Femminicidio

Femminicidio

29 Novembre Nov 2018 1845 29 novembre 2018

Assolti in Argentina i tre assassini di Lucía Pérez

La ragazza di 16 anni morì nel 2016 dopo essere stata stuprata, ma per i giudici non ci sono prove. E il dibattimento è diventato un processo alla vittima. Le attiviste non ci stanno. 

  • ...
lucia-perez-argentina-assoluzione

Sono giorni di indignazione in Argentina dove, proprio nella settimana in cui si ricordava la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, è arrivata una sentenza che ha fatto rabbrividire l’intero Paese e che riguarda Lucía Pérez, la ragazza di 16 anni morta dopo essere stata violentata da tre spacciatori. La Corte di Mar del Plata, città sulla costa dell’oceano Atlantico dove è avvenuto il fatto, ha infatti deciso di assolvere i tre imputati. I giudici Facundo Gómez Urso, Aldo Carnevale e Pablo Viñas hanno condannato due di loro – Matias Farias di 25 anni e Juan Pablo Offidani di 43 - a otto anni di carcere e al pagamento di una multa di 135mila pesos per il reato di possesso e commercializzazione di stupefacenti, aggravato dalla vendita a un minore nella giurisdizione di una scuola. Il terzo uomo, Alejandro Maciel, di 61 anni, ha ottenuto invece la piena assoluzione. È sparito quindi il loro coinvolgimento nel delitto che aveva scosso l’Argentina per la modalità della sua esecuzione e che aveva originato la proclamazione del primo sciopero nazionale delle donne argentine, il 19 ottobre 2016.

QUANDO È LA VITTIMA A ESSERE GIUDICATA

La giovane vittima era stata drogata e violentata più volte con oggetti che le avevano causato delle emorragie interne. Lavata e rivestita dai suoi aguzzini, era stata poi abbandonata, agonizzante, nei pressi di un ospedale. Ma per lei non c’era stato niente da fare. «Lucía Pérez è stata uccisa due volte. La prima volta, dagli esecutori diretti; la seconda, da quelli che li hanno assolti», hanno commentato le associazioni locali che si battono contro la violenza di genere. «Non ci aspettavamo questo, ci aspettavamo una sentenza diversa», ha detto Guillermo, il padre della vittima. E non è solo il verdetto a indignare. L’intero dibattimento, infatti, è stato caratterizzato da domande relative ai comportamenti di Lucía: in particolare, difesa e giudici si sono concentrati sui rapporti spesso turbolenti della ragazza – che secondo loro dimostrava più della sua età - con la sua famiglia, e sull’uso di stupefacenti. Addirittura si è parlato della sua condotta sessuale, perché «sceglieva volontariamente gli uomini con cui stare, e dal suo passato si può scartare completamente la possibilità che sia stata sottomessa e inoltre aveva detto di aver avuto relazioni con uomini anche di 29 anni. Qui non c’è stata violenza fisica, né psicologica». In pratica, il fatto non sussiste, non ci sono abbastanza prove.

INDIGNAZIONE E RABBIA

«La decisione presa si è basata su una valutazione crivellata di stereotipi sessisti e discriminatori, trasformando il processo in un processo sulla biografia di Lucia, la vittima, piuttosto che concentrarsi sull'analisi del comportamento degli imputati», si legge nel sito Cosecha Roja, dedicato alle violenze dell’America Latina. Mentre davanti al tribunale di Buenos Aires in centinaia, tra persone comuni e associazioni femministe, hanno protestato con striscioni e slogan. «Vogliono dirci che la sua vita non vale nulla, che le relazioni di potere che sono alla base della violenza machista non esistono, che l'enorme movimento femminista che ha portato il suo sorriso come bandiera di lotta in tutto il Paese deve tacere. Non lo faremo, noi non perdoniamo, non dimentichiamo, non riconciliamo» ,hanno urlato uomini e donne, insieme. La protesta non è rimasta all’interno dei confini dell’Argentina, ma si è spostata in altri Stati vicini, come Cile e Venezuela: tutti a chiedere a gran voce «Non una di meno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso