19 Novembre Nov 2018 1422 19 novembre 2018

Perché le figlie femmine cercano un partner simile al padre?

E come si fa a non restare incastrate in questo meccanismo reiterativo? Ne abbiamo parlato con due psicologi, che affrontano il tema secondo diversi approcci.

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Partner Simile Padre

Il padre è la prima figura maschile di cui ogni donna 'si innamora' da bambina, invidiandola inconsciamente alla propria madre a causa di quello che, secondo la psicanalisi di Jung, si chiama «complesso di Elettra» (la versione femminile di quello 'di Edipo' formulato da Freud). Anche quando non raggiunge un livello patologico, questo sentimento opera comunque a livello inconscio, orientando (non sempre positivamente) il modo in cui ogni donna adulta si rapporta con se stessa e con il partner che si è scelta. Come si fa a non cadere in questa «trappola»? Ne abbiamo parlato con due psicologi, che affrontano la questione secondo approcci differenti.

PERCHÉ TUTTE LE FIGLIE AMANO IL PAPÀ?

Il dott. Giorgio Quaranta si richiama al modello psicoanalitico freudiano, secondo il quale «ogni individuo durante l’infanzia tende istintivamente a identificarsi col genitore del proprio sesso e desiderare il genitore del sesso opposto», e quando da adulto sceglie un partner è come se facesse un rimpiazzo del genitore, cercando di sublimare attraverso il rapporto di coppia quel 'primo amore' irrealizzato, replicandolo e trasferendolo ad un altro oggetto 'legittimo'. Ma «se questa prima forma d’amore per il padre viene negata o elaborata in maniera non corretta, la ricerca di una compensazione può assumere forme autodistruttive». Non mancano esempi famosi, tra cui quello dell’attrice Lily Collins (figlia del cantante Phil Collins dei Genesis), che nella sua autobiografia racconta del complesso rapporto col padre, fonte per lei di una profonda insicurezza interiore e causa di disturbi alimentari; e quello della cantante Amy Winehouse, che parlando del padre in un’intervista ammise di aver sofferto da bambina per una distanza emotiva incolmabile, che avrebbe forse contribuito a spingerla, da adulta, in un percorso autodistruttivo fatto di bulimia, alcol, droghe e relazioni promiscue e travagliate (come quella col marito Blake Fielder Civil).

LA SCELTA DEL PARTNER: UN RIPIEGO?

Il dott.Roberto Callina segue l’orientamento psicodinamico adleriano, che supera la concezione pulsionale di Freud, per focalizzarsi sull’aspetto relazionale e sottolineare come l’attaccamento padre-figlia spinga quest’ultima a cercare nel futuro partner qualcosa che le ricordi il genitore. Lo psicologo spiega che «il padre è colui che ha il compito di insegnare la fiducia e infondere il coraggio necessario ad affrontare i compiti della vita», per questo sembra che la maggior parte delle donne tenda non tanto (o non solo) a cercare un partner con caratteristiche caratteriali simili a quelle paterne, quanto piuttosto a tentare inconsciamente di replicare, nelle relazioni sentimentali, le dinamiche sperimentate nel rapporto padre-figlia. Se questo è stato difficile, anche il modo di vivere in coppia potrebbe rivelarsi complicato; potrebbe accadere per esempio che se la figura paterna è stata poco presente o, al contrario, molto autoritaria, la scelta della figlia adulta tenda a orientarsi verso uomini egoisti e sfuggenti o, viceversa, possessivi e coercitivi.

*Nei casi più estremi capita che donne che da bambine sono state maltrattate dal padre, cerchino da adulte compagni violenti e a ricreare inconsciamente situazioni simili quelle della loro infanzia, o all’opposto scelgano uomini deboli e passivi rispetto ai quali essere loro in posizione dominante.

MODELLI FAMILIARI: QUESTIONE DI 'IMPRINTING'

La vita sentimentale di una donna adulta è condizionata non solo dal rapporto col padre (teoria dell'attaccamento) ma anche dalle dinamiche relazionali alle quali ha assistito in seno alla famiglia e che ha introiettato sin dall’infanzia. Entrambi gli esperti spiegano che «i modelli familiari costituiscono una sorta di «imprinting» emotivo, un modello di riferimento, dal quale dipendono le scelte in merito al tipo di partner e la tendenza a replicare i comportamenti osservati tra i genitori»; per esempio i figli di divorziati, tendono a sviluppare una visione dell'amore e della famiglia diversa rispetto a coloro che sono cresciuti con genitori molto uniti, i quali a loro volta possono essere spaventati dall'idea di non riuscire a replicare questo modello e di restare soli.

CREARE UN PROPRIO MODELLO

Secondo gli psicologi «per non restare intrappolati in un frustrante meccanismo reiterativo è necessario recuperare il proprio vissuto emotivo ed elaborare una modalità affettiva consapevole, evitando di rincorrere partner e stili relazionali simili oppure opposti rispetto all’esempio offerto dai genitori, per crearsi un modello affettivo e familiare personale». In alcuni casi per compiere questo percorso può essere necessario l’aiuto di uno psicoterapeuta, in grado di aiutare a costruire un proprio stile relazionale e un nuovo modo di amare. Purtroppo la tendenza di molte donne è sperare che sarà il futuro compagno ad aiutarle in questo senso. Ma è difficile che ciò accada se le motivazioni che le orientano verso un certo tipo di partner sono 'distorte' in partenza.

IL RUOLO MATERNO

Nella scelta del partner e nel modo di relazionarsi all’interno della coppia, conta molto anche l’esempio fornito alla figlia dalla figura materna: è lei il primo legame di attaccamento e la coprotagonista di un modello relazionale che può essere basato su parità e dialogo oppure conflitto, sottomissione, dipendenza. Per esempio nel caso in cui la madre non si sia mai opposta al marito autoritario, la figlia da adulta potrebbe assumere lo stesso comportamento, sentendosi sempre insicura, inadeguata, bisognosa di conferme da parte degli uomini. Viceversa potrà evitare le relazioni affettive o assumere comportamenti molto conflittuali (in casi estremi addirittura antisociali e distruttivi) verso tutte le figure che percepite come autoritarie, o tendere ad essere a loro volta coercitive verso compagni deboli e passivi.

SE IL PADRE NON C’È

Basandosi sugli studi sulle famiglie omogenitoriali, Callina sottolinea che «il benessere del bambino è dato dal senso di competenza e di sicurezza che gli deriva dalle relazioni con i suoi genitori, indipendentemente dal loro sesso. Per questo, dal punto di vista della salute e dello sviluppo psicologico, sociale, cognitivo e sessuale, non si riscontrano sostanziali differenze tra i bambini cresciuti in famiglie tradizionali piuttosto che con genitori omosessuali». Se la figura paterna è assente fin dalla nascita, la bambina potrà trovare nell’ambiente familiare esteso o sociale un’altra figura maschile adulta da introiettare come modello di riferimento. Se invece la perdita del padre avviene in una fase delicata della crescita o la sua lontananza è dovuta a separazioni mal gestite, questa assenza potrebbe causare problemi di autostima, ansia, senso di abbandono, paura di non essere amati, instabilità affettiva. In particolare per le figlie femmine può rappresentare una rinuncia forzata alla prima forma d’amore verso il sesso opposto e originare, anche in età adulta, un senso di tradimento verso il mondo maschile e di sfiducia nella coppia.

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