15 Novembre Nov 2018 1826 15 novembre 2018

La storia di Norma Cossetto rivive al cinema con Red Land

Nel 1943 la ragazza istriana, a soli 23 anni, venne violentata dai partigiani titini e gettata viva in una foiba. Il film di Maximiliano Hernando Bruno racconta la sua storia.

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Red Land Rosso Istria Film

Terra rossa, che segnala la presenza di bauxite nell’Istria. Lunghe distese di campi e, poco lontano, profonde cavità dove a regnare è il silenzio. Una ragazza che gira in bicicletta e che proprio in quelle cavità, le foibe, troverà la morte. È la storia di Norma Cossetto, una delle 11 mila vittime dei partigiani - guidati dal generale Tito – uccise negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, massacrate o gettate vive nelle foibe. A raccontare la sua vita è il film Red Land, prodotto da Venice Film in collaborazione con Rai Cinema e arrivato nella sale il 15 novembre con la regia di Maximiliano Hernando Bruno.

ACCETTARE LE FOIBE È ANCORA DIFFICILE

«Sono stanco che mi si chieda per quale motivo ho girato questo film. Sembra che per raccontare questa storia serva un motivo. La vera domanda dovrebbe essere perché finora nessuno lo aveva fatto. Il cinema è un mezzo potentissimo, deve dar voce a queste grida di morte e gridare insieme a loro. Fare questo film non è stata una scelta, ma un dovere», ha dichiarato il regista. Una spiegazione arrivata dopo le numerose critiche sul tema scelto e dopo l’accusa di revisionismo che in tanti gli hanno rivolto. Perché, quando si parla di violenze che provengono da forze di sinistra, spesso si pensa che sia un modo per assolvere gli eccidi compiuti invece da quelle di destra. Come già accaduto al cantautore Simone Cristicchi, autore dello spettacolo Magazzino 18 incentrato sul dramma degli esuli istriani, anche Bruno è stato tacciato di filofascismo. In realtà il film mostra un messaggio ancora attuale: la violenza genera altra violenza, da qualunque parte essa arrivi. «Se Satana pensa di poter peggiorare l’uomo è davvero ingenuo», commenta nel film il professor Ambrosin, interpretato da Franco Nero. «Sono 70 anni che veniamo 'violentati', che chiediamo giustizia ma ci considerano figli di un Dio minore. Avevamo perduto tutto e lo Stato italiano ci deve ancora quattro miliardi di euro, un debito di guerra mai pagato. Speriamo che il film susciti emozioni nella coscienza delle persone. Al ministero dei Beni Culturali abbiamo subito un'umiliazione terribile. Quando siamo andati con il produttore Alessandro Centenaro in Commissione, per illustrare il progetto, ci guardavano come appestati. Oggi chiediamo ancora giustizia raccontando una storia negata» è lo sfogo di Antonio Ballarin, il presidente di FederEsuli.

NORMA, SIMBOLO DI UNA VIOLENZA DIMENTICATA

«Oltre al dolore e la sofferenza della sua fine, ho voluto raccontare anche la gioia con cui aveva vissuto e la sua caparbietà nel credere, come tanti altri, che ci sarebbe stato un futuro», ha spiegato l’attrice genovese Selene Gandini che interpreta la protagonista. Norma Cossetto era figlia di Giuseppe, dirigente locale del Partito nazionale fascista, aveva 23 anni quando nel 1943 fu violentata da un gruppo di soldati titini e poi gettata viva nella foiba di Villa Surani, presso il paese di Visinada. Studiava Lettere e filosofia a Padova e lavorava come insegnante supplente. Mancava solo una cosa per coronare il suo sogno: la tesi finale. Norma aveva scelto il tema, la presenza di bauxite nel terreno istriano, e il titolo, ‘Istria rossa’ – nome a cui si richiama il titolo del film. Per completare la tesi la ragazza saliva in sella alla sua bicicletta spostandosi di paese in paese per trovare materiale e consultare le fonti. Ma la sua colpa, in una parte d’Italia frantumata e composta da sostenitori del regime e partigiani, era quella di essere figlia di un fascista. Fu con questa motivazione che Norma venne arrestata. Rinchiusa nella scuola di Antignana, fu violentata ripetutamente dai partigiani titini e gettata viva nella foiba. Il 9 dicembre 2005 l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le conferì la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria: « Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio».

«Fare questo film non è stata una scelta, ma un dovere».

Maximiliano Hernando Bruno
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