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27 Novembre Nov 2018 1913 27 novembre 2018

Nei parlamenti europei una donna su quattro ha subito molestie

Per uno studio dell'unione interparlamentare il 24,7% tra deputate e donne negli staff degli eletti è stata vittima di abusi. A maggiore rischio le attiviste della parità di genere.

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Violenza Sulle Donne Metoo Significato

Cosa si può fare quando il molestatore è lo stesso che scrive le leggi? Colui che decide, eletto dai cittadini quali sono le regole che governano il nostro mondo? È possibile che proprio nei luoghi in cui il diritto viene stabilito, non si rispettino i diritti di metà della popolazione? Tra gennaio e giugno 2018 l'unione interparlamentare globale (Upi) e l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (Apce), cioè l'organizzazione che "riunisce" le assemblee parlamentari a livello mondiale e l'organo che si occupa di diritti umani e dove siedono i rappresentanti della maggioranza dei Paesi europei, hanno condotto uno studio dal titolo chiarissimo - «Sessismo, molestie, violenza contro le donne nei parlamenti d'Europa» - e conclusioni sfortunatamente altrettanto limpide. La ricerca si è basata su conversazioni faccia a faccia con 123 donne provenienti da 45 Paesi europei, di cui 81 deputate o senatrici e 42 membri di staff parlamentari e i dati emersi sono impressionanti. Il 24,7% delle intervistate ha infatti affermato di aver subito delle molestie o violenze sessuali, il 14,8% di aver subito violenza fisica, il 46,9% ha ricevuto minacce di morte o di pestaggio, il 58,25 è stata bersaglio di attacchi sessisti sui social, il 67,9% è stata oggetto di osservazioni basate sul proprio aspetto fisico o su stereotipi di genere, e ben l'85,2% ha subito durante il proprio mandato violenza psicologica.

IL 40,5% DELLE DONNE CHE LAVORANO IN UNO STAFF PARLAMENTARE VITTIMA DI MOLESTIE

La ricerca dimostra anche come il sessismo non dipenda dalla posizione e dal reddito di chi la esercita, anzi. Il 40,5% delle donne che fanno parte di uno staff parlamentare ha dichiarato di aver subito molestie sessuali sul lavoro e nel 69,2% dei casi l'autore era un parlamentare maschio. In compenso il tasso di denunce è spaventosamente basso: hanno denunciato la molestia alla polizia ma anche solo all'ufficio sicurezza del parlamento solo il 23,5% delle donne deputate o senatrici e appena il 6% delle assistenti parlamentari. Al contrario, per dire, il 50% di chi ha subito minacce o violenza fisica ha anche denunciato. E questo mentre la maggioranza di loro ha lamentato l'inesistenza all'interno dell'istituzione per la quale lavorano di un qualsiasi meccanismo o servizio a cui possano rivolgersi nel caso di violenza o molestia. Lo studio conclude anche che le donne minori di quarant'anni e quelle più attive nella lotta alla discriminazione di genere sono quelle maggiormente a rischio.

«NON MI AVREBBERO ATTACCATO, SE NON FOSSI STATA COSÌ COMBATTIVA»

La ricerca spiega infatti come tra i primi bersagli di attacchi organizzati - spesso da gruppi antifemministi o ultraconservatori - si trovino le donne che sono in prima fila nella lotta contro la disuguaglianza e la violenza di genere o quelle attive su altri argomenti politici sensibili, dal contrasto alla corruzione all'accoglienza per i rifugiati. «Non mi avrebbero attaccato, se non fossi stata così combattiva», è una delle testimonianze raccolte nel report. E ancora ha raccontato un'altra: La loro motivazione è politica, ma loro preferiscono usare l'arma del sessismo. I miei oppositori sono a corto di argomenti politici, quindi mi attaccano per il fatto di essere una donna». Ma se il sessismo è usato come arma politica, significa che queste discriminazione hanno anche effetto su quali parti politiche prevalvono e su come vengono scritte le leggi. Resta che la fascia più a rischio è quella delle donne under 40, tra le quali la percentuale delle vittime di molestie sessuali è più alta di 12 punti percentuali e di osservazioni sessiste e a sfondo sessuale è più alta di ben nove punti. Di fronte a queste cifre allarmati, l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha deciso di lanciare l'iniziativa '#NotInMyParliament ('Non nel mio Parlamento') per combattere il sessismo e gli abusi sessuali nei parlamenti europei e sensibilizzare e mobilitare le diverse assemblee nazionali. «In democrazia, il Parlamento deve essere un'istituzione esemplare, un luogo dove il lavoro di donne e uomini si fonda sull'uguaglianza, il rispetto e la sicurezza», ha dichiarato Liliane Maury Pasquier, presidente dell'Apce. Mentre il capogruppo italiano all'Apce, Alvise Maniero del M5s, si è impegnato a fare da cinghia di trasmissione «di questa iniziativa nel nostro parlamento». Le deputate e le senatrici italiane sono chiamate a vigilare, a nome di tutte le cittadine.

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