo un risultato sconfortante: per il 71% delle intervistate è più umiliante subire violenza verbale piuttosto che quella economica. Il dato ha evidenziato come le donne stesse non hanno pienamente consapevolezza di quanto sia importante la dimensione finanziaria. Le altre percentuali, invece, riflettono la tendenza della violenza di genere in Italia e nel resto del mondo: per il 66% delle intervistate gli abusi fisici sono un fenomeno diffuso tra le over 50 tanto quanto tra quelle più giovani. Inoltre, la quasi totalità del campione ritiene che la maggior parte delle violenze avvengano in famiglia (89%) e per il 94% sono più probabili se l’uomo «è stato educato così». Risposte che da un lato mettono in luce la persistenza di alcuni vincoli culturali e sulla necessità di una rivoluzione che deve educare la società, cominciando dai più piccoli. «La violenza sulle donne è purtroppo ancora molto diffusa e non si esprime solo con azioni fisiche ma coinvolge tanti aspetti. Ho trovato abbastanza sorprendente che le intervistate ritengano particolarmente impattante la violenza verbale rispetto a quella economica. Eppure, è quest’ultima che davvero impedisce l’empowerment femminile e che nega la libertà di scelta. Queste risposte devono farci riflettere perché dimostrano quanto sia importante fare attenzione al linguaggio e alla cultura, combattendo vecchi retaggi e stereotipi. Contribuire concretamente al creare pari opportunità per le donne è una mission per cui P&G continuerà a impegnarsi sia internamente che esternamente», ha commentato Barbara Del Neri, direttrice marketing Sud Europa di Procter & Gamble.

LE CAMPAGNE

Per ribaltare questi situazione la multinazionale sta portando avanti da alcuni anni progetti che sostengono la realizzazione del pieno emporwerment femminile, sia a livello sociale che aziendale, con un'attenzione particolare verso le over 50. Molto successo ha avuto #ShareTheLoad, la campagna di sostegno per le donne indiane, ancora considerate in patria gli unici membri della famiglia che possono occuparsi delle incombenze domestiche. In Italia, invece, tra le ultime campagne si ricorda quella di Dash in cui a fare il bucato non è una 'classica' casalinga, ma un uomo, l'ex calciatore Francesco Totti.

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