22 Novembre Nov 2018 1909 22 novembre 2018

Le cose da sapere sull'Assemblea generale di Non una di meno

Il movimento femminista domenica 25 novembre si riunisce a Roma per discutere dello sciopero previsto per l'8 marzo. Tra le tematiche affrontate anche il ddl Pillon.  

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«Forti della tanta strada fatta finora, siamo pronte ad affrontare una nuova sfida, a ridisegnare il campo delle nostre lotte». È una parte del comunicato stampa con cui il movimento Non una di meno ha indetto la sua assemblea nazionale, prevista a Roma per il 25 novembre 2018, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Dalle 10 alle 16, presso il Liceo Scientifico Statale Nomentano di via della Bufalotta, le attiviste si ritrovano per organizzare uno sciopero di protesta, previsto per l'8 marzo 2019.

VECCHI PROBLEMI, NUOVI NEMICI

Non una di meno ha sottolineato con preoccupazione la deriva razzista e sessista che alcuni Paesi stanno intraprendendo con i loro governanti: dal Brasile di Jair Bolsonaro agli Stati Uniti di Donald Trump, fino ad arrivare al vecchio Continente, con l’Ungheria di Viktor Orbán e l’Italia del vicepremier Matteo Salvini. «Inquietanti assonanze riecheggiano nelle loro parole. La guerra contro donne, migranti, trans*, lesbiche, e chiunque non si adegua ai modelli di sessualità dominanti, si fa sempre più esplicita e violenta. La violenza si afferma come ordine del discorso istituzionale, come strumento di governo dei flussi attraverso i confini e nelle metropoli, dei rapporti familiari, sociali e politici, dell’accesso al lavoro e al welfare».

QUELLE PROPOSTE CHE FANNO DISCUTERE

Come già avvenuto nelle precedenti manifestazioni, anche quest’assemblea affronta il decreto Pillon, arrivato in commissione Giustizia del Senato il 10 settembre 2018. Firmato dal legale bresciano e senatore leghista, il documento vuole rinnovare le leggi italiane sui temi del divorzio, matrimonio, affido dei figli e interruzione di gravidanza per, riportando le sue parole, «arrivare alla bigenitorialità perfetta». «In Italia un piano coerente e organico lega il Ddl Pillon, le mozioni antiabortiste, il DEF e il decreto Sicurezza: si tratta di misure che puntano a minare l’autodeterminazione, riproponendo un modello patriarcale di società utile a giustificare e approfondire l’impoverimento e lo sfruttamento. Il reddito di cittadinanza proposto dal governo consolida infatti la dipendenza economica, creando gerarchie e divisioni», ha commentato il movimento, aggiungendo che queste proposte sono un incentivo alla violenza, che viene legittimata a livello sociale e istituzionale. Anche la chiusura dei centri antiviolenza - e le difficoltà delle associazioni che forniscono assistenza alle donne - è motivo di protesta: servono spazi e fondi per garantire gli aiuti alle persone che hanno bisogno di essere accolte e ascoltate.

L’AGITAZIONE PERMANENTE

«Lo stato di agitazione permanente è una risposta diretta, una sfida a tutto questo», ha concluso Non una di meno. Che ha invitato tutte le donne a mobilitarsi per tutelare i loro diritti, in primis quello di poter gestire il proprio corpo. «La costruzione dello sciopero richiede la creazione di strumenti nuovi, adeguati al coinvolgimento attivo di reti sempre più ampie, a partire dalla materialità delle nostre vite. Dobbiamo fare dell’otto marzo uno spazio di lotta e riappropriazione, il momento di esplosione della nostra forza».

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