22 Novembre Nov 2018 1254 22 novembre 2018

Un medico obiettore di coscienza è stato licenziato a Napoli

Il ginecologo si è rifiutato di prestare soccorso a una donna che necessitava un urgente aborto terapeutico. La paziente, che ha rischiato la vita, è stata salvata da un collega.

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Licenziato Obiettore Coscienza Napoli

La legge 194 ha fallito. Un'altra volta ancora. Questa volta a Giugliano in Campania (Napoli), dove un ginecologo, come riportato da Repubblica, si è rifiutato di prestare soccorso a una paziente alla 18esima settimana di gravidanza in quanto obiettore di coscienza. Il fatto è avvenuto la notte tra il 30 giugno e il 1 luglio, quando la donna è arrivata in ospedale in condizioni critiche, col feto già espulso e privo di battito cardiaco. Doveva essere portata immediatamente in sala parto per un urgente aborto terapeutico, ma il medico di guardia, appunto un obiettore, ha deciso di non poter intervenire. La paziente, che ha rischiato la vita, è stata salvata soltanto da un collega, non di turno, chiamato immediatamente da un'ostetrica del pronto soccorso.

L'INTERVENTO DELL'ASL

Il medico in questione però ha informato dell'accaduto i vertici della Asl di Napoli, i quali hanno stabilito la sanzione più severa possibile per il ginecologo che ha rifiutato l'intervento: licenziamento immediato. Come spiegato infatti da Virginia Scafarto, direttrice sanitaria dell'Azienda: «La giustificazione addotta dallo specialista di guardia inadempiente non è stata ritenuta valida».

IL MEDICO NON POTEVA APPELLARSI ALL'OBIEZIONE

L'obiezione di coscienza infatti esenta sì il medico dal praticare l'aborto, ma non dall'intervenire per prestare assistenza in caso di emergenza, come in questo caso. L'Asl è pronta a trasferire l'intera documentazione alla Procura e all'Ordine dei Medici. Del resto, come ha già evidenziato la Cassazione con la sentenza n. 14979/2013, la Legge 194/78, pur riconoscendo al medico obiettore il diritto di rifiutare di determinare l'aborto (chirurgicamente o farmacologicamente), tuttavia non lo autorizza ad omettere di prestare l'assistenza prima e dopo l'intervento di interruzione di gravidanza, in quanto «deve comunque assicurare la tutela della salute e della vita della donna».

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