28 Novembre Nov 2018 1233 28 novembre 2018

Renzo Rosso ha denunciato i centri anti-violenza

Il patron Diesel e Presidente del Lanerossi Vicenza ha presentato una querela a seguito dalle accuse delle femministe in merito al caso delle raccattapalle sexy in campo.

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Denuncia Renzo Rosso Femministe

Utilizzare 12 pallavoliste under 16 dell’Anthea Volley come raccattapalle in succinte canotte e striminziti shorts durante una partita di campionato del Lanerossi Vicenza del 16 settembre era stata la 'geniale' trovata della società di Renzo Rosso che, oltre ad essere il patron del marchio Diesel è anche il Presidente della squadra che milita in serie C. Nessun intento sexy in realtà, stando alle parole dell'imprenditore vicentino che con l’iniziativa voleva soltanto «coinvolgere alcune realtà sportive locali». A nulla però sono valse tali puntualizzazioni per sopire la valanga di critiche da cui è stato sommerso. La sua scelta di pessimo gusto, a fine gara, aveva infatti scatenato una furiosa polemica a distanza tra il consigliere d’opposizione Sandro Pupillo e la società biancorossa per un presunto uso «sessista» delle ragazzine. Nel suo profilo Facebook Pupillo aveva infatti definito «una vergogna totale aver visto allo stadio Menti minorenni col culo fuori, piazzate sotto una curva di tifosi, e più in generale all’interno di tutto lo stadio, luoghi non famosi per il rispetto, l’educazione e l’amore per il prossimo». All'attacco si era unito anche il Coordinamento Iris, che riunisce associazioni venete per i diritti delle donne, i quali, proprio per l’esibizione delle minorenni a bordo campo, avevano espresso attraverso un comunicato del 21 settembre forti perplessità e critiche. Ma quel comunicato adesso finirà nell'aula del tribunale, con l'accusa di diffamazione. Il patron del marchio Diesel, con la sua fondazione Only the Brave, ha infatti fatto sapere di aver presentato una denuncia-querela nei confronti dei membri dell'organizzazione.

LE ACCUSE DI DIFFAMAZIONE

A farsi promotrice di questo contro-attacco anche la moglie di Rosso, Arianna Alessi, vicepresidente della fondazione, che in una nota ufficiale ha attaccato le associazioni per i diritti delle donne affermando che il loro «documento dal carattere chiaramente diffamatorio, contenente omissioni e informazioni false e orientato al precipuo fine di screditare e di svilire la Fondazione e Renzo Rosso che, viceversa, portano avanti da anni iniziative solidaristiche in vari ambiti di interesse sociale, nonché in tema di tutela delle donne». Ricordiamo infatti che la fondazione di Rosso aveva deciso, qualche mese fa, di aprire un servizio antiviolenza a Bassano del Grappa (nonostante esista già da anni, nel medesimo contesto, Spazio Donna, Centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione del Veneto). Nella nota si legge ancora che «le circostanze addotte nel comunicato - tra le quali che l’attività svolta a favore delle donne vittime di violenza sarebbe condotta con modalità illegittime e per mera ostentazione di denaro - non corrispondono a verità, e potevano essere appurate facilmente anche solo osservando la pluralità di attività portate avanti dalla Fondazione e dal Fondatore».

I CENTRI ANTIVIOLENZA: «SIAMO PREOCCUPATE»

Domenica 25 novembre 2018, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, i giocatori del Lanerossi Vicenza sono scesi in campo allo stadio Menti indossando una maglietta con il logo «Mai più», il servizio di ascolto e assistenza psicologica dell'Associazione di Rosso. Interrompendo il silenzio sulla vicenda, Maria Pia Mainardi Agostinelli, responsabile dello sportello di Spazio Donna, ha espresso però la sua più viva preoccupazione: «Abbiamo appreso della querela tramite il comunicato: a noi era arrivata solo la diffida, a firma di un pool di legali, poche ore dopo la diffusione della nostra posizione, alla quale abbiamo risposto non con delle scuse ma con delle spiegazioni. Nei prossimi giorni ci vedremo con i nostri avvocati e decideremo sul da farsi ma è ovvio che la cosa ci ha basito e raggelato, soprattutto per la delicatezza del contesto in cui si colloca: non si può fare del clamore, rischiando di allontanare le vittime da chi le può aiutare».

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