30 Novembre Nov 2018 1634 30 novembre 2018

Le cose da sapere sul reato di stalking

La guida sulla legge che lo punisce tratta dal manuale In difesa delle donne realizzato dal Senato «per orientarsi nel panorama nazionale e regionale» sul tema della violenza di genere.

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Guida Senato Stalking Donne

Cosa fa l'Italia contro la violenza di genere? Una domanda a cui Palazzo Madama ha risposto in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, grazie al lavoro dell'Ufficio Valutazione Impatto che ha presentato la guida (fortemente voluta da Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato) In difesa delle donne. Che, come spiegato nella premessa, vuole essere «uno strumento concreto per chi vuole orientarsi nel complesso panorama nazionale e regionale» per quanto riguarda tutte quelle forme di violenza maschile - psicologica, fisica, sessuale - che colpiscono le donne in quanto donne, costituendo non solo una discriminazione ma anche, e soprattutto, una violazione dei diritti umani. Tra i reati trattati, figura al primo posto,a pagina 7, quello di stalking: secondo uno studio condotto dall'Istituto nazionale di statistica del 2016 ad essere vittime di comportamenti persecutori sono state infatti, almeno una volta nella vita, più di tre milioni di italiane. Gli autori sono per lo più uomini: su 10 condannati con almeno un reato di stalking (che si associa più frequentemente ai reati di violenza privata, lesioni personali e ingiurie) c’è una donna sola. Sebbene i dati mostrino una crescente tendenza alla denuncia (dai 9.027 atti persecutori denunciati nel 2011 siamo passati ai 13.177 del 2016) e le condanne siano in forte aumento (35 sono state le sentenze per stalking nel 2009, 1.601 nel 2016) l'obiettivo del Senato è quello di sensibilizzare maggiormente i cittadini su questa tipologia di reato e cosa fare per fronteggiarlo.

CHE COS'È LO STALKING

Il reato di atti persecutori (in inglese stalking) consiste in un insieme di condotte vessatorie ripetute nel tempo che provocano un danno alla vittima incidendo sulle sue abitudini di vita oppure generando un grave stato di ansia o di paura per la propria incolumità o per quella di una persona cara. Rientrano fra questi gesti: le ripetute telefonate, l'invio di buste, sms, e-mail e messaggi tramite internet, la pubblicazione di post o video a contenuto ingiurioso, sessuale o minaccioso sui social network, i pedinamenti, le minacce reiterate, i ripetuti apprezzamenti, invii di baci e sguardi insistenti e minacciosi.

COSA FARE PER DIFENDERSI

La vittima deve presentare querela entro sei mesi dalla consumazione del reato, che coincide con l'evento di danno (cioè l'alterazione delle proprie abitudini di vita o l'insorgere di un perdurante stato di ansia o di paura) o con l'evento di pericolo (cioè il fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto). La querela può essere ritirata solo in sede processuale. Nei casi di stalking aggravato rientrano quelli commessi nei confronti di un minore o di una persona disabile, o quando è connesso con un altro delitto per il quale si procede d'ufficio.

LE MISURE DI PROTEZIONE PER LA VITTIMA

L'AMMONIMENTO DEL QUESTORE

La vittima può ricorrere, in alternativa alla querela, a una procedura di ammonimento per far desistere lo stalker dalle sue attività persecutorie. Il questore, assunte le necessarie informazioni – ed eventualmente ascoltando altre persone informate dei fatti - è tenuto a convocare il soggetto, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge. Viene quindi redatto un verbale da consegnare all'ammonito e, successivamente, alla persona che ne ha fatto richiesta. Si tratta comunque di un provvedimento amministrativo, quindi il destinatario può fare ricorso al prefetto o al TAR.

L'APPLICAZIONE DI UNA MISURA DI PREVENZIONE DA PARTE DELL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA

Agli indiziati di stalking - su proposta della procura della Repubblica - possono essere applicate dall'autorità giudiziaria diverse misure di prevenzione personali come ad esempio la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, alla quale possono essere aggiunti, se ritenuti necessari, il divieto di soggiorno in uno o più comuni, diversi da quelli di residenza o dimora abituale, l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale e le misure di prevenzione patrimoniali, come il sequestro o la confisca dei beni.

L'APPLICAZIONE DI UNA MISURA CAUTELARE

Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può disporre l'applicazione di misure cautelari come l'allontanamento dalla casa familiare: all'imputato viene dunque ordinato di lasciare immediatamente l'abitazione e di non farvi rientro senza l'autorizzazione dell'organo giudiziario. Il soggetto incriminato è inoltre tenuto a versare un assegno periodico a favore dei conviventi, nel caso in cui questi rimangano privi di mezzi. L'allontanamento può essere monitorato anche attraverso l'applicazione del cosiddetto braccialetto elettronico (se disponibile). Allo stalker è proibito avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, dai suoi familiari, da persone che vivono con lei, o che le sono comunque legate da una relazione affettiva. Inoltre ha l'obbligo di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa, oltre al divieto di comunicare con qualunque mezzo con la vittima o i suoi familiari, se non nel rispetto delle limitazioni imposte dal giudice (ad esempio nel caso di contatti necessari per motivi di lavoro o per esigenze abitative).

IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER LA VITTIMA

Nel caso in cui il reato di stalking sia commesso sul territorio nazionale ai danni di una persona straniera, ed emerge un concreto pericolo per la sua incolumità, la vittima può chiedere la concessione del permesso di soggiorno, rilasciato dal questore e con validità annuale, che le consente l'accesso ai servizi assistenziali e allo studio.

LO STALKING A PROCESSO

Lo stalking è un reato perseguibile sia su querela (la remissione può essere solo processuale) che d'ufficio (nelle ipotesi più gravi). In caso di flagranza è previsto l'arresto obbligatorio dell'autore del crimine. Inoltre, nel corso delle indagini è possibile procedere con l'ausilio di intercettazioni; i processi di questo tipo godono inoltre di una corsia preferenziale: hanno infatti priorità assoluta nella formazione dei ruoli di udienza. Le vittime possono essere ammesse al gratuito patrocinio legale anche indipendentemente dal reddito. Inoltre va ricordato che questo tipo di delitto non può mai essere estinto a seguito di condotte riparatorie da parte dell'autore del reato.

COSA RISCHIA PENALMENTE LO STALKER

Lo stalker incorre penalmente nella reclusione da sei mesi a cinque anni. La pena sale fino a un terzo se il persecutore è l'ex/attuale compagno della vittima o agisce attraverso strumenti informatici e telematici. Inoltre può essere aumentata fino al 50% se il colpevole è una persona travisata (che abbia cioè alterato il proprio aspetto in modo tale da rendersi difficilmente riconoscibile), se perseguita un minore, una donna incinta o un disabile, se compie gli atti persecutori con l'uso di armi. L'aguzzino che uccide la persona perseguitata rischia la pena dell'ergastolo.

COSA DICE ESATTAMENTE LA LEGGE

Il reato di stalking è disciplinato dall'Art. 612-bis del Codice Penale che recita così: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio».

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