Femminismo

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26 Novembre Nov 2018 1845 26 novembre 2018

Musawah, quell'Islam femminista sempre più in crescita

Il movimento, tra i finalisti del il premio ‘Innovazione democratica’, ha riletto il Corano reintretando i passaggi che denigrano le donne e il loro ruolo in famiglia e nella società.

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Essere donne musulmane e femministe. Due termini che possono sembrare in contrasto fra loro, ma in realtà perfettamente simbiotici. A portare avanti questi tesi è il movimento globale Musawah, che si batte per promuovere l’uguaglianza e la giustizia nella famiglia islamiche, e che è stato scelto dal Consiglio d’Europa fra i tre finalisti per il premio ‘Innovazione democratica’, conferito durante il Forum Mondiale della Democrazia. Musawah non ha vinto, ma ha contribuito a far aprire gli occhi su una realtà in crescita, quella delle donne arabe che vogliono emanciparsi e vivere più liberamente.

MUSAWAH, LA RISPOSTA ALLE DISCRIMINAZIONI

Musawah è nato nel 2009 a Kuala Lumpur, in Malesia, durante un incontro a cui hanno partecipato oltre 250 persone proveniente da 50 Paesi: ONG, attivisti, giuristi ecc., si sono uniti per dare vita a un programma di rinnovamento, concentrato sulla valorizzazione delle donne e sull’uguaglianza di genere. Il punto di partenza è stato dedicarsi alla rilettura del Corano, il testo sacro dell’Islam, individuare i passaggi solitamente usati dagli iman per denigrare le donne e fornire una nuova interpretazione, quella più corretta e, soprattutto, slegata dal pensiero maschilista che ha permeato nei secoli scorsi la cultura islamica. «Quella che oggi viene presentata come legge islamica non è altro che un’interpretazione del testo fatta da uomini del passato, sulla base dei valori e delle norme del loro tempo», hanno spiegato gli attivisti. Il loro lavoro ha permesso così l’elaborazione di nuovi testi, che sono attualmente usati in più di 30 università e sono stati adottati anche dalle Nazioni Unite, con la rivisitazione di alcune delle summe che disprezzano le donne.

UNA NUOVA DEFINIZIONE DI QIWAMAH E WILAYAH

«Uno dei lavori più recenti di Musawah è stato quello di mettere in discussione e offrire una lettura diversa dei concetti giuridici di 'qiwamah' e 'wilayah', che sono comunemente considerati come la giustificazione per la dominazione e la messa sotto tutela delle donne da parte degli uomini», ha spiegato Suri Kempe, manager del movimento e sua portavoce al Consiglio d'Europa. Qiwamah significa 'custodia' e si riferisce in questo caso al controllo totale del marito nei confronti della moglie. All'uomo è permesso amministrare i beni della famiglia, limitare i movimenti della consorte e ovviamente punirla in caso di disobbedienza. Wilayah rafforza il termine precedente, indicando un 'padrone' che comanda sui suoi sottoposti per indirizzarli a comportamenti migliori da seguire nella vita terrena, in modo che loro guadagnino la beatitudine eterna. Il movimento Musawah ha ragionato su queste definizioni, cambiando la loro accezione: le due parole indicano così un significato più sfumato di protezione e sorveglianza, compiute con amore.

I TRAGUARDI CONQUISTATI

Una grande vittoria, ha poi raccontato Suri Kempe, riguarda l'India, dove grazie all'intervento di Musawah, che ha collaborato con una ONG locale, la Corte Suprema, dopo anni di proteste, ha finalmente vietato la pratica che permette agli uomini di divorziare solo ripetendo tre volte la parola 'talaq'. Ma serve l'aiuto di tutti per ingrandire questa organizzazione e dar voce all'intero mondo femminile islamico. «Le donne possono permettersi il lusso di non ottenere maggiore potere nelle loro comunità religiose? Di non partecipare nella definizione della religione che professano? Non credo che questa sia più un'opzione», ha sottolineato la manager, che ha lanciato un appello all'Unione Europea dove «vediamo aumentare le tensioni a causa dell'immigrazione, in particolare dai Paesi arabi, e la xenofobia a causa del risorgere del populismo. Emerge quindi una sempre maggiore difficoltà nel dialogo tra le religioni, specialmente con quella musulmana». Sostenere Musawah può essere un primo, grande passo verso lo sviluppo di quell'Islam moderato che in pochi conoscono.

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