20 Novembre Nov 2018 1208 20 novembre 2018

Cos'è l'analisi del sangue che rivela il cancro alle ovaie

È il sesto tumore più diagnosticato e la quinta causa di morte nelle donne: un gruppo di ricercatori australiani ha messo a punto un test in grado di rilevare il carcinoma in fase iniziale.

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Cancro Ovarico Analisi

Il cancro alle ovaie è il sesto tumore più diagnosticato tra le donne e la quinta causa di morte nella fascia di età 50-69 anni. Come se non bastasse, è un killer silenzioso, poiché caratterizzato da sintomi aspecifici. Finora, la totale mancanza di strumenti di prevenzione (come il vaccino o il pap test per il tumore della cervice) o test di screening precoce (come la mammografia per il tumore al seno) portava a una diagnosi tardiva in più del 60% dei casi, quando il tumore era già in stadio avanzato e le possibilità di guarigione si riducevano al minimo. C'è però una grande speranza oltreoceano appena arrivata dall'Australia: un team di ricerca dell'Università di Adelaide ha infatti messo a punto un rivoluzionario test del sangue in grado di rilevare il cancro alle ovaie in fase iniziale.

LA SCOPERTA

Tutto è partito dalla scoperta di una tossina batterica in grado di reagire con uno zucchero (glicano) che di fatto va a nutrire le cellulle malate del carcinoma ovarico, per poi essere rilasciata nel sangue delle donne affette dalla neoplasia. Una relazione pubblicata sulla rivista Biochemical and Biophysical Research Communications dall'equipe di ricercatori guidata dal direttore del Centro James Paton indica che il nuovo test ha individuato livelli significativi di polisaccaride del cancro in campioni di sangue di oltre il 90% delle donne con cancro alle ovaie del primo stadio e nel 100% dei campioni di fasi più avanzate della malattia, ma in nessuno dei campioni di controllo sani. «Il cancro alle ovaie è notoriamente difficile da individuare nelle prime fasi, quando vi sono più opzioni di trattamento e i tassi di sopravvivenza sono più alti», scrive Paton. «Il nostro test rappresenta quindi un punto di svolta». Un risultato che l'equipe medica spera di poter estendere presto su scala globale.

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