15 Novembre Nov 2018 0800 15 novembre 2018

Le cose da sapere sulla donazione del cordone ombelicale

 In occasione della Giornata Mondiale, tutto quello che bisogna sapere sull'importanza delle cellule staminali in esso contenute e su come fare la donazione per la cura delle malattie.

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Cordone Ombelicale Procedura

Istituita per la prima volta nel 2017, il 15 novembre torna la seconda edizione della Giornata Mondiale del Cordone Ombelicale, un'iniziativa nata per diffondere i grandi passi in avanti compiuti in campo medico grazie all'utilizzo delle cellule staminali presenti nel sangue cordonale e promuovere la donazione ad uso terapeutico. La data scelta per l'occasione non è affatto casuale: il 15 novembre del 1988, infatti, il piccolo Matthew Farrow - affetto da Anemia di Falconi - subì il primo trapianto di cellule staminali cordonali. Matthew all'epoca aveva 5 anni e venne curato grazie al sangue proveniente dal cordone ombelicale della sorella. Guarito completamente, oggi è uno dei principali sostenitori della causa. In Italia, però, c'è ancora poca informazione sul tema e una certa resistenza ai tabù: basti pensare che oltre il 95% dei cordoni ombelicali viene smaltito come rifiuto speciale. Un grave spreco che potrebbe essere scongiurato mettendo al corrente i genitori dell'importanza di conservare il cordone ombelicale subito dopo il parto.

PERCHÉ DONARE IL SANGUE CORDONALE

In realtà è un'imprecisione parlare di cordone ombelicale: non si dona né si conserva il cordone ombelicale, ma il sangue in esso contenuto. Che non tutti sanno essere ricco di cellule staminali emopoietiche: le stesse contenute nel midollo osseo e utilizzabili ai fini di trapianto per la cura di diverse malattie del sangue (comprese anemie, linfomi, leucemie). Una donna che decide di donare il proprio sangue cordonale offre dunque ad un paziente affetto da malattie ematologiche una concreta speranza di guarigione.

COME FARE LA DONAZIONE DEL CORDONE OMBELICALE

Si ha una doppia possibilità di scelta: donare il sangue cordonale ad una banca pubblica o presso una banca privata. Nel primo caso le future mamme possono recarsi presso una struttura ospedaliera che risulti accreditata come punto di raccolta (per conoscere quali sono si può consultare il sito del Centro Nazionale Sangue) e sottoscrivere un consenso informato. Da qui parte un piccolo iter che prevede l'esecuzione di un’anamnesi, esami del sangue (gratuiti) al momento del parto e dopo sei mesi per escludere la presenza di malattie infettive trasmissibili. Solo dopo questi esami il sangue cordonale è pronto per essere utilizzato nella cura dei pazienti affetti da malattie ematologiche. Nel secondo caso la donazione viene affidata una banca privata, quindi a pagamento, che provvede al trattamento delle cellule per un certo numero di anni mettendole a disposizione della famiglia laddove ce ne fosse la necessità.

TRE TESTIMONIANZE DI GUARIGIONE

La storia di Dominika

«Dominika è nata nel 1999, purtroppo con problemi di salute fin dalla nascita. A tre anni i medici le diagnosticarono una trombocitopenia, ossia la mancanza di proteine nel sangue. Mia figlia fu sottoposta a trasfusioni per due anni». Così esordisce la mamma di Dominika, oggi 19enne, che all'epoca soffriva di Anemia di Fanconi, una grave malattia che necessita il trapianto di midollo osseo per essere curata. I suoi genitori, dopo lunghissime ricerche, riuscirono a trovare alcuni potenziali donatori, ma le successive analisi di compatibilità li esclusero tutti, uno ad uno. Nel frattempo la madre di Dominika rimase incinta e questa fu la fortuna di sua figlia: nel gennaio 2010 nacque Kacper e si scoprì che le sue cellule staminali cordonali potevano essere trapiantate nel corpo di Dominika. A seguito del trapianto, eseguito un anno dopo nella clinica Pediatrica per il Trapianto del Midollo Osseo, Oncologia ed Ematologia della Wroclaw Medical University (Polonia), Dominika tornò finalmente a condurre una vita normale.

La storia di Milosz

Milosz è un bambino a cui fu diagnosticata, a pochi mesi dalla nascita, la malattia Istiocitosi. «Il primario di oncologia dove è stato ricoverato mio figlio, guardando la mia pancia mi ha detto che potevamo prelevare le cellule staminali del bambino che aspettavo, perchè potevano salvare Milosz». Grazie alla nascita del fratello di Milosz, nell'agosto 2010, fu infatti possibile prelevare cellule staminali dal suo cordone ombelicale. I medici informarono i genitori che la compatibilità tra i fratelli era perfetta e che il trapianto poteva essere eseguito. A distanza di 9 mesi dall'intervento Milosz risultava completamente guarito.

La storia di Veronica

«La gravidanza proseguiva in modo naturale. Il ginecologo non aveva individuato alcuna problematica. Veronica è nata con un parto naturale, era sana anche se un po' piccolina, infatti pesava poco più di 2kg». Così inizia il racconto della mamma di Veronica, una bambina a cui venne diagnosticata una forma di leucemia all'età di due anni. «Tutto è iniziato con la febbre che non passava; i medici inizialmente non si sono allarmati, sembrava la solita malattia dell’età infantile. Dopo 2 mesi la salute della bambina peggiorava e venne ricoverata in ospedale. Le fu diagnosticata la leucemia. Il mondo mi era crollato. Mi chiedevo in continuazione perché questo destino fosse toccato a me e alla mia bambina». Nel 2012 la madre di Veronica scoprì di aspettare un bambino. I medici le consigliarono di conservare il sangue cordonale, il quale fu prelevato al momento del parto e conservato presso la banca di Varsavia. A seguito dell'esame di istocompatibilità tra Veronica e suo fratello, si scoprì che le cellule staminali del sangue cordonale del fratello potevano essere utilizzate per curare Veronica. Il trapianto diede esito positivo. Oggi Veronica è una bambina guarita.

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