Femminicidio

Femminicidio

28 Novembre Nov 2018 1617 28 novembre 2018

La parola ai testimoni per dire #Nonènormalechesianormale

A Montecitorio, per la campagna contro la violenza sulle donne, Palombelli, D'Urso, Mosca e Bortone hanno intervistato persone che hanno affrontato stalking, femmicidi e abusi. Il video. 

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Mercoledì 21 novembre, nella Sala della Lupa di Montecitorio, sede della Camera dei deputati, politici, personaggi dello spettacolo, stampa e Forze armate hanno detto insieme #NonÈNormaleCheSiaNormale. Un'iniziativa, lanciata dalla vicepresidente Mara Carfagna, per porre l'attenzione sulle vicende di stalking, abusi e femminicidio che riempiono sempre più spesso le cronache di quotidiani e telegiornali. L'evento è stato introdotto dalla giornalista Maria Latella, mentre Barbara Palombelli, Barbara D'Urso, Monica Mosca e Serena Bortone hanno intervistato persone comuni vittime, sopravvissute e parenti di chi invece non è riuscito a salvarsi, di violenza di genere. «Dobbiamo combattere quella guerra silenziosa che si consuma fra le mura domestiche. Bisogna cambiare la testa delle persone e rivoluzionare la cultura», ha detto Carfagna.

I MIEI FIGLI, UCCISI DA UN BRAVO RAGAZZO

Giovanni Palummieri ha raccontato a Barbara Palombelli la storia dei suoi figli Ilaria e Gianluca, uccisi nel 2011 da Riccardo Bianchi, ex fidanzato di lei, a soli 20 e 21 anni. «Era il classico bravo ragazzo, quello che nemmeno ti dava del tu». Le cose sono cambiate quando la giovane ha capito di non essere più innamorata di lui, e l'ha lasciato. Iniziò così una vera persecuzione. «Mia figlia diede poco peso alla cosa, era sempre stata una combattente, faceva boxe. Non so cosa sia successo e perché lui sia diventato un mostro. Probabilmente era incapace di elaborare il dolore per la tortura». Riccardo Bianchi ha ucciso con 20 coltellate Gianluca e poi ha tenuto prigioniera per 14 ore Ilaria, soffocandola con un sacchetto di plastica dopo averla violentata. «È morta nell'indifferenza, i vicini l'hanno sentita urlare ma non hanno fatto niente. Se avessero telefonato a qualcuno, ora sarebbe viva. Ho saputo che i miei figli erano stati uccisi ascoltando il telegiornale. Se io sono ancora qua lo devo alla sensibilità di un questore, altrimenti l'avrei fatta finita».

GUARDA CHE TI FACCIO

«Mi batto da anni per far passare un messaggio: se ti picchia, non ti ama», ha detto Barbara D'Urso introducendo la storia di Filomena Lamberti, 58 anni, sfigurata con l'acido dal marito. «Quando lui dice che senza di noi non può vivere ci sentiamo quasi lusingate e pensiamo che cambierà. Ma noi è così». Era notte quandola donna fu svegliata dal marito, che le disse: «Guarda che ti faccio» e le rovesciò una bottiglia di acido sul viso. Oggi Filomena, dopo 25 interventi, sta meglio e si batte per insegnare ai suoi tre figli il rispetto per le donne. «Il mio ex marito è libero dopo aver scontato 18 mesi solo per maltrattamenti. A me non è stata data giustizia. E lui va in giro a dire che se tornasse indietro lo rifarebbe».

TUTTO QUESTO NON È NORMALE

Il signor Renato ha chiesto di rimanere anonimo per proteggere i suoi nipoti, di 10 e 7 anni, testimoni dell'omicidio della mamma da parte del padre quando avevano appena tre e sei anni. Dopo anni, i due bambini vengono ancora seguiti da psicologi e assistenti sociali, perché ancora non sono sereni. Lo ha raccontato a Monica Mosca. «Il momento peggiore è la sera, quando rivivono con più terrore ciò che hanno visto. Il maschio mi dice che non vuole crescere perché non vuole diventare come il papà. Anche all'esterno la situazione non va bene: vengono emarginati, trattati come anormali. Noi siamo due pensionati, io ho 74 anni. Abbiamo utilizzato la buonuscita per evitare che questo delinquente si ritrovasse in libertà e ci siamo riusciti. I nostri nipoti però sono devastati, hanno bisogno dello psicologo anche d’estate. Siamo tutti in terapia. Non è normale che le istituzioni ci abbiano abbandonato come hanno abbandonato mia figlia che ha tentato tutto il possibile per difendersi dal marito. Non è normale che il centro antiviolenza faccia una relazione e la Procura risponda dopo sei mesi con un ammonimento verbale. Non è normale che il suo assassino sia stato liberato dai domiciliari il 12 febbraio e lei uccisa il 12 marzo».

QUEI CONTROLLI CHE ANNUNCIANO LA VIOLENZA

Serena Bortone ha intervistato Patrizia Pagliarone, 48 anni. Vittima di stalking tra il 2007 e il 2009 da parte dell’ex compagno Andrea Buscemi, l'attore e regista teatrale che attualmente è anche assessore alla cultura nel comune di Pisa nonostante una raccolta firme contro la sua nomina. «Da subito si è dimostrato molto geloso. Tendeva a isolarmi. Mi sottraeva anche la notte i cellulari. Mi svegliava facendomi degli interrogatori martellanti. I suoi insulti più frequenti? Troia, vomito di cane, zingarella di periferia. Poi ci sono stati gli appostamenti, le citofonate ai vicini, le aggressioni a mio cognato e mia sorella. Ha fatto anche di tutto per distruggere il rapporto con mio figlio». Ma il reato era già andato in prescrizione, quindi l'uomo ha pagato solo un risarcimento danni.

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