Femminismo

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26 Novembre Nov 2018 1656 26 novembre 2018

Di cosa si è parlato all'assemblea nazionale di Non una di meno

Lavoro, aborto e migranti sono state le parole chiave dell'incontro che domenica 25 novembre ha riunito a Roma le attiviste di tutta Italia. Noi c'eravamo.

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Manifestazione Roma Contro La Violenza Sulle Donne 24

Lavoro, aborto e migrazioni sono state le parole chiave dell'Assemblea nazionale di Non una di meno che si è svolta domenica 25 novembre a Roma. Mentre il giorno precedente migliaia di persone erano scese nelle strade della Capitale per partecipare alla manifestazione, questo era un incontro più ristretto, l'occasione per le attiviste di tutta Italia di confrontarsi e decidere le linee guida per il 2019. Nella sala del liceo scientifico statale Nomentano, l'unica scuola che ha offerto gratuitamente uno spazio dopo il rifiuto delle università della città di ospitare il movimento, una dopo l'altra, Alice, Rossella, Chiara, Selene, Camilla, Lidia, Caterina, Marta (e la lista potrebbe continuare) hanno preso la parola per dire quali secondo loro sono le questioni più urgenti. Il primo pensiero è andato allo sciopero dell'otto marzo, ma sono tornati più volte anche i nomi di Simone Pillon, il senatore leghista autore del discusso disegno di legge su separazione, divorzio e affido dei figli, e di Matteo Salvini, ministro dell'interno e vicepremier che dà il nome al decreto legge per la sicurezza. Ma anche quelli di Donald Trump e del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Uomini che, in nome della supremazia maschile, limitano le libertà di tutti e contro i quali non basta difendere i diritti delle donne. «Non una di meno dev'essere tutto: antirazzista, antifascista e femminista», ha detto Wissal, migrante e attivista della sezione di Trieste. Ecco il riassunto di cosa ha in mente il movimento per il prossimo anno.

IL DIRITTO DI SCIOPERO DEV'ESSERE DI TUTTE

Lo sciopero femminile dell'otto marzo, un'astensione dal lavoro «produttivo e riproduttivo», è lo strumento che Non una di meno usa per dimostrare alla politica che senza le donne, ma non solo, il mondo non va avanti. L'obiettivo per il 2019 è quello di riuscire a coinvolgere nella protesta anche chi lavora in nero, è precaria o, semplicemente, non può permettersi di perdere una giornata retribuita. Per loro il movimento da un paio d'anni ha organizzato una Cassa di mutuo soccorso, un'iniziativa che offre un aiuto economico per aiutare a scioperare. «Una cassa di resistenza» l'ha definita Selene, arrivata da Bergamo, che raccoglie i soldi attraverso iniziative autorganizzate e che nei prossimi mesi si vorrebbe rendere più strutturata a livello territoriale e nazionale.

IL DIBATTITO PIÙ ACCESO: ACCETTARE L'INVITO DELLA FIOM PER IL CONGRESSO NAZIONALE?

Al tema sul lavoro si lega quello dei sindacati, istituzioni con cui Non una di Meno ha un rapporto complesso fin dal primo sciopero globale femminista del 2017. «Soprattutto con la Fiom-Cgil», ha specificato Chiara, attivista della sezione romana, a LetteraDonna. Non è un caso quindi che i dibattiti più accesi della giornata siano nati perché la Fiom ha chiesto a Non una di meno di accettare l'invito al 27° congresso nazionale previsto dal 12 al 15 dicembre 2018 a Riccione. Se in molte si sono dette favorevoli, non sono mancate le voci contrarie, soprattutto da parte della sezione livornese. Il timore era quello di essere strumentalizzate e non mantenere l'autonomia del movimento, ma alla fine a maggioranza è stata presa la decisione di accettare l'invito. «È giusto confrontarsi, poi però le assemblee devono chiudersi con delle decisioni prese, non si può rimandare all'infinito», ha spiegato Chiara, «noi ci vediamo tre volte all'anno di persona e bisogna approfittarne, perché lavorare con la mailing list è complicato».

LA LOTTA SULLA 194 (PURTROPPO) NON È FINITA

Maggiore unità invece sulla difesa della legge 194. «Senza aborto non siamo padrone dei nostri corpi», come ha detto Rossella, della sezione fiorentina. Nella sala a tutte sembra di fare un salto nel passato: davvero a 40 anni dalla sua approvazione stiamo difendendo il diritto di abortire? Non era una battaglia che avevano combattuto e vinto le nostre mamme? Eppure mai come ora quella che sembrava una libertà acquisita è minacciata da mozioni come quelle di Alessandria, Verona, Roma e per contrastare gli attacchi sempre più frequenti Non una di meno ha indetto lo stato di agitazione permanente.

NON CI PUÒ ESSERE FEMMINISMO SENZA ANTIRAZZISMO

Il movimento difende i diritti delle donne, ma anche dei migranti, delle persone LGBTQ, e di tutte quelle minoranze che si sentono oppresse dal sistema attuale. «Noi non siamo il movimento delle donne per le donne, ma siamo il movimento alternativo a tutto quello che non funziona», ha ribadito Wissal, attivista triestina, per la quale l'otto marzo 2019 deve essere prima di tutto antirazzista. E in molte vorrebbero organizzare in Italia un incontro internazionale dei femminismi per mostrarsi unite contro l'ondata globale reazionaria.

UN MOVIMENTO CHE CRESCE IN NUMERO E CONSAPEVOLEZZA

L'ideale di molte è quello di poter allargare il movimento il più possibile. A Rimini e Palermo nel 2018 sono nati nuovi nodi della rete di Non una di meno e da quasi tutte le città i pullman organizzati per la manifestazione di sabato erano il doppio dell'anno precedente. Da Napoli erano addirittura cinque. A LetteraDonna Ross, giovane attivista napoletana, ha raccontato che sono state loro le prime a soprendersi. «Ne avevamo preventivati tre, invece le richieste continuavano ad arrivare e ci siamo guardate dicendo: Ma cosa sta succedendo?». Il merito è di tanto lavoro fatto sul territorio, come ribadisce anche Giorgia, 21 anni, di Torino. Dal capoluogo piemontese sono arrivati due pullman, organizzati grazie alle raccolte fondi. Entrambe sono soddisfatte dell'assemblea: «Va bene non essere d'accordo, l'unanimità non è un simbolo di democrazia», ha detto Ross e il pensiero è rivolto al dibattito sulla Fiom. «Non la chiamerei spaccatura perché non ha provocato forme di sganciamento di realtà territoriali», ha confermato Chiara, portavoce della sezione romana, che ha aggiunto: «All'interno del movimento siamo maturate molto e oggi lo abbiamo dimostrato».

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